Nella serata di mercoledì 8 luglio si è svolta la seconda votazione del Premio Strega 2026. A trionfare in questa ottantesima edizione del premio letterario più ambito d’Italia è stato Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), ottenendo un totale di 190 voti. Einaudi aveva vinto l’ultima volta nel 2024.
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E poi non rimase nessuno
Lo Strega, che esiste dal 1947, viene assegnato ogni anno a un libro uscito tra il primo marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio di quello in corso. Prende il suo nome dal liquore Strega prodotto dalla Strega Alberti di Benevento, sponsor storico.
La serata finale si è svolta eccezionalmente in Piazza del Campidoglio a Roma – tradizionalmente avviene il primo giovedì di luglio, nel Ninfeo di Villa Giulia a Roma. È stata trasmessa in diretta su Rai 3 con la conduzione di Pino Strabioli e Gloria Campaner.
«Al netto del fatto che io non so tecnicamente sorridere e quindi mi sottraggo a questo impegno, perché ne verrebbe fuori un ghigno, un ictus poco adatto all’occasione. Sono molto emozionato, sono molto contento». Sono state le prime parole di Mari dopo la vittoria.
Ringrazio tutti i lettori che mi hanno sostenuto, tutti i lettori che non mi hanno sostenuto e che comunque ho conosciuto in questo tour piuttosto impegnativo, per usare un eufemismo. Ho conosciuto persone in Italia, in posti dove non sarei mai stato, credo, in vita mia; lettori che ho incontrato anche in Messico. Quindi sono grato alla Fondazione Bellonci per avermi dato questa opportunità. Ringrazio ovviamente tutta la casa editrice Einaudi e, in particolare, voglio ringraziare la mia agente Agnese Incisa, che ha avuto la folle idea di candidare il mio libro a questo premio. E ringrazio Vittorio Lingiardi, che mi ha presentato. L’ultimo ringraziamento, credo il più sentito, voglio tradurlo in un invito: raggiungermi qui sul palco a mia moglie e ai miei figli.
In ordine di voti presi alla seconda e ultima votazione, gli altri finalisti del Premio Strega 2026 sono stati:
- I convitati di pietra, Michele Mari (Einaudi) – nonché vincitore del Premio Strega Giovani 2026, con 190 voti. Leggi la nostra recensione.
- Platone. Una storia d’amore, Matteo Nucci (Feltrinelli), con 152 voti. Leggi la nostra recensione.
- La sonnambula, Bianca Pitzorno (Bompiani), con 84nvoti. Leggi la nostra recensione.
- Lo sbilico, Alcide Pierantozzi (Einaudi), con 78 voti. Leggi la nostra recensione.
- Donnaregina, Teresa Ciabatti (Mondadori), con 75 voti. Leggi la nostra recensione.
- Vedove di Camus, Elena Rui (L’Orma), con 64 voti. Leggi la nostra recensione.
A presiedere il seggio, Andrea Bajani – vincitore della scorsa edizione.
Degli 800 membri della giuria aventi diritto al voto, 643 hanno espresso la propria preferenza – ovvero circa l’80,4% degli aventi diritto. I membri erano così suddivisi: 460 Amici della domenica, 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, che contribuiscono alla formazione della giuria esprimendo ciascuno 7 giurati tra studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria.
Novità di questa edizione è il Premio Strega Deutschland. L’iniziativa intende rafforzare la diffusione della nostra narrativa contemporanea in Germania sostenendo lo studio dell’italianistica: un gruppo di 70 docenti e studenti di 8 atenei delle università di Augsburg, Bochum, Düsseldorf, Halle, Lipsia, Rostock, Saarbrücken e Treviri, coordinato dal professor Henning Hufnagel, ha letto e votato i libri della dozzina esprimendo tre preferenze che hanno contribuito a eleggere la sestina e nella seconda votazione a eleggere il vincitore. L’autore più votato dalla giuria del Premio Strega Deutschland è Alcide Pierantozzi e riceverà il riconoscimento in autunno presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino.
Il vincitore proseguirà lo Strega Tour toccando l’11 luglio Lonato del Garda, il 15 luglio Idroscalo (Puntasacra festival), 17 luglio Villasimius (Festival della Marina), 19 luglio Cervo (Cervo Ti Strega), 24 luglio Frascati, 25 luglio Vieste (Il Libro Possibile), 26 luglio Ugento, 5 agosto Marciana Marina all’isola d’Elba, 8 agosto Cortina d’Ampezzo (Una montagna di libri), a fine agosto a Benevento (Benevento Città spettacolo) e a fine settembre a Palermo (Logos).
Chi è Michele Mari, il vincitore del Premio Strega 2026
Michele Mari (nato a Milano nel 1955) è uno scrittore, saggista e accademico italiano, considerato una delle voci più originali della narrativa contemporanea. Laureato in Letteratura italiana, ha insegnato Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università degli Studi di Milano. La sua scrittura si distingue per la ricchezza linguistica, i riferimenti alla tradizione letteraria e l’intreccio tra autobiografia, fantasia e cultura pop. Tra le sue opere più note figurano Tutto il ferro della Torre Eiffel (2002), Cento poesie di amore a Ladyhawke (2007), Rosso Floyd (2010), Leggenda privata (2017) e Locus desperatus (2024). È uno dei più originali e stimati scrittori italiani in attività, ma non era mai stato candidato allo Strega prima di quest’anno.
Il suo ventitreesimo romanzo, I convitati di pietra ha vinto anche il Premio Strega giovani 2026. È stato proposto alla LXXX edizione del Premio Strega da Vittorio Lingiardi, con la seguente motivazione:
Mari inventa una scrittura spietata capace di pietas, tempera ogni parola senza manierismo, gioca con i vocaboli e ci fa giocare con loro […]. Ossessivo e toponomastico, intrapsichico e filmografico, «I convitati di pietra» è un romanzo nero che si fa gioco del tempo che passa.
