Una nebbia che non si dirada mai del tutto

«La nebbia di Rio» di Sarvish Waheed

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la nebbia di rio

La nebbia di Rio di Sarvish Waheed (Accento Edizioni, 2026) è l’esordio narrativo di un autore reggiano che sceglie di raccontare la provincia emiliana senza utilizzare un lessico consolatorio. Sin dalle prime pagine di questo romanzo si avverte una tensione costante tra appartenenza ed estraneità, tra il bisogno di un luogo che ci somigli e la scoperta che nessun luogo – né Rio Saliceto né probabilmente il Pakistan delle origini del protagonista – riesce veramente a contenere ogni moltitudine. La trama in questo romanzo appare densa di conflitti, eppure riesce ad affrontare con lucidità il tema della violenza domestica.

Waheed, nato a Correggio nel 1989 da genitori pakistani, porta nella scrittura la doppia prospettiva di chi è cresciuto tra lingue e culture diverse, e ha vissuto a lungo tra Berlino, Dublino, Amsterdam e Londra prima di tornare in Emilia. Questo suo viaggiare produce nel testo tante eco differenti, creando con naturalezza un’opera che si muove tra romanzo di formazione, cronaca sociale e memoria familiare.

L’amicizia come unico punto fermo

Il libro si costruisce attorno al legame tra tre ragazzi – Raja, Laura e Giacomo – cresciuti insieme nel piccolo comune di Rio Saliceto. È una di quelle amicizie che attraversano gli anni senza spezzarsi, nemmeno quando Laura e Giacomo diventano una coppia e, più avanti, futuri genitori. È un rapporto che l’autore riesce in qualche modo a non idealizzare, pur restando saldo alle differenze che lo abitano: la merenda diversa, le scarpe false, gli sguardi degli altri bambini. Anzi, questo libro è lo spazio in cui le differenze sociali vengono trasformate in complicità piuttosto che in distanza.

Ma è un’amicizia messa alla prova dal presente: la gravidanza di Laura procede in un clima di crescente instabilità, perché Giacomo si rivela sempre più inaffidabile, travolto da alcol e dipendenze. Raja stesso fatica a restargli accanto, diviso tra il proprio lavoro in una cooperativa per famiglie in difficoltà a Reggio Emilia e la tenaglia costante di un passato che non lo lascia andare.

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Il segreto del padre

Il centro nervoso del romanzo è però un altro: la figura di Malik, il padre di Raja, presenza brutale che ha reso la casa d’infanzia un luogo di paura per il protagonista e per la madre Samina. Waheed non cede alla tentazione di spiegare o giustificare la violenza: la nomina con precisione, e lascia che si depositi nelle pagine come un evento che non si risolve, una stigmate che si abita.

Gli sembra di rivivere il male negli occhi di Malik, la nebbia di Rio.

È in questa immagine probabilmente – la nebbia come sostanza che avvolge il paese natale e insieme la memoria del padre – che il titolo del romanzo trova il suo significato più stratificato: Rio non è solo un luogo geografico, ma la zona d’ombra da cui Raja non riesce mai a uscire del tutto, per quanto tenti di allontanarsene.

Il viaggio verso le origini

Una delle sezioni più interessanti del romanzo è il viaggio che Raja compie in Pakistan insieme alla madre. È lì che il protagonista misura quanto sia ormai distante, culturalmente ed emotivamente, dal mondo da cui proviene, e quanto sia difficile comprendere la fedeltà che Samina continua a portare verso quella stessa origine che a lui appare sempre più estranea. Non c’è, in queste pagine, la ricerca consolatoria di un’identità ritrovata: c’è piuttosto la conferma di una doppia mancanza di appartenenza, che rende Raja straniero sia a Rio sia a Lahore. Un fatto questo che caratterizza se vogliamo le nuove generazioni: lo sradicamento verso il luogo d’origine, la sensazione di non-appartenenza.

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Un romanzo d’esordio che non cerca scorciatoie

La nebbia di Rio (acquista) appartiene a quella narrativa italiana contemporanea che sceglie di raccontare le periferiegeografiche ed emotive – con la veemenza della realtà. Waheed non offre a Raja una redenzione facile, né trasforma la sua storia in un manifesto: lascia che la domanda sulla possibilità di liberarsi dai segni della violenza resti aperta, pagina dopo pagina, fino all’ultima.

In un momento in cui la narrativa italiana emergente si interroga sempre più spesso su identità, provincia e trasmissione del trauma familiare, il romanzo di Waheed sceglie di partire dal concreto per restituire la complessità di ciò che quelle parole, spesso usate con troppa leggerezza, contengono.

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Ester Franzin

Lettrice incallita, amante della letteratura e della lingua italiana in tutte le sue declinazioni. Classe 1989, è nata in un paesino della Pianura Padana. Si è laureata in Storia dell’Arte a Venezia e poi si è trasferita a Rimini, nel cuore della Romagna. Ha frequentato la scuola Holden di Torino e pubblicato il suo primo romanzo «Il bagno di mezzanotte».

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