Angelo Scuderi è un autore messinese, giovane promessa della letteratura italiana contemporanea e del panorama dello Stretto, che ha pubblicato il suo primo romanzo Prima di dirsi addio per Castelvecchi nel mese di novembre. Solo all’apparenza si può definire un romanzo di formazione, poiché nel seguire le vicende dei protagonisti Leo e Beatrice si intrecciano delle vicende narrate con un occhio critico e spesso “violento”. Scuderi detiene già queste caratteristiche e costruisce delle sequenze narrative con una precisione maniacale, al punto da farle sentire sulla pelle del lettore.
Quando l’amore diventa contorto
Leo pensava a Beatrice che si spogliava, si toglieva tutto e correva verso il mare di Marinello, immaginava di raggiungerla di corsa e di prenderla fra le onde in un abbraccio.
Prima di dirsi addio pone al centro il rapporto complicato tra Leo e Beatrice, due ragazzi che si incontrano in Sicilia per poi spostarsi continuamente, nel tentativo di trovare stabilità e un posto sicuro nel mondo. Entrambi devono fare i conti con una memoria frammentata e con un rapporto travagliato, contornato da una serie di incertezze e momenti di delirio che investono il loro comportamento.
Ciò che li lega è un amore che sembra non voler arrendersi alla distanza e neanche ai classici limiti dettati dalla giovane età. Tuttavia, le loro fragilità si investono velocemente, in maniera così irruente che si inseguono per tutta la vita per poi ritrovarsi, ma non sono più gli stessi ragazzi di vent’anni.
Aveva cercato di richiamare alla memoria gli ultimi anni trascorsi. Aveva cercato risposte alle domande che Bea gli avrebbe posto, sì, mi sono laureato, ho vinto una borsa di dottorato, sì, vivo ancora dai miei. Sei felice, avrebbe chiesto Bea. Non me lo sono chiesto, avrebbe risposto Leo.
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La cifra stilistica di Angelo Scuderi
Pur essendo un romanzo d’esordio, Prima di dirsi addio è caratterizzato da una scrittura viscerale che sfugge dal canone della fiction. Nonostante abbia dichiarato di essere modernista nello stile, l’autore ha fatto in modo che tutti i personaggi seguissero il modo del comportamentismo. Non è stata una scelta banale, poiché il romanzo nasce dall’idea che la memoria influenzi il nostro essere nel mondo e il modo in cui ci raccontiamo, specialmente quando entrano in gioco le dinamiche dell’immaginazione e del sogno (tematiche su cui l’autore ha condotto una ricerca durante i suoi studi di dottorato).
Nelle vesti di narratore inaffidabile, Scuderi sembra voler proporre uno stile narrativo che in parte ricorda quello della generazione degli scrittori cannibali, presentando una scrittura che ritrae brutalmente la realtà e non si lascia andare a comodi cliché, facendo trasparire anche un’ispirazione verso autori rilevanti come Thomas Bernhard e Cormac McCarthy.
Generazione nomade
In Prima di dirsi addio l’autore riflette sulle proprie origini e sulla difficoltà di lasciare la propria terra in un’epoca in cui certi valori, un tempo sacri, si dissolvono. Leo cambia città continuamente: da Messina e nei luoghi di provincia fino a Milano per ritrovare Bea e prima di tutto sé stesso.
Questo è ciò che prova la generazione di ragazzi, nomadi subito dopo il diploma in cerca di fortuna per trovare un senso definito e un motivo per cui credere ed esistere nel mondo, anche se ciò comporta di separarsi dalla propria terra.
Quando furono di nuovo in auto, Leo aveva azionato i tergicristalli per ripulire il parabrezza dalla cenere e aveva detto, possiamo amare solo quello che non conosciamo, tutto quello che conosciamo davvero noi lo odiamo con tutto il cuore, questo è il nostro destino, diceva, quello del disprezzo, della denigrazione.
Disprezzare la propria città d’appartenenza anche se, in realtà, quest’ultima è una convenzione; denigrare una mentalità vecchia; odiare ciò che prima si amava. Se da una parte questo atteggiamento viene visto come forma di ribellione, dall’altra cela quel senso di rabbia di chi vorrebbe che le cose cambino ed è costretto a percepire indifferenza. Angelo Scuderi ritrae magistralmente questa condizione, firmando il manifesto di una generazione intera.
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Tra sacro e profano
Riguardo al credere, Prima di dirsi addio si regge sul binomio tra sacro e profano. In un’intervista l’autore ha dichiarato che, pur non avendo un rapporto stretto con la religione, i personaggi sono ossessionati dal sacro, fino al desiderio di distruggerlo.
Tutto ciò che è un valore in sé deve essere annientato, ma il sacro si oppone continuamente al nichilismo e alla disperazione attraverso le azioni dei personaggi: Leo si rifugia nella memoria famigliare e nel rapporto con il cugino Gian, una sorta di Virgilio contemporaneo che aiuta il protagonista a riflettere e a lasciarsi andare; Beatrice cade continuamente nel vortice dei suoi traumi mentre cerca di recuperare il rapporto con Leo, ma pure lei sembra non voler crederci fino in fondo e nel momento in cui avviene il distacco, cadono entrambi nel delirio che separa il sacro dal profano per unire in un’unica veste la rimembranza e l’oblio.
Leo, diceva Bea e si voltava in lacrime, la memoria è la promessa del tempo all’eternità e tu, semplicemente, mi hai dimenticato.
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«Amore che vieni, amore che vai»
Prima di dirsi addio (acquista) è un romanzo di amore, ma anche di dolore. Un sentimento che nel momento in cui si manifesta all’interno della storia rivela una serie di contraddizioni e verità, che Leo si trova ad affrontare per lasciare andare il ricordo, o forse è meglio dire l’illusione di esso su cui, inconsciamente, orbita senza trovare via d’uscita. Solo alla fine sembra avvenire lo scacco, ma le vite di Leo e Beatrice sembrano destinate a rincorrersi in un’altra vita e in un’altra storia, one more time come canta Nick Cave in Straight to you.
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