Tra religione e isteria collettiva: il destino delle donne a Salem

«Lois la strega» di Elizabeth Gaskell

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«Lois la strega» di Elizabeth Gaskell

La Salem puritana della fine del Seicento è una comunità compatta, isolata, governata da un codice morale rigidissimo e da una fede che plasma ogni gesto quotidiano. È un mondo in cui la religione non è solo pratica spirituale ma legge civile, giudizio sociale, misura del bene e del male. In questo scenario si muove Lois la strega, romanzo di Elizabeth Gaskell pubblicato nel 1859 e oggi edito da Elliot, che torna sulle radici della caccia alle streghe americana per interrogare il rapporto tra fanatismo religioso, superstizione e isteria collettiva. Gaskell non racconta solo una vicenda storica legata ai processi di Salem, ma costruisce un dramma morale che affonda nelle dinamiche intime di una comunità. Al centro c’è una giovane donna innocente, travolta da un meccanismo che trasforma il sospetto in verità e la paura in condanna.

La trama di Lois la strega

La protagonista è Lois Barclay, giovane inglese rimasta orfana che lascia l’Inghilterra per raggiungere i parenti materni nel Massachusetts puritano. Accolta nella casa dello zio Nicholas Hickson e della moglie Grace, Lois si trova immersa in un ambiente severo, segnato da una religiosità opprimente. Nella famiglia vivono anche le cugine Faith e Prudence Hickson, figure fragili e suggestionabili, cresciute in un clima di continua tensione spirituale. Attorno a loro si muove una comunità sospettosa, dove le malattie, i comportamenti eccentrici o i semplici conflitti domestici vengono letti come segni di un’azione demoniaca. Il contesto storico è quello dei processi per stregoneria che sconvolsero Salem nel 1692. In questo clima, una serie di crisi isteriche e accuse incrociate finiscono per coinvolgere anche Lois. Il suo essere straniera, diversa, non perfettamente integrata nel codice sociale puritano, la rende un bersaglio ideale. La vicenda segue la progressiva trasformazione della giovane da ospite silenziosa a presunta strega, in un crescendo che conduce all’arresto e alla condanna.

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Tra superstizione religiosa e isteria collettiva

Nel racconto, la religione non è semplice sfondo ma forza motrice. Ogni evento viene interpretato attraverso una lente teologica: il peccato è ovunque, il demonio agisce nelle pieghe della quotidianità, e la comunità si sente investita del compito di difendersi. Le crisi delle ragazze, i loro svenimenti, le visioni, vengono letti come possessioni. La paura si diffonde rapidamente e diventa contagiosa. Il fanatismo religioso si intreccia con la superstizione popolare, alimentando un clima in cui il dubbio non è ammesso. La giustizia si piega alla convinzione morale, e il tribunale diventa il luogo in cui la fede pretende prove del male. Gaskell mostra con lucidità come l’isteria collettiva nasca da un intreccio di suggestione, pressione sociale e bisogno di spiegare l’inspiegabile. Non c’è un vero mostro, ma una comunità che finisce per credere alla propria costruzione.

Donne, streghe e vittime della società

Il cuore più doloroso del testo riguarda la condizione femminile. A Salem le accuse colpiscono soprattutto le donne: vedove, domestiche, giovani non ancora sposate, figure marginali. Lois incarna questa vulnerabilità. È giovane, straniera, priva di protezione patriarcale forte. La sua innocenza non la salva, anzi la espone. Nel clima dei processi del 1692 furono impiccate diciannove persone, in larga parte donne. La stregoneria diventa così un dispositivo di controllo sociale sul corpo femminile, sulla sua autonomia, sul suo scarto rispetto alla norma. Lois, come molte delle accusate reali, non è colpevole di altro se non di non coincidere perfettamente con l’ideale di obbedienza e invisibilità richiesto. La sua tragedia mostra come il fanatismo religioso si intrecci con un ordine patriarcale che teme l’indipendenza e la differenza.

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Gelosia, paura del diverso e banalità del male

Accanto alla dimensione collettiva, Gaskell inserisce una dinamica più sottile e quotidiana. Le tensioni domestiche, la gelosia delle cugine, l’invidia silenziosa, contribuiscono a innescare il meccanismo dell’accusa. La paura non nasce solo dall’alto, ma germoglia nei rapporti intimi. La figura della domestica nativa americana, marginalizzata e facilmente sospettata, ricorda quanto il diverso fosse percepito come minaccia. La comunità puritana vive nel timore costante dell’alterità, sia essa religiosa, culturale o etnica. I nativi americani rappresentano un’ombra esterna, così come le donne indipendenti costituiscono un’alterità interna. Alla base del fanatismo non c’è solo la fede distorta, ma la fragilità umana. La paura, la gelosia, il bisogno di trovare un colpevole diventano strumenti di autoassoluzione collettiva. È qui che il racconto tocca una dimensione universale: la violenza non nasce sempre da un’ideologia astratta, ma spesso dalla banalità delle emozioni quotidiane trasformate in giudizio morale. Lois la strega (acquista) non è solo un racconto storico sui processi di Salem, ma una riflessione ancora attuale su come una società possa costruire le proprie streghe per sentirsi salva.

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Elisa Capitani

Classe 1996, lettrice appassionata, amante della letteratura e della scrittura in tutte le sue forme. Ha studiato Lingue e Letterature Straniere a Milano e ha proseguito il suo percorso accademico con una magistrale in Letterature Comparate a Bologna. Ha vissuto a Parigi per quasi tre anni, esperienza che le ha permesso di ampliare i suoi orizzonti culturali e linguistici. Sempre alla ricerca di nuove storie da raccontare, sogna di viaggiare, imparare nuove lingue e arricchire il suo universo letterario.

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