Kafka ritrovato: i racconti nella nuova edizione Einaudi

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«I racconti» di Franz Kafka

Con la nuova edizione dei Racconti di Franz Kafka, Einaudi offre ai lettori la grande opportunità di tornare alle radici del tormento e dell’immaginario di un autore complesso quanto rivoluzionario. Curata da Daria Biagi, la raccolta propone un percorso unitario attraverso la prosa breve di Franz Kafka, con anche scelte di traduzione coraggiose che già hanno fatto discutere.

Il volume non offre soltanto i testi più celebri: ripercorre la complessità del lavoro di Kafka come narratore complesso, partendo dai primi esperimenti giovanili fino ad arrivare alle due evoluzioni narrative più mature.

L’immaginario “kafkiano”

Franz Kafka è un autore celebre per la prosa vertiginosa e per le concezioni della vita fortemente pessimiste e paradossali. Da qui l’aggettivo “kafkiano” adoperato per indicare situazioni difficilissime da risolvere o addirittura da comprendere. Fin dalla spiritosa battuta di Aldo Baglio in Chiedimi se sono felice, quando si chiede «Ma di preciso, questo Kafkian, chi è?», forse anche noi ci chiediamo chi sia davvero Kafka, cosa voglia comunicarci e soprattutto come intenda farlo. Anche per questo, rileggere i suoi racconti ci consente di penetrare all’interno del suo linguaggio, fondamentale veicolo del suo pensiero.

Una lingua restituita alla sua precisione originaria: Kafka non è, nonostante i paradossi che caratterizzano le sue opere, un autore astratto o difficile da comprendere. Nel filo sottile tra realtà e fantasia, la concretezza del linguaggio è fondante. Nei racconti in particolare si vive una tensione costante tra ciò che è possibile spiegare e ciò che improvvisamente sfugge alla logica umana. Come gli umiliati e offesi di Dostoevskij, i personaggi kafkiani stanno al confine tra cosa potrebbero ottenere e cosa li umilia, nel loro caso l’assenza di razionalità della vita. La nuova traduzione di Biagi si misura con questo equilibrio, scegliendo con moderazione le parole da tradurre con una grande precisione filologica.

L’immaginario kafkiano si esprime in maniera ambigua oscillando fra comicità e angoscia, difficili da rendere in italiano. Come spiega Daria Biagi nell’introduzione:

Il mantenimento della tensione tra le diverse istanze narrative non è meno rilevante: quando la faglia tra posizione dell’autore, del narratore e del personaggio viene rinchiusa in, magari per un involontario effetto della traduzione, e il lettore è dunque spinto a prestar fede alla voce del narratore, ad aderire alla sua prospettiva, di comico non resta più nulla, l’angoscia prevale, e con essa il senso di soffocamento. […] Kafka ci fa sentire distanti e implicati allo stesso tempo, ci mette nelle condizioni di comprendere entrambe le posizioni, e ci obbliga a ricordare che nessuno di noi può chiamarsi del tutto fuori.

La metamorfosi come trasformazione

La scelta che ha fatto più discutere all’interno di tale raccolta riguarda il titolo del racconto forse più celebre di Franz Kafka: La metamorfosi, che qui leggiamo chiamata con il titolo di La trasformazione. Si tratta di un lavoro emblematico non solo del pensiero, ma anche della vita dell’autore: è possibile riconoscere nella storia e soprattutto nella famiglia di Gregor, il protagonista, alcune inquietanti caratteristiche dell’atteggiamento della famiglia di Kafka. Non solo: Praga, con la sua cupezza, rappresenta uno sfondo fondamentale di questo racconto. Tutti abbiamo conosciuto La metamorfosi con questo titolo, siamo stati abituati a identificarla così e pertanto la scelta di modificarne il titolo può suscitare nel lettore non poco smarrimento.

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Nell’introduzione al testo, tuttavia, la motivazione è presto rivelata: la trasformazione come titolo rimanda non solo alla metamorfosi del protagonista in insetto, ma anche a tutte le trasformazioni che avvengono intorno a lui a livello relazionale. Rende, secondo Biagi, ancora più evidente questo aspetto familiare e relazionale intorno a lui e pertanto come traduzione è più efficace, benché sia una traduzione fuori dalla tradizione, per fare un gioco di parole.

Come osserva Massimo Cacciari nel saggio che conclude la raccolta, l’intera opera di Kafka è una «meditazione intorno al complesso di aporie che stiamo cercando di svolgere». Questa disperazione si evince nel nuovo importante titolo conferito alla Metamorfosi: la trasformazione, che non è solamente quella fisica, bensì interiore e anche esterna, influenza non solo il microsistema della persona, ma anche il macrosistema e l’esosistema, per citare Bronfenbrenner. Anzi, nel racconto di Kafka la trasformazione fisica passa quasi in sordina: per il protagonista è più importante arrivare in tempo al lavoro, per i suoi familiari non essere turbati nella loro quotidianità. È la trasformazione capillare di un sistema che ingabbia e ferisce (o che umilia e offende, per citare ancora Dostoevskij).

I racconti di Kafka e i paradossi dell’umanità

Pur spiccando La trasformazione come racconto più celebre e anche dal titolo modificato, la raccolta presenta in generale tutti gli elementi più fondanti del pensiero kafkiano, espresso nella sua più grande peculiarità. Ci sono racconti, come Un fratricidio, che suonano quasi come Il lampo di Pascoli: un’illuminazione inquietante e improvvisa, dove nella brevità comunque si rivela una verità e un’aderenza alla realtà validissime e infallibili. Ciò soprattutto nei racconti della maturità, mentre colpisce la sezione degli Abbozzi e frammenti per la grande introspezione e forza dei punti di vista. I personaggi dei Racconti di Kafka (acquista) sono spesso inquieti, paradossali, e soprattutto soli.

Destinati a cercare in loro stessi risposte che non trovano, a rimanere “sulla soglia” (come il titolo del saggio di Cacciari nella raccolta) ad attendere qualcosa, a inseguire un linguaggio che non dominano, quasi come cani.

Con le mie domande incalzo ormai soltanto me stesso, cerco di farmi eccitare dal silenzio che, solo, continua a rispondermi tutt’intorno. […] Quanto a lungo lo sopporterai, questa è al di là di ogni singola domanda la vera domanda della mia vita; posta solo a me stesso senza mai disturbare nessun altro. Purtroppo a essa so rispondere più facilmente che alle singole domande: intendo resistere fino al termine naturale della mia vita, alle inquiete domande si oppone sempre più la quiete dell’età. Probabilmente morirò sereno in silenzio, avvolto nel silenzio, e quasi lo aspetto rassegnato. – Indagini di un cane

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Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. Ha un master in giornalismo, è docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale. Autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

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