«L’immensa distrazione» di Marcello Fois vince il Premio Campiello 2026

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È Marcello Fois col suo L’immensa distrazione (Einaudi) a vincere la 64ª edizione del Premio Campiello, il concorso di narrativa italiana contemporanea promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. 

Dopo la vittoria del Premio Strega 2026 con Michele Mari, la casa editrice torinese quest’anno si prende così anche il Campiello.

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Su 282 votanti effettivi, Fois ha ottenuto 83 preferenze, precedendo di appena tre preferenze Alcide Pierantozzi e il suo Lo sbilico (Einaudi), che ha ottenuto 80 voti. Terzo posto per Elena Varvello con La vita sempre (Guanda) con 54 voti, quarto per Valeria Parrella con La ragazzina (Feltrinelli) con 33 voti ed Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet) ha ottenuto 32 voti.

Per la prima volta la cerimonia si è svolta nella splendida cornice del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, nella Sala Grande, anziché al Teatro La Fenice. A condurre la serata, Alessio Viola e Arianna Porcelli Safonov, con la partecipazione musicale di Margherita Vicario e le letture di Matteo Caccia.

A decretare il vincitore sarà la Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta da persone di diversa età, professione e provenienza geografica, i cui nomi rimangono segreti fino alla serata conclusiva. Un meccanismo che, fin dalla prima edizione del Premio nel 1963, rappresenta uno degli elementi distintivi del Campiello e ne tutela l’indipendenza e la trasparenza di giudizio.

A Fois è stata consegnata la “vera da pozzo”, simbolo del Premio. Nel suo intervento, lo scrittore ha dedicato un pensiero anche a Michela Murgia, ricordandola con queste parole:

Voglio intanto ringraziare una persona che non c’è più, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente, si chiamava Michela Murgia.

Durante la cerimonia, invece, l’autore ricorda Grazia Deledda:

Sono nato a duecento metri dalla casa di Grazia Deledda, che è ancora l’unica donna italiana che abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura, cento anni fa, nel 1926. Deledda è stata la prima donna che abbia accettato di candidarsi alle elezioni nel 1919, quando alle donne era impossibile candidarsi e lei, «grattando» una legge che non impediva la candidatura ma il voto, si candidò. Deledda è stata una donna meravigliosa e di cui noi avremmo bisogno oggi e che forse a scuola bisognerebbe ricordarsi, perlomeno nelle tracce dell’esame di maturità, cosa di cui invece quest’anno nel centenario non è avvenuto.

Gli altri riconoscimenti

Ricordiamo che il Premio Campiello Opera Prima 2026 va a Nadeesha Uyangoda, scrittrice italofona nata in Sri Lanka, già autrice del memoir L’unica persona nera nella stanza e del saggio Corpi che contano (editi da 66thand2nd), per Acqua sporca (Einaudi).

Il titolo racchiude una delle idee centrali del libro: vivere significa anche tenersi occupati, riempire il tempo di cose, problemi e relazioni per non pensare alla morte. Ma la morte, per Ettore, diventa paradossalmente il momento in cui tutto può essere finalmente osservato con chiarezza.

Quanto al Premio Fondazione Il Campiello, riconoscimento alla carriera istituito nel 2010, va a Domenico Starnone.

Tra i riconoscimenti già assegnati, anche il Campiello Junior, che ha premiato Rosella Postorino e Daniele Mencarelli, e la 31esima edizione del Campiello Giovani, vinta da Matteo Ghisleri con il racconto Ricalcolo percorso.

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Di cosa parla «L’immensa distrazione»

Il 21 febbraio 2017, il novantacinquenne Ettore Manfredini muore, ma si risveglia con la netta sensazione di essere ancora vivo. È da questo momento sospeso che Marcello Fois costruisce L’immensa distrazione (Einaudi), un romanzo familiare che attraversa quasi un secolo di storia italiana.

Nell’arco di quei pochi istanti, Ettore ripercorre la propria vita e quella della famiglia Manfredini: dalla povertà dell’infanzia alla costruzione di un impero nel settore della carne, passando per le leggi razziali, la guerra, il boom economico e le trasformazioni sociali del secondo Novecento.

Al centro c’è una famiglia tenuta insieme non tanto dall’amore, quanto dalla necessità, dall’interesse, dalle alleanze e dai silenzi. Ettore osserva così, con lo sguardo privilegiato di chi è ormai fuori dal tempo, i rapporti con la moglie Marida e con i quattro figli – Carlo, Enrica, Edvige ed Ester – mentre emergono segreti, incomprensioni e ferite che hanno attraversato generazioni. 

L’immensa distrazione (acquista) è quindi insieme romanzo familiare, storia di un’epoca e riflessione sul tempo: il racconto di un uomo che, proprio quando la sua vita finisce, può finalmente guardarla tutta intera.

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Redazione MM

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