Il silenzio di Atalanta di Kirsten Sundberg Lunstrum (edito da NN Editore con la traduzione di Clara Nubile) è un romanzo che attraversa i meandri dell’indagine ma trattiene dentro di sé anche l’intento di una confessione. Sotto la superficie del mistero, che pure tiene ben salda la struttura del racconto, scorre infatti qualcos’altro: una domanda sulla maternità, sull’autodeterminazione, su cosa significhi, per una donna, restare integra in un mondo che continua a chiederle di occupare sempre meno spazio.
Un’isola chiusa, una ragazza senza nome
Seattle, 1951. Bernadette Baston è una delle poche donne a lavorare nel dipartimento di Psicologia dell’università, specialista dello sviluppo del linguaggio in un ambiente che la osserva di sbieco. Quando viene convocata al penitenziario dell’isola di Elita per un caso fuori dall’ordinario – una ragazzina trovata nei boschi, sporca, seminuda, incapace o non disposta a parlare – la sua competenza diventa il varco attraverso cui questa storia in qualche modo prende forma.
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La chiamano Atalanta, come l’eroina della mitologia greca capace di correre più veloce di chiunque altro pur di restare libera. Nessuno sa chi sia, da dove venga, quanti anni abbia davvero. L’isola stessa ne custodisce il segreto: un tempo abitata, poi svuotata per fare posto al carcere, i suoi morti dissepolti e trasferiti altrove, i suoi vivi cacciati. Un luogo che ha fatto del silenzio e del riserbo il suo vessillo, prima ancora che Atalanta vi facesse la sua comparsa.
Una madre, una figlia, uno specchio
Bernadette non è solo l’osservatrice del caso: ci si specchia dentro. Cresce da sola la piccola Willie, dopo che il marito Fred è uscito dalle loro vite senza una spiegazione. E in Atalanta, in quella capacità feroce di sopravvivere fuori da ogni norma, Bernadette riconosce una libertà che né lei né sua figlia si sono mai potute concedere.
Chissà come impariamo a fidarci di una persona al punto di amarla. Amarla senza pensare un solo momento a quando quell’amore ci verrà sottratto, anche se sicuramente finirà così, per tutti noi, in un modo o nell’altro. C’è una finestra per queste lezioni, aperta soltanto per un piccolo periodo? Quella finestra è una madre?
Il romanzo instaura dunque un doppio movimento: da un lato l’indagine – condotta insieme al detective Norquist – contro le resistenze del personale del carcere e il muro di silenzi della comunità isolana; dall’altro un’introspezione che scava nella condizione di essere donna, madre, professionista, in un secondo dopoguerra che non ha ancora un linguaggio per nominare certe forme di emancipazione. Il ritorno improvviso di Fred, proprio mentre la ricerca si fa più urgente, mette a rischio non solo l’indagine ma soprattutto la fragile indipendenza che Bernadette si è costruita.
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E quando il silenzio parla?
Il titolo non inganna: il silenzio, qui, è materia narrativa tanto quanto la parola. Atalanta comunica attraverso un ringhio, una postura, un corpo che ha imparato il linguaggio della sopravvivenza a sue spese. È in questo scarto – tra ciò che può essere detto e ciò che resta muto per scelta, per trauma, per necessità – che Lunstrum, alla sua opera prima, riesce a costruire una detective story che è anche uno studio sul linguaggio, o forse sulla sua insufficienza, sulla violenza che si annida in chi pretende di poterlo imporre a chi non parla come la società impone.
Ed è mai possibile ricreare una bambina? Riconfigurarla dopo che la natura selvaggia ha aggrovigliato ogni ricciolo infantile e agitato ogni respiro tranquillo trasformandolo in un ringhio?
Un paesaggio che custodisce e minaccia
Il Puget Sound, che Lunstrum conosce da vicino per averci vissuto a lungo, va oltre il semplice sfondo. Le acque, i boschi, le isole separate dal mare diventano l’architettura simbolica del romanzo: luoghi di esclusione e insieme di rifugio, spazi in cui ciò che la società non sa integrare viene isolato, e proprio per questo, talvolta, sopravvive.
Il dolore, pensava Bernadette, è ciclico come le maree: si ritira e poi ritorna. E quando ritorna, è diverso: non è mai la stessa onda che avanza e poi si ritira. E sotto quell’onda, anche la sponda cambia di continuo.
Ve lo consigliamo se…
Innanzitutto se cercate un mistero che non si esaurisce nella soluzione.
Il silenzio di Atalanta (acquista) è un romanzo che usa l’impalcatura del giallo per raccontare qualcos’altro: il costo dell’emancipazione femminile in un’epoca che non la prevedeva, la solitudine di chi si prende cura, la libertà come atto quasi selvaggio. Ve lo consigliamo perché intreccia la tensione della trama a una scrittura che non ha fretta di spiegare tutto, femminea, indagatrice dell’animo e dei pensieri umani, e perché parla a chi ha dovuto scegliere tra la propria voce e il silenzio imposto da altri. Una lettura che lascia risuonare le domande che solleva – proprio come il silenzio della sua protagonista.
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