Attraverso le opere di Yukio Mishima

12 minuti di lettura
«Confessioni di una maschera» di Yukio Mishima

Yukio Mishima (1925-1970) è stato uno degli scrittori più importanti della cultura giapponese. Capace di combinare una prosa apparentemente semplice con un simbolismo efficace, fu comunque una figura controversa, secondo molti troppo estremista politicamente. Noto per aver compiuto il seppuku, il suicidio rituale dei samurai, in diretta televisiva durante l’occupazione del ministero della difesa, fu invece particolarmente apprezzato da alcuni, come da Alberto Moravia che lo definì un “conservatore decadente”.

Mishima è una figura che mette difficilmente d’accordo tutti, se pensiamo che in teoria è un conservatore; anche ai più conservatori, però, risulta difficile apprezzarlo appieno per via della sua bisessualità, nonostante fosse anche un inguaribile nazionalista, vicino secondo molti a Gabriele D’Annunzio o Oscar Wilde, di cui comunque fu un fervente lettore. Immergersi all’interno delle opere di questo autore è complicato quasi quanto la sua figura, ma proviamo a raccontarne alcune.

La mascherata della società

L’opera forse più sincera di Mishima è Confessioni di una maschera, che racconta in maniera profondamente onesta la comprensione da parte dell’autore della sua omosessualità (in realtà bisessualità) attraverso un alter ego di nome Kochan. I concetti fondanti di quest’opera risiedono nella falsità della società, vissuta come una “mascherata” dove nessuno può essere sé stesso, ma è costretto a interpretare un ruolo. Ciò si lega comunque alla formazione della propria personalità attraverso il corpo e l’arte, che rivelano invece la nostra vera natura. Evidente in ciò l’ispirazione da Oscar Wilde da parte di Mishima. Raccontando la presa di coscienza del protagonista del suo orientamento sessuale, l’autore passa inoltre per la fase della pubertà, profondamente legata alla scoperta del proprio fisico e della sessualità.

Leggi anche:
Perché (ri)leggere «Il conformista» di Alberto Moravia

Il romanzo è pregevole non solo per la qualità della narrazione, caratterizzata da uno stile onesto, diretto e profondamente erudito seppur scorrevole, ma anche per i riferimenti artistici e letterari, che passano da Oscar Wilde fino a Guido Reni, il cui San Sebastiano trafitto dalle frecce è uno degli elementi chiave che permetteranno al protagonista di comprendersi. La mediazione dell’arte nella formazione e scoperta dell’individuo, insieme con la sessualità, sono elementi cardine dei romanzi di Mishima. Come nel Maurice di Edward Morgan Forster, la presa di consapevolezza di sé sessualmente passa per senso di colpa, rifiuto, costrizione. La finzione cui Kochan è costretto colpisce per la straordinaria attualità, in quanto è costretto a ostentare invece una forzata mascolinità, in linea con i dibattiti odierni riguardo all’omofobia e alla crisi dell’io in tal senso. Allo stesso modo, la prosa raffinatissima riflette già da sola sull’idea di bellezza e di erotismo. Il significato del romanzo si può sintetizzare attraverso la citazione che viene riportata in esergo nell’edizione Feltrinelli:

La bellezza è una cosa terribile e paurosa. Paurosa, perché è indefinibile, e definirla non si può, perché Dio non ci ha dato che enigmi. Qui le due rive si uniscono, qui tutte le contraddizioni coesistono. Io, fratello, sono molto ignorante, ma ho pensato molto a queste cose. Quanti misteri! Troppi enigmi sulla terra opprimono l’uomo. Scioglili, se puoi, e torna salvo alla riva. La bellezza! Io non posso sopportare che un uomo, magari di cuore nobilissimo e di mente elevata, cominci con l’ideale della Madonna e finisca con l’ideale di Sodoma. Ancora più terribile è quando uno ha già nel suo cuore l’ideale di Sodoma e tuttavia non rinnega nemmeno l’ideale della Madonna, anzi, il suo cuore brucia per questo ideale, e brucia davvero, sinceramente, come negli anni innocenti della giovinezza. No, l’animo umano è immenso, fin troppo, io lo rimpicciolirei. Chi lo sa con precisione cos’è? Lo sa il diavolo, ecco! Quello che alla mente sembra un’infamia, per il cuore, invece, è tutta bellezza. Ma c’è forse bellezza nell’ideale di Sodoma? Credimi, proprio nell’ideale di Sodoma la trova l’enorme maggioranza degli uomini! Lo conoscevi questo segreto, o no? La cosa paurosa è che la bellezza non solo è terribile, ma è anche un mistero. E’ qui che Satana lotta con Dio, e il loro campo di battaglia è il cuore degli uomini. Già, la lingua batte dove il dente duole…E ora veniamo al fatto. Ascolta.

