Vivere in provincia e altre apocalissi

«Crunco» di Mauro Colarieti

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crunco di mauro colarieti

Che le opere di genere siano profondamente connesse a tematiche di genere e di sessualità è cosa ormai nota – basti pensare alla teoria dei body genres di Linda Williams, nonché al proliferare negli ultimi anni di prodotti culturali di genere che esplorano questioni legate all’omosessualità e alla femminilità, come Camp Miasma: adolescenza, sesso e morte (diretto da Jane Schoenbrun nel 2026) sul piano cinematografico, Le nostre mogli negli abissi (2023) di Julia Armfield e Amarsi in una casa infestata (2024) di Matteo Cardillo sul fronte letterario. L’esordio al romanzo di Mauro Colarieti edito Fazi, Crunco, rientra in questo nuovo canone: un romanzo in grando di combinare la realtà della vita di un giovane omosessuale nella provincia con l’imminente Apocalisse pronta a scatenarsi sulla Lezzago in cui si ambienta il romanzo.

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La tardo-adolescenza di provincia di Crunco

Enea Cruncotti, per gli amici Crunco, è un ventiduenne omossessuale e sovrappeso che vive assieme al padre macellaio a Lezzago, frazione di Como. Tra i due non vi è un rapporto sereno, a causa del tragico suicidio della madre e moglie, che ha costretto il giovane ad abbandonare gli studi universitari di fisica per aiutare il padre in macelleria. Nel piccolo paese in cui vive, in cui tutti si conoscono e i pettegolezzi girano veloci, Crunco ha una ristretta cerchia di amici: Andrea, una giovane persona non binaria di buona famiglia, che studia pianoforte al conservatorio di Milano e ha una relazione felice con un modello; Giuditta, amica dai tempi del liceo, ossessionata con l’occulto e fidanzata con Salvatore, il belloccio del paese con il quale Crunco intrattiene fugaci incontri sessuali all’insaputa dell’amica.

Le giornate di Crunco si alternano così tra una situazione familiare e lavorativa che gli sta stretta, un gruppo di amici verso cui prova gelosia o che attivamente sabota, e una vita sessuale attiva più per tenere alta l’autostima che per piacere personale. Tutto nella complicata e sola vita di Crunco cambia, però, quando una notte tutti gli abitanti di Lezzago fanno lo stesso sogno: un’esplosione enorme e apocalittica pronta a radere al suolo la città, localizzata proprio in casa di Salvatore. Premonizione di fine imminente o allucinazione collettiva? Nel mezzo di questa bizzarra situazione, Crunco sarà costretto a confrontarsi con la sua vita, con i fantasmi del suo passato e con la possibilità di un futuro migliore per sé.

Il centro nevralgico del romanzo

Crunco è un romanzo a due anime, diviso tra il racconto di un’omosessualità di provincia sofferta e sentita e l’anima di un romanzo di genere dai risvolti sovrannaturali. Queste due sezioni non sono autonome, ma si informano vicendevolmente: la realtà orrorifica e apocalittica in cui riversa Lezzago si avvicina alla crisi personale di Crunco, entrambe crescono d’intensità simultaneamente e si richiamano narrativamente. Il centro nevralgico di entrambe, come suggerisce il titolo, risiede nella figura del protagonista, Enea Cruncotti.

Il giovane originario del bergamasco viene colto in un momento di delicata trasformazione. Rientrato a casa dopo aver abbandonato l’università, Crunco si ritrova a fare i conti con una vita che gli sta stretta sia sul piano familiare sia sul piano delle relazioni amicali e sentimentali. Se rispetto alle prime si trova ancora incastrato tra il tragico trascorso della mamma che pende come una spada di Damocle sulla sua testa, sul piano della propria sessualità ha iniziato a emanciparsi dagli standard imposti dalla comunità omosessuale – che Crunco chiama la “casa dei sogni”.

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La Casa dei sogni di Enea Cruncotti

Restituita graficamente sulla pagina grazie a un disegno su Word (come ammesso dallo stesso autore nei Riconoscimenti del romanzo), la Casa dei sogni incornicia i paragrafi in cui il protagonista si confronta con il suo recente passato da ragazzo omosessuale che aderiva rigidamente ai canoni imposti dalla giovane comunità LGBT+ attorno a lui. Nella Casa dei sogni bisogna essere rigorosamente magri, effemminati, sempre attraenti e disponibili, con una presenza online curata e facilmente identificabile. Lo standard imposto dalla Casa dei sogni, di cui l* su* amic* Andrea rappresenta un ottimo compendio, sta stretto a Crunco, il quale decide dopo anni infelici di uscire dalla metaforica abitazione: in un corpo più rotondo ma al tempo stesso per lui più adatto, Crunco rifiuta la presenza sui social media, e rifiuta le regole dello standard che la vita omosessuale si è autoimposta all’interno dei propri circoli on- e offline.

