Seconda metà dell’Ottocento. In via del Fiore Rosso, al numero 7, nella piccola cittadina sarda di Donora, si assiste a un continuo via vai di nobildonne. Nessuna, però, desidera far sapere di frequentare quel luogo. Tutte hanno letto sul giornale locale l’annuncio di una certa Sonnambula, che offre le proprie abilità nel magnetismo per predire il futuro o, molto più spesso, per svelare verità del presente. È così che ha inizio la vicenda di Ofelia Rossi, protagonista del romanzo di Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani, 2025).
In questo romanzo l’autrice costruisce una storia nella quale si intrecciano mistero, crescita personale e ricostruzione storica. Attraverso la vicenda della protagonista e delle persone che la circondano, la storia offre uno spaccato vivido della seconda metà dell’Ottocento, un periodo attraversato da profonde trasformazioni sociali e culturali, ma anche da complesse contraddizioni. In un mosaico di confidenze, lettere, pagine di diario e anche di silenzi, si dipanano le vite delle persone con cui la giovane protagonista entra in contatto e che, a modo suo, aiuterà. Il romanzo è stato candidato al Premio Strega 2026 su proposta di Roberta Mazzanti, con la seguente motivazione:
Non chiedetevi a quale genere appartiene questo romanzo, ma abbandonatevi al piacere di una narrazione che Bianca Pitzorno mantiene in equilibrio tra realtà e invenzione: come un’acrobata tra romanzo picaresco, sentimentale, fantastico e storico, riattraversa tradizioni popolari e colte, ne ribalta le convenzioni e ci trascina in una sarabanda sorprendente, dove ogni frammento si fonda su un dato storico e si fonde con l’invenzione romanzesca. […] Geniale è la rappresentazione della relazione fra la Sonnambula e le sue clienti come una “terapia di parola”: forse nessun potere sovrumano, ma la capacità di ascoltare e trarre consigli preziosi. Così il lettore sospende l’incredulità di fronte a personaggi reali più fantastici degli inventati, fino al lieto fine che rovescia i ruoli di genere nella libertà nomade del circo.
Un’identità da ricostruire
Nessuno sa quasi nulla di Ofelia Rossi nella cittadina di Donora. È lei in primis a proteggere gelosamente la propria identità, attenta a non svelare a nessuno né i dettagli della propria vita privata né il suo passato misterioso. Le sue giornate sono scandite dal ritmo regolare, tra visioni inattese e il difficile compito di reinventare sé stessa. Infatti, fin da bambina ha sofferto di improvvisi e inaspettati svenimenti e vertigini, dai quali si risvegliava con visioni dal futuro. Questo però non è un talento che può mettere in mostra con sicurezza o orgoglio, ma è un fardello difficile da sostenere e al tempo stesso un enigma: incombe sulla sua vita e al tempo stesso orienta il suo cammino, senza però permetterle di averne il controllo o saperlo comprendere.
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In una società sospettosa e chiusa verso ciò che non può trovare una spiegazione razionale e verso le donne, Ofelia si trova a fare i conti con questo “dono” e la sua ingenuità. Intrappolata in un matrimonio infelice, fatto di soprusi, vessazioni e di miseria, si trova a dover fare una scelta radicale: abbandonare la propria vita precedente e cercare la rinascita. Costruire un’identità nuova, un nuovo nome, libera finalmente di poter essere lei stessa. È così che dopo lunghi spostamenti, cambiamenti e nomi sempre nuovi arriva a Donora, dove apre il proprio salotto e accoglie chi ha bisogno di scoprire qualcosa sul proprio futuro, o molto più spesso qualcosa del proprio presente.
Perché di una cosa almeno Ofelia era certa grazie alla sua esperienza degli ultimi anni: se una persona era disposta a pagare cinque lire a una sconosciuta per conoscere il proprio futuro, certo nel suo passato almeno un segreto doveva esserci. E, a dirla tutta, era anche sicura che tutti, ma proprio tutti abbiamo qualche segreto. E che quel segreto prima o poi abbiamo bisogno di condividerlo con qualcuno.
Tra positivismo e superstizione
La seconda metà dell’Ottocento è l’epoca del Positivismo, della fiducia nella scienza, nel progresso, ma sopratutto nella razionalità. Nel romanzo di Pitzorno questa mentalità moderna convive credenze popolari e superstizioni che continuano a influenzare profondamente la vita quotidiana.
