Scegliere se vivere da cadavere o da persona

«Purgatorio» di Ilaria Palomba

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«Purgatorio» di Ilaria Palomba

Purgatorio (Alter Ego Edizioni) è un romanzo autobiografico scritto da Ilaria Palomba, che con questa sua fatica consegna al lettore un memoir che dall’esperienza particolare passa all’universale con esistenzialismo, quindi letteratura e filosofia. Il libro riveste il ruolo di sfogo, ma anche di conforto, nel raccontare non semplicemente il tentativo di suicidio dell’autrice (sopravvissuta con enormi conseguenze sul suo corpo) e tutte le drammatiche vicissitudini a esso collegato, ma soprattutto una risalita difficile e tortuosa.

Che cos’è un Purgatorio?

Il titolo stesso rimanda all’intenzione primaria di questa scrittura: raccontare, in modo onesto e intenso, quanto si è vissuto in un processo di catarsi dato proprio dalla scrittura. Il riferimento al Purgatorio porta con sé, del resto, un peso simbolico e letterario immediato. Richiama quel luogo sospeso in cui le anime non sono dannate ma non ancora salve: «libertà va cercando, ch’è sì cara» (Purgatorio, I, 71) disse Dante. Infatti, la ricerca di questa libertà passa per il corpo, che per Palomba è un mix fra attesa e dolore.

Il centro di tutto è una metafora del dolore umano e della sua condizione mai semplicemente definitiva, ma in continua attesa di qualcosa. Il Pianeta stesso in cui viviamo è un Purgatorio, ma spesso ci troviamo all’Inferno, mentre siamo spinti dall’illusione di poter raggiungere il Paradiso. Questa triade è usata con maestria dalla scrittrice per definire il dramma di essere al mondo nella scelta obbligata di vivere, con la libertà che risiede solamente nel “come”. Lo stile di scrittura per descrivere tutto questo universo di paure, demoni e idiosincrasie è incalzante, veloce, con continui flussi di coscienza e frasi brevi, utili a rendere la lettura non statica né “melodrammatica”, ma onestissima.

Nel primo periodo in unità spinale, dopo ventidue giorni di rianimazione, ho questa magrezza spettrale, i capelli sfilacciati – tagliati maldestramente durante il primo intervento –, di fronte a me l’azzurro di una stanza enorme, e le donne con cui condivido il terrore. Piangiamo a turno, a turno ci facciamo forza dicendoci: Recupererai l’uso delle gambe, oppure andrà bene lo stesso. D’altronde tutto deve andarci bene, non siamo noi a decidere. È come lanciare i dadi nel vuoto, e aspettare il responso delle stelle. Abbandono il campo ripetutamente, nonostante abbia ricevuto un dono – mi chiamano “miracolata” –, non sopporto le parti mancanti, quelle non innervate e non autonome. Vivere è un Purgatorio senza uscita, neanche la morte è vera, non si può fuggire da nessuna parte. Ogni porta è sbarrata. Vivere è un obbligo cui non posso sottrarmi; devo solo scegliere se farlo da cadavere o da persona. Le mie gambe si deformano in dipinti cubisti; sono lasche e poi magrissime a seconda della prospettiva da cui le si osservava. Come posso imparare a camminare in questo corpo estraneo?

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La componente autobiografica

Purgatorio si presenta come un memoir, ma la sua natura supera il dato confessionale. Palomba ripercorre i mutamenti del suo corpo, della psiche e della sua vita alla luce di tutte le sue difficoltà e lo fa utilizzando un presente sempre vivo, come se raccontasse direttamente al lettore. La narrazione, quindi, non è mai mero documento e neppure uno sfoggio di “spettacolarizzazione” della sofferenza, che ultimamente tanto piace a certi lettori. Nelle pagine di Purgatorio emerge, invece, l’urgenza di costruire attraverso la scrittura un percorso con il lettore e con sé stessi.

Per questo motivo in tale recensione non è necessario menzionare gli avvenimenti: la naturalezza con cui viene raccontato ogni demone è più importante del demone stesso, poiché ciò avviene con una potenza filosofica e scrittoria invidiabile, dove corpo e mente si intrecciano continuamente. Il corpo pieno di cicatrici simboleggia anche la rabbia, la frattura interiore, la perdita di identità.

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Un Purgatorio tra filosofia, amore e morte

Nel trattare grandi temi dell’esistenza, Purgatorio (acquista) regala anche frammenti di narrazione d’amore che, però, è spesso un demone anch’esso, un girone dell’Inferno in quanto non dono ma dipendenza, affettiva ma anche sessuale. In tal senso è una forza divoratrice che più che accendere divora, così come diversi rapporti umani come quelli familiari. È un furore che preclude, apparentemente, alla protagonista la possibilità di andare avanti; eppure siamo in Purgatorio, non si deve per forza andare avanti verso un Paradiso ma vivere quella stessa attesa.

La vita per la scrittrice appare la più estrema manifestazione dell’assurdo e dell’indefinito, ma già in questo assurdo si ritrova una forma di definizione. Così l’autobiografia cessa di essere solamente tale e diventa dolore universale, una testimonianza radicale di fragilità e di sopravvivenza. Tutto dentro un Purgatorio terrestre a cui tutti siamo condannati e destinati.

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. Ha un master in giornalismo, è docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale. Autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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