La terrazza dei sospiri

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«La terrazza dei sospiri» di Annachiara Mezzanini

Anita si sporse oltre la balaustra in ferro nero, sentendo premere nella pancia le punte acuminate della recinzione. Avvertì un leggero brivido salirle lungo la schiena piegata in avanti, farsi strada sulle braccia protette dal maglione pesante; i peli biondi le si rizzarono su tutto il corpo, la pelle increspata da quella nuova sensazione.

Lasciò divagare lo sguardo. I tetti alti della città, mai osservati prima da quella prospettiva. Il sole oltre le sue spalle stava già calando. Il pomeriggio di fine aprile appariva ovattato da quella luce calda, rassicurante, lontana. Guardò i palazzi arancioni e bianchi, le finestre dimenticate aperte da qualche inquilino, le tende ondulate e corte che segnalavano inequivocabilmente i bagni sparsi qua e là sulle facciate. Un uomo stava sciacquando una ciotola nel lavabo della sua cucina, e non avrebbe mai saputo che qualcuno, in un giorno dimenticato nel tempo, lo stava osservando. La nuca china coperta da corti capelli scuri, le spalle tonde, il busto a metà, il resto del corpo inghiottito dalla calce e dalla muratura. Sarebbe stata quella l’ultima immagine che avrebbe visto? 

Si riportò indietro, reggendosi con le mani alla ringhiera. Deglutì. Poi alzò una gamba oltre quella protezione fatta di sbarre dure e vernice. Appoggiò la punta del piede sul cornicione, ruotò il corpo e subito si ritrovò dall’altra parte con la presa sempre salda. Ora il sole la guardava in pieno volto, tramontando all’orizzonte tra lo stadio e le montagne. Il profilo di Napoleone la fece sussultare; un ricordo era riapparso e si era aggrappato tra le sue ciglia, rotolando sulla guancia, asciugandosi con l’aria. 

Fu in quel momento che la vide. Una macchia indistinta sul lato opposto della terrazza condominiale. 

Arrivò appena in tempo, afferrando Magda per la giacca lasciata aperta.

«Signora, ma cosa fa?».

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Redazione MM

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