Un viaggio introspettivo

Eppure, pur essendo lontano da regole sociali costringenti che li hanno asfissiato per anni, Enea è ancora lontano dal vivere una vita ideale per sé stesso. Egli ha difatti abbandonato i suoi studi universitari e la sua passione per il cinema al fine di rimanere con il padre solo, costringendosi a una vita di provincia che continua a stargli stretta, tra abitanti che si conoscono tutti tra di loro e rapporti da mantenere segreti, per evitare il giudizio altrui. Crunco rimane così incastrato in un’altra serie di aspettative sociali cui deve adeguarsi per poter sopravvivere nella provincia, perseguitato da dettami su come dovrebbe vivere la propria vita secondo gli altri, e non secondo se stesso e i suoi bisogni.

Mentre torno nel garage, vedo davanti a me il Crunco della vecchia casa. Mi guarda dall’alto in basso. Forse non sono cambiato così tanto, mi piace solo pensare di averlo fatto. Forse il problema della vita è che non importa quanto cambi, quanto aggiungi, quanto ti diversifichi dal te del passato: non smetti mai di tenerti dentro quello che eri, è un’eredità maledetta. È il tuo scheletro. E lo scheletro non puoi strapparlo via come erbaccia.

Il romanzo di Mauro Colarieti inquadra così la vita di un giovane che ha appena iniziato a scoprirsi e a trovarsi veramente, raccontando le difficoltà non tanto di iniziare questo percorso di autocoscienza, ma di perseverare nella ricerca di sé stessi. Quella di Crunco è la storia di un giovane che impara a smantellare tutte le sovrastrutture di una società cis-etero-normata che lo imprigionano in una vita che non vuole, che gli sta stretta. Attraverso l’aiuto di un improbabile nuovo amore che nel suo passato ha intrecciato un oscuro legame con la famiglia di Enea, Crunco affronterà un viaggio introspettivo prima ancora che materiale per scoprirsi fino in fondo e per imparare a costruirsi una vita fatta secondo le proprie regole, i propri valori, i propri bisogni.

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L’apocalisse della provincia

Parallelamente al dramma tardo-adolescenziale ed esistenziale del suo protagonista, Crunco articola una storia più marcatamente di genere. L’estate della scoperta e dei dubbi di Enea, difatti, è anche l’estate in cui Lezzago potrebbe esser rasa al suolo da un’apocalisse, come preannuncia il sogno collettivo di tutti gli abitanti della cittadina. Tale linea narrativa nel romanzo di Mauro Colarieti viene tratteggiata in modo misterioso ed ellittico: essendo calati pienamente nel punto di vista del protagonista, la voce narrante restituisce la sua visione di mondo, in cui la possibile distruzione del suo paese natio passa in secondo piano rispetto ai suoi problemi personali.

Questa scelta, tuttavia, non esplicita il potenziale narrativo e simbolico che tale sottotrama poteva avere in Crunco. Appare, infatti, immediatamente chiaro che il senso di apocalisse e di impotenza vissuto dal protagonista del romanzo si riverbera nella potenziale distruzione del suo paesino natale, eppure l’autore sceglie di mantenere sempre in secondo piano tale linea narrativa di genere, che appare ellittica nel corso della lettura. Nella seconda metà del romanzo, difatti, il protagonista scopre una serie di elementi bizzarri che non riveleremo in questa sede, inseriti nel romanzo ex abrupto, senza una vera spiegazione, che rimane abbozzata o, più spesso, direttamente ignorata.

Un romanzo immediato

Proprio questa scelta di mantenere ai margini della narrazione un elemento potenzialmente centrale come la dimensione di genere manifesta una certa inesperienza dello scrittore con la materia narrativa – un dato tutto sommato comprensibile in un’opera d’esordio. Un grande pregio emerge, nella lettura di Crunco, della prosa di Mauro Colarieti, ovvero l’immediatezza: la scrittura dell’autore non è lirica, è verosimile e perfettamente calata nel tono di voce di un giovane omosessuale di provincia. Crunco appare così come un romanzo che sfrutta la lingua per restituire l’angst, la rabbia, l’inedia, la noia, il vuoto esistenziale, la voglia di vivere e di morire al tempo stesso del suo protagonista. Colarieti si districa in frasi immediate e semplici, capaci tuttavia di restituire il tono di voce giusto per il romanzo e per il suo protagonista.

Guardo mio padre e vedo il mio futuro: un uomo grigio che squarta carni altrettanto grigie. Guardo mio padre e ho paura di riconoscermi.

Pur con qualche limite, Crunco (acquista qui) di Mauro Colarieti rimane comunque un esordio godibile e incisivo nel suo raccontare il disagio esistenziale di un giovane omosessuale che vive nell’inferno della provincia italiana. Spigliato, ironico e graffiante nella lingua, il romanzo scorre veloce – data anche la sua relativa brevità, 220 pagine circa – e intrattiene con un fondo d’intelligenza nel racconto di un periodo complesso della vita in cui tutto pare crollare su se stesso per il minimo problema; un periodo inevitabile della crescita che, con le persone giuste al proprio fianco, si supera a testa alta.

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Redazione MM

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