Restare in equilibrio nel disordine

«Scusa il disordine» di Agnese Scapinello

6 minuti di lettura

Entrare nella vita di una persona che ha tra i venti e trent’anni significa inevitabilmente fare i conti con il caos esistenziale. È lo stesso spaesamento che si incontra leggendo Scusa il disordine di Agnese Scapinello (edito da 8tto Edizioni). Un libro che apre uno sguardo diretto su una generazione cresciuta nell’illusione di avere tutto a portata di mano e poi costretta a rivedere radicalmente le proprie aspettative.

Ci hanno insegnato che ogni cosa è possibile e che i sogni si possono realizzare. Con fatica, certo. Ma quella che un tempo sembrava una fase temporanea – l’incertezza, la precarietà – è diventata una nuova normalità. E così, più che combatterla, molti imparano a conviverci, trasformandola in un equilibrio fragile ma possibile.

E si rese improvvisamente conto che non le piaceva lavorare. Capì anche che il problema non riguardava l’impiego attuale, il precedente o quello che avrebbe svolto in un futuro più o meno prossimo. Riguardava il lavoro punto. Il lavoro in sé, il lavoro inteso nella sua globalità.
Una consapevolezza che la colpì come il tuono del temporale estivo, dopo settimane di caldo torrido. Non le piaceva stare seduta alla scrivania, sopportare le battute sessiste di Pelatino, quelle omofobe di Perfettino, quelle sessualmente promiscue di Gattina.
Ma, soprattutto, non sopportava l’incessante vociare di tutta la gang del bosco che in pausa pranzo, in quella caffè o nascosta dietro a un monitor a due scrivanie di distanza, commentava senza sosta
persone, animali, cose, città, senza nessuna sicurezza sulla veridicità delle informazioni, nessuna verifica delle fonti.

Avere trent’anni oggi è abitare una terra di mezzo. Non ci si può più permettere il lusso di sbagliare o cambiare direzione con leggerezza. Allo stesso tempo, però, si avverte la pressione di “sistemarsi”, senza però ricevere un reale supporto in questo percorso.

Scapinello racconta tutto questo attraverso brevi narrazioni, piccoli frammenti che, messi insieme, restituiscono un mosaico vivido del presente. La struttura ricorda uno scorrere continuo di contenuti, come una sequenza di video quotidiani che si susseguono uno dopo l’altro, seguendo un filo emotivo più che una trama lineare. Il lavoro, le relazioni, la costruzione dell’identità. Ogni ambito è attraversato dalla stessa instabilità, che non resta confinata ma si espande fino a toccare la dimensione più intima.

Leggi anche:
Vivere liberi in una prigione

«Scusa il disordine»: frammenti di vita quotidiana tra ironia e disincanto

Ogni capitolo richiama altri romanzi, film che raccontano lo smarrimento contemporaneo. Emergono temi centrali come la pressione alla performance, il senso di inadeguatezza e il maschilismo radicato nella quotidianità. Eppure, nonostante la profondità degli argomenti, la scrittura rimane scorrevole e vivace, attraversata da un’ironia sottile che alleggerisce senza mai banalizzare.

Curioso ricordar di tanto in tanto come in questa giovane vita io sia già stata un sacco di cose: barista, ambientalista, stagista, abitudinaria, ritardataria, nuova promessa della terra culinaria; tassista, tastierista, telecronista… e vi dirò di più, avrei avuto un futuro brillante se il ragazzino che mi piaceva alle media non mi avesse detto in tono perentorio che le donne non possono parlare di calcio. […]
Quando abbiamo ristrutturato casa mi improvvisai piastrellista,
Immaginando il futuro fui giurista, commercialista, editorialista […].
Comunista e conformista, rivoluzionaria e reazionaria; combattente, resistente, persistente, zecca rissa in una regione di prati sempreverdi.
Imprenditrice, disegnatrice, cospiratrice. […]
Studente, indipendente, irriverente. In più di un’occasione strafottente.
Pagante, stravagante, mica vacante.

È proprio questo tono a rendere il libro efficace e generazionale. Riesce a parlare di fragilità senza indulgere nel lamento, offrendo invece un ritratto lucido e riconoscibile di chi, ogni giorno, prova a mantenere un equilibrio possibile anche quando alternative concrete sembrano mancare.

Leggi anche:
Lavorare stanca

Agnese Scapinello, nata a Treviso nel 1996, è già autrice di Un diario senza giorni, firma il suo secondo romanzo. Scusa il disordine (acquista) è una lettura particolarmente indicata per chi si trova – o si è trovato – a navigare l’incertezza dei venti e trent’anni, tra lavori instabili, aspettative alte e percorsi tutt’altro che lineari.

Consigliato a chi ha capito che non avere tutto sotto controllo, a volte, è semplicemente umano. A chi non chiede più scusa per lo spazio che occupa, per il rumore che fa, per la rabbia che ogni tanto chiede di essere ascoltata.

Segui Magma Magazine anche su Facebook e Instagram!

Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine di JD Salinger, di Raymond Carver, di Richard Yates o di Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

Lascia un commento

Your email address will not be published.