Di cosa parla «I convitati di pietra»
In questo romanzo Michele Mari racconta la storia di una classe di ex compagni di liceo uniti da un patto che, con il passare degli anni, si trasforma in un’ossessione. Tutto ha inizio il 22 luglio 1975, a un anno dall’esame di maturità. I trenta studenti della III A del liceo Berchet di Milano decidono di versare ogni anno una quota in un fondo comune. Il patrimonio è destinato a crescere nel tempo e a essere diviso soltanto tra gli ultimi tre sopravvissuti. Un’idea insieme tragicomica e inquietante, che trasforma il trascorrere degli anni in una silenziosa competizione dove il principio è uno solo: mors tua, vita mea.
Con il succedersi delle morti, la coscienza dei protagonisti si deforma, lasciando emergere il lato più ambiguo e macabro dei rapporti umani. Mari costruisce così una riflessione sul tempo, sulla vecchiaia e sull’avidità, mostrando come anche i legami più profondi possano essere corrotti dall’attesa di un guadagno.
La sua scrittura è densa, rigorosa e raffinata, attraversata da un’ironia tagliente che non sfocia mai nel moralismo. L’umorismo nero si intreccia al grottesco, mentre l’invenzione narrativa procede per accumulo, fino a sfiorare l’eccesso. Ma dietro il virtuosismo stilistico emerge una domanda profondamente umana: se il premio consiste nel sopravvivere agli altri, cosa resta davvero della vita?
Retroscena del Premio Strega 2026
Su Substack, Beppe Cottafavi ha scritto che «Michele Mari si è ritrovato protagonista di una vicenda nella quale il testo è passato improvvisamente in secondo piano rispetto al paratesto». Ed è esattamente ciò che è accaduto.
Il “van-gate”, per così dire, riguarda lo scrittore Michele Mari e alcune frasi pronunciate durante un viaggio in pulmino del tour del Premio Strega, diretto verso Bisceglie.
Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, nel van Mari avrebbe espresso giudizi molto duri su Michela Murgia – scrittrice morta nel 2023 –, con riferimenti riportati dal Corriere della Sera in cui si parlava di una presunta connessione tra rabbia, carattere e aspetto fisico: «Era intransigente e violenta, perché era brutta e sfogava così la sua rabbia».
La scrittrice Teresa Ciabatti, presente durante la conversazione e legata a Murgia da un rapporto di amicizia, sarebbe intervenuta contestando quelle affermazioni, dando origine a un confronto acceso.
Mari, in una nota diffusa da Einaudi, ha negato di aver fatto riferimenti all’aspetto fisico, chiarendo di aver discusso solo di un vecchio episodio di incomprensione e ribadendo il carattere privato della conversazione.
Teresa Ciabatti ha atteso qualche giorno prima di precisare, attraverso l’ANSA: «Non c’è stato alcun litigio furioso, ma un confronto diretto di idee profondamente diverse. L’oggetto della conversazione era Michela Murgia. In seguito, Mari si è scusato dicendo che non era sua intenzione ferirmi».
Tra gli interventi più significativi c’è stato anche quello di Bianca Pitzorno. Nell’articolo pubblicato su Il Libraio ha colto l’occasione per riflettere su un tema più ampio, il diritto delle donne a essere giudicate per ciò che scrivono e non per il loro aspetto fisico:
Una dimostrazione di più che per gli italiani la scrittura delle donne ha poca importanza. O forse viene vissuta come minacciosa? Specie se la donna che si azzarda a scrivere è nubile, non ha un uomo al suo fianco, quindi si suppone che non conosca gli uomini, o forse è risentita perché nessun uomo l’ha voluta, nessun maschio l’ha giudicata attraente. Perché sono gli uomini che decidono se una donna è bella o brutta.
Ma cosa c’entra l’aspetto col saper scrivere bene, avere una visione del mondo profonda e saperla esprimere in modo artistico, saper ragionare e, nella vita pubblica, avere delle opinioni e sostenerle? C’entra, c’entra. Cosa ci si può aspettare di buono infatti da una persona frustrata?
Sulla vicenda è intervenuta anche la Fondazione Bellonci. Dopo un’immediata presa di posizione («In relazione a quanto riportato dalla stampa circa le dichiarazioni attribuite a Michele Mari, la Fondazione Bellonci ritiene ogni espressione denigratoria e ogni giudizio lesivo della dignità delle persone incompatibili con lo spirito del Premio Strega»), nei giorni successivi ha aggiunto che l’eventuale esclusione di Mari non è prevista dal regolamento del Premio, sottolineando che «il Premio è una competizione tra opere» e invitando a riportare l’attenzione sulla letteratura.
Una posizione che ha contribuito a ricondurre il dibattito entro i confini del Premio, dopo giorni in cui le polemiche avevano finito per oscurare i libri in gara. Fino alla serata finale, quando, durante gli incontri con gli autori, Teresa Ciabatti ha voluto ricordare Michela Murgia come «quella ragazzina che si è messa di traverso nella vita».
Ed è forse proprio da qui che vale la pena ripartire. Al di là delle polemiche, delle dichiarazioni e delle reazioni, al centro dovrebbe tornare ciò da cui tutto è iniziato: la letteratura. Perché, come ha ricordato Andrea Bajani aprendo la serata finale, il Premio Strega è «questa luce pazzesca che si accende sui libri e sulle solitudini». Ed è quella luce, oggi più che mai, che merita di restare accesa.
Immagine in evidenza: Michele Mari, vincitore della LXXX Edizione del Premio Strega. Fonte: https://www.premiostrega.it/. © MUSA

