Quando i tarocchi incontrano la rivoluzione

«La cartomante di Versailles» di Anya Bergman

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«La cartomante di Versailles» di Anya Bergman

La Rivoluzione francese raccontata attraverso gli occhi di due donne, divise dalla politica ma unite dal desiderio di essere padrone del proprio destino. È questo il cuore de La cartomante di Versailles di Anya Bergman, romanzo storico pubblicato in Italia da Casa Editrice Nord il 10 marzo 2026, nella traduzione di Anna Ricci.

Ispirato alla figura realmente esistita di Marie-Anne-Adélaïde Lenormand, celebre cartomante e sensitiva francese, il libro mescola personaggi storici e immaginari, ricostruzione storica, esoterismo e una storia d’amore, accompagnando i lettori dalla magnificenza della corte di Versailles agli anni più sanguinosi della Rivoluzione. Sullo sfondo, oltre alla Francia, c’è anche l’Irlanda, con la sua lotta per l’indipendenza e il desiderio di liberarsi dalla dominazione britannica. Bergman sceglie così di guardare alla Rivoluzione attraverso una prospettiva fortemente femminile, mettendo al centro due protagoniste che cercano di conquistare un’indipendenza quasi impensabile per le donne del loro tempo.

Due donne, un destino

Marie-Anne-Adélaïde Lenormand è una giovane orfana dal carattere ribelle e da sempre consapevole di possedere un dono particolare: attraverso i tarocchi riesce a percepire il futuro e, nel romanzo, anche a entrare in contatto con i morti. Cresciuta in un istituto religioso, viene espulsa dopo aver messo in discussione le regole che le vengono imposte e si ritrova davanti a un futuro che altri hanno già deciso per lei. Il patrigno vorrebbe infatti costringerla a un matrimonio combinato, ma Adélaïde rifiuta di lasciarsi ingabbiare e fugge, iniziando un percorso che la porterà dalla professione di modista a quella di cartomante. La sua fama cresce rapidamente e arriva fino a Versailles, dove Maria Antonietta, preoccupata per la salute cagionevole del primogenito, decide di affidarsi alle sue carte.

Adélaïde entra così nella cerchia della regina e diventa una delle sue confidenti, pur sapendo che le sue visioni annunciano un futuro drammatico per la sovrana e per la monarchia. La sua vita cambia nuovamente quando incontra Caitlín Molloy, una giovane irlandese fuggita dal proprio Paese per amore. Caitlín è indipendente, coraggiosa e altrettanto insofferente alle regole che vorrebbero stabilire il suo posto nel mondo. Le due donne diventano socie e costruiscono insieme un’attività di letture dei tarocchi e sedute per l’alta società parigina. La loro collaborazione si trasforma presto in un legame molto più profondo: condividono una casa, un lavoro e un amore che rappresentano per entrambe una forma concreta di libertà.

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Ma la storia irrompe nella loro vita e, quando la Rivoluzione prende forza, le due finiscono inevitabilmente su fronti opposti. Adélaïde rimane fedele a Maria Antonietta e alla famiglia reale; Caitlín si avvicina invece ai rivoluzionari e diventa una spia al servizio dei giacobini.

Il futuro nelle carte

Adélaïde e Caitlín sono soprattutto due donne che cercano il riscatto in una società costruita dagli uomini e per gli uomini. Nessuna delle due accetta completamente il ruolo che le è stato assegnato alla nascita: Adélaïde rifiuta il matrimonio e trasforma un talento considerato marginale e superstizioso in una professione capace di garantirle indipendenza economica; Caitlín, arrivata dall’Irlanda come semplice cameriera, cerca invece attraverso la conoscenza e l’impegno politico una possibilità di emancipazione. Le loro personalità sono differenti ma complementari. Adélaïde è più riflessiva, introspettiva e prudente, segnata dalla consapevolezza che il proprio dono le permette di vedere ciò che gli altri non possono; Caitlín è più impulsiva, passionale e disposta a rischiare, soprattutto quando entra in gioco la causa irlandese. Insieme, però, formano una coppia capace di sottrarsi alle convenzioni: il loro rapporto sentimentale non è un elemento accessorio, ma diventa parte della più ampia riflessione del romanzo sull’autodeterminazione.

Anche l’esoterismo assume un ruolo centrale. I tarocchi non sono soltanto il mezzo attraverso cui Adélaïde guadagna la propria fama: diventano una lente attraverso cui osservare la storia e interrogarsi sul rapporto tra destino e libero arbitrio. Adélaïde può vedere ciò che potrebbe accadere, ma non significa che possa impedirlo. Caitlín possiede invece la capacità di leggere il passato delle persone e, quando Adélaïde le insegna a leggere i tarocchi, le due forme di conoscenza finiscono per incontrarsi. Il soprannaturale si intreccia così alla dimensione storica senza cancellarla: più la Rivoluzione avanza, più le protagoniste devono chiedersi se il futuro possa essere cambiato oppure se alcune tragedie siano già scritte.