Non è un caso se le pratiche dello spiritismo trovano terreno fertile proprio in quest’epoca. Guardata con sospetto dai cittadini di Donora, Ofelia al tempo stesso nella dimensione privata viene ricercata per le sue doti di previsione del futuro, o ancora per comunicare con i morti. Molte donne, ma anche uomini, spesso nascosti dietro un’identità femminile. I personaggi oscillano continuamente tra spiegazioni scientifiche e timori irrazionali: ammettere di coltivare speranze, timori e domande che escono dal solco della normalità rappresenta uno stigma sociale.
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Nonostante questo, Ofelia riceve ognuno di loro per cinque lire e le lettere e le suppliche, ma quello che mette in scena per loro non è uno spettacolo di magia per stupire o lasciare a bocca aperta, ma semplicemente l’atto dell’ascolto. Ofelia pratica l’arte dell’accoglienza, dell’ascolto con gentilezza. Nel suo salotto non giudica nessuno di loro: ascolta le loro storie, rimette insieme i pezzi, con compassione e placa i dubbi e permette loro di tornare a vivere.
Essere donna nell’Ottocento
Un altro aspetto fondamentale del romanzo riguarda le regole che regolano i rapporti tra uomini e donne. Nell’Ottocento il comportamento femminile è sottoposto a un controllo rigidissimo: una donna deve mostrarsi riservata, composta e rispettabile, perché anche il minimo scandalo può comprometterne la reputazione. Ofelia tutto questo lo sa bene e ha imparato ad accettarlo. Ha imparato a scivolare via da una vita a cui non poteva appartenere, in un matrimonio violento e fatto di menzogne per costruire una nuova identità altrove. Ma, per poter essere mantenuta, la sua nuova vita deve sempre essere protetta, con riserbo e compostezza.
In un mondo in cui i rapporti sentimentali non nascono per una scelta libera perchè influenzati dalla società e dal proprio grado sociale, Ofelia ha imparato a rinunciare all’amore per poter proteggere la propria indipendenza. È abituata a guardarlo da lontano, ad accoglierlo nelle confidenze dei suoi clienti, osservando la società che ruota intorno a lei. Tuttavia, prima o poi questo entrerà nel suo salotto ed Ofelia dovrà fare i conti con quanto questo sentimento così autentico, sincero e corrisposto sia fragile e pieno di ostacoli.
Un mosaico di racconti e di storie
Il romanzo di Pitzorno è un grande contenitore di storie: attorno a quella di Ofelia, si dipanano i fili di quelli dei clienti, raccontati attraverso lettere, pagine di diario, confessioni. Ogni personaggio contribuisce a questo mosaico variegato, producendo una storia fatta da tanti racconti stratificati e intessuti strettamente tra di loro. Vicende che apparentemente sembrano non avere un legame le une con le altre, finiscono per stringersi in un’unica grande storia, i cui fili portano tutti ad Ofelia.
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Questa architettura narrativa complessa e stratificata viene ulteriormente consolidata attraverso i generi letterari che si mescolano. Pitzorno, infatti, attinge dagli stili di diverse tipologie di romanzo, creando un’alchimia tra gli elementi del romanzo gotico, picaresco e d’avventura. Le atmosfere inquietanti e gli elementi soprannaturali si fondono con l’ironia e il realismo che mette in luce le ipocrisie della società dell’Ottocento, arrivando fino allo spirito dell’avventura.
«La sonnambula»: un romanzo, una critica alla società
Da un misterioso ritaglio di giornale, Pitzorno ha saputo creare questa storia, dando un volto, un’identità e una voce alla misteriosa Sonnambula. La voce di una donna che attraverso il lavoro e l’indipendenza economica cerca di difendere una vita costruita sulla gentilezza e sull’autenticità.
La sonnambula (acquista) non è soltanto un romanzo storico, ma una riflessione sulle contraddizioni di un secolo in trasformazione. Attraverso il tema della condizione femminile, il conflitto tra scienza e superstizione, le rigide norme sociali e la ricchezza dei personaggi, Bianca Pitzorno riesce a rappresentare un Ottocento vivo e complesso, destinato ad entrare nel cuore del lettore.
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