– Fëdor Dostoevskij, I fratelli Karamazov

Yukio Mishima: la musica, la sete d’amore e la virtù

Sentiva nel suo intimo qualcosa brillare ed espandersi, qualcosa con una forza fisica, corporea, che emergeva dalla fanghiglia della sua incertezza e della sua instabilità. Nella vita umana vi sono alcuni istanti in cui è lecito credere che tutto sia possibile: in istanti simili si riesce a gettare uno sguardo a molte cose solitamente invisibili agli occhi umani: quando istanti simili si sono adagiati in fondo alla memoria essi possono occasionalmente essere riportati in vita affinché ci suggeriscano di nuovo la stupefacente abbondanza di sofferenze e di gioie di cui è colmo il mondo. Nessuno può evitare questi attimi fatali né può evitare l’infelicità di aver visto qualcosa di cui i suoi occhi non avrebbero potuto sostenere la visione
– Yukio Mishima, Sete d’amore

Nella liricità della sua prosa, Mishima racconta con profonda enfasi la sessualità, a volte anche animalesca, dell’individuo. Ciò coinvolge sia l’uomo sia la donna: ne La scuola della carne così come in Una virtù vacillante e in Sete d’amore, tra gli altri, è viva non solo la tensione, ma proprio l’attualizzazione più vivida del desiderio erotico, sovente anche animalismo, ma descritto sempre con raffinatezza ed eleganza. I motivi che avvicinano le persone all’eros sono molteplici: la noia, il bovarismo (soprattutto per le donne), il desiderio di vicinanza e comprensione.

Leggi anche:
Nell’ombra della solitudine

L’ossessione per la virtù che la società giapponese impone viene spesso sfidata soprattutto da donne dal forte carattere oppure, sebbene con un temperamento diverso, da donne con una grande capacità di amare e una forte intelligenza emotiva. L’uso di simboli consente al lettore di immedesimarsi senza alcuna vergogna: ad esempio l’orgasmo in Musica viene addirittura paragonato alla capacità di sentire la musica, intrecciandosi anche alla terapia psicoanalitica. Infatti, l’erotismo è sempre legato all’introspezione dei personaggi, di cui Mishima fu un grande maestro.

Uno dei lavori più completi di Mishima in tal senso e non solo è la tetralogia Il mare della fertilità, il cui titolo riprende il Mare Fecunditatis, nome di un mare lunare di 909 km di diametro sul lato visibile della Luna. L’eros è un simbolo molto forte all’interno dei quattro romanzi (Neve di primavera, Cavalli in fugaIl tempio dell’alba e La decomposizione dell’angelo), legato però qui anche alla caducità della vita e alla morte, un tema che ossessionò Mishima fino alla fine. Lo stile si distingue per essere a tratti lirico e intenso, altre volte quasi glaciale.

Tra Sole e Acciaio

Mishima fu uno scrittore esattamente versatile: non solo romanzi, ma anche opere teatrali e saggi. Il più noto è Sole e acciaio, uno dei testi più rivelatori del suo pensiero. Si tratta di un saggio autobiografico dove si presentano temi approfonditi anche nei romanzi. L’autore, come in Confessioni di una maschera (acquista), racconta un percorso fatto di autoconsapevolezza acquisita anche attraverso il corpo: il culturismo e l’arte marziale del kendō occupano uno spazio fondamentale in questo saggio.

Il titolo vuole contrapporre il Sole, che è simbolo della vita e dell’energia, all’acciaio, simbolo invece della disciplina. Questa antitesi può ricostruire benissimo la tensione vitale del pensiero di Mishima tra la vita e la morte, la fragilità e la resistenza. L’impossibile equilibrio tra la parola, foriera di limiti sostanziali e l’azione, così come tra l’arte e la vita.

Mentre siamo in attesa dell’assoluto, che non sappiamo neppure quando arriverà, il vuoto progressivo, che ignoriamo quando finirà, è la vera stoffa dipinta delle parole: infatti esse sporcano e tingono il vuoto, come una seta dipinta yūzen, risciacquata con l’acqua ancora limpida del fiume di Kyōto, e gli imprimono colori e figure eleganti, che non possono più essere ritinte e, così facendo, consumano completamente il vuoto, di istante in istante, e a ogni attimo si fissano sino a quando, alla fine, rimangono indelebili.

– Yukio Mishima, Sole e acciaio

L’indagine operata qui, come in altri saggi e romanzi, riguarda l’esistenza dell’uomo e il suo rapporto con il corpo, sempre in bilico tra il Sole e questo acciaio.

Segui Magma Magazine anche su Facebook e Instagram!

Silvia Argento

Nata ad Agrigento nel 1997, ha conseguito una laurea triennale in Lettere Moderne, una magistrale in Filologia Moderna e Italianistica e una seconda magistrale in Editoria e scrittura con lode. Ha un master in giornalismo, è docente di letteratura italiana e latina, scrittrice e redattrice per vari siti di divulgazione culturale. Autrice di due saggi dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e "La fedeltà disattesa" e della raccolta di racconti «Dipinti, brevi storie di fragilità».

Lascia un commento

Your email address will not be published.