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«La cartomante di Versailles»: libertà oltre i confini

La Rivoluzione è il grande laboratorio politico nel quale Bergman mette alla prova le idee delle sue protagoniste. All’inizio ci sono gli ideali di libertà, uguaglianza e fraternità, la volontà di abbattere i privilegi dell’aristocrazia e di costruire una società nuova. Caitlín vede nella Rivoluzione francese la possibilità di realizzare quegli stessi principi anche in Irlanda, dove la popolazione cattolica vive sotto il dominio britannico. La sua vicenda si intreccia infatti con quella degli United Irishmen e con figure storiche come Theobald Wolfe Tone, mentre la Francia rivoluzionaria guarda alla possibilità di sostenere la causa irlandese. Bergman mette così in parallelo due movimenti di emancipazione: quello francese e quello irlandese, due lotte che condividono il desiderio di liberarsi da un potere percepito come oppressivo.

Ma il romanzo non presenta la politica in modo netto, senza sfumature. Adélaïde non diventa semplicemente la rappresentante di un’aristocrazia corrotta, così come Caitlín non è soltanto l’eroina rivoluzionaria. Le loro scelte nascono da esperienze personali, affetti e convinzioni profonde. Proprio questo rende più dolorosa la loro separazione: due donne che avevano trovato insieme una forma di libertà si ritrovano a combattere per due idee di futuro incompatibili. La Rivoluzione, raccontata dall’inizio del fervore idealistico fino al Terrore, diventa allora anche una riflessione sui limiti degli ideali politici quando la ricerca della giustizia finisce per trasformarsi nella ricerca di un nemico. Versailles, prima simbolo dell’ordine monarchico e del privilegio, diventa lo scenario della sua rovina; Parigi passa dall’entusiasmo alla paura e la violenza finisce per divorare una parte di coloro che avevano creduto di poter costruire un mondo migliore.

Quando la Rivoluzione divora

È durante il Terrore che il romanzo mostra il lato più oscuro della Rivoluzione: gli ideali possono diventare pericolosi quando smettono di lasciare spazio al dubbio e all’umanità. La violenza politica trasforma gli avversari in nemici da eliminare e anche la famiglia reale viene travolta dalla furia rivoluzionaria. Tra le figure storiche più tragiche c’è Louis-Charles, il secondogenito maschio di Luigi XVI e Maria Antonietta, conosciuto dopo la morte del padre come Luigi XVII. Nella realtà, il bambino venne rinchiuso nella prigione del Tempio insieme alla famiglia nel 1792 e non ne uscì più: morì nel 1795, a soli dieci anni, dopo una prigionia durissima e condizioni di abbandono e maltrattamento.

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Nel romanzo, invece, Bergman sfrutta una delle più celebri leggende nate intorno alla Rivoluzione, quella secondo cui il delfino sarebbe riuscito a sopravvivere alla prigionia, sostituito nella sua cella da un altro bambino. La leggenda del cosiddetto Luigi XVII sopravvissuto alimentò per decenni misteri, impostori e teorie sulla sorte dell’erede al trono. Bergman trasforma proprio questa possibilità storicamente infondata in uno degli elementi fantastici della narrazione: nel suo romanzo Louis-Charles sopravvive e la sua salvezza diventa una delle missioni che coinvolgono Adélaïde e Caitlin. È un punto in cui realtà e invenzione si separano deliberatamente, permettendo alla scrittrice di chiedersi non tanto che cosa sia realmente accaduto, quanto che cosa sarebbe potuto accadere.

Ed è forse questa la chiave più interessante de La cartomante di Versailles (acquista): la storia è fatta di eventi che conosciamo già, ma la letteratura può aprire una porta sul possibile. Attraverso Adélaïde e Caitlín, Bergman racconta così non solo la caduta di una monarchia, ma il difficile percorso di chi vuole essere libero in un mondo che continua a imporre confini. I tarocchi, in fondo, suggeriscono proprio questo: il futuro può essere intravisto, ma non è mai davvero una condanna. La scelta, anche davanti alla storia più violenta, rimane possibile.

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Elisa Capitani

Classe 1996, lettrice appassionata, amante della letteratura e della scrittura in tutte le sue forme. Ha studiato Lingue e Letterature Straniere a Milano e ha proseguito il suo percorso accademico con una magistrale in Letterature Comparate a Bologna. Ha vissuto a Parigi per quasi tre anni, esperienza che le ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e linguistici. Sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare, sogna di viaggiare, imparare nuove lingue e arricchire il suo universo letterario.

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