Innamorati di Eduardo de Filippo

Le opere più belle del drammaturgo napoletano

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Eduardo De Filippo

«Non ebbi mai il coraggio di recitarlo a Napoli perché è pieno di amarezza dolorosa, ed è particolarmente commovente per me, che in realtà conobbi quella famiglia», scrive Eduardo de Filippo riguardo il suo Natale in Casa Cupiello.

Chi era Eduardo de Filippo?

Nasce da una relazione extraconiugale tra Eduardo Scarpetta e la sua nipote acquisita, Luisa De Filippo: per questo alla nascita, il 24 maggio 1900, prende il cognome della madre. Fin da piccolo vive a stretto contatto con il teatro: viene portato sul palco all’età di quattro anni durante La Geisha, a Roma.

Durante l’adolescenza, Eduardo comincia a dedicarsi alla scrittura, a cui seguiranno le prime prove d’attore. Entra in diverse compagnie e, tra uno spettacolo e l’altro, inizia la sua grande amicizia con Totò. Infine, entrerà nella compagnia del fratellastro Vincenzo, seguito più tardi dal fratello Peppino e la sorella Titina.

Dopo l’esperienza militare, nel quale aveva scritto alcune rappresentazioni per i soldati, compone Uomo e galantuomo, una tra le sue opere più comiche. Da qui iniziano i temi che più caratterizzano il suo repertorio: la pazzia, il tradimento, la farsa tradizionale. 

Nel 1931 – dopo la morte di Vincenzo – Eduardo, Titina e Peppino creano finalmente una compagnia propria, il Teatro Umoristico “I De Filippo”. In questi anni nasceranno le opere più famose e celebrate dell’autore napoletano.

Parte importante nella vita di Eduardo de Filippo la ebbe anche il cinema, sia come autore che come regista. Oltre a riproporre le sue opere maggiori anche sul grande schermo, il lavoro lo portò a conoscere Vittorio De Sica, con il quale inventò diversi personaggi. Con lui scrisse Matrimonio all’italiana, ripresa cinematografica della sua stessa Filumena Marturano.

Muore a Roma il 31 ottobre 1984.

Per iniziare: «Natale in casa Cupiello» (1931)

Una delle opere più famose di De Filippo, Natale in casa Cupiello, segna la nascita della Compagnia del “Teatro Umoristico I De Filippo”.

Questo natale si è presentato come comanda Iddio. Co’ tutti i sentimenti si è presentato.

La tragicommedia inizia la mattina dell’antivigilia di Natale, quando Luca Cupiello – il protagonista e capostipite della famiglia – si sveglia per iniziare a comporre quello che sarà sempre il suo punto focale: il presepe. La costruzione del presepe avviene nell’indifferenza della famiglia, troppo occupata dai propri affari. Il figlio Tommasino e il fratello Pasquale litigano sulle marachelle del primo, la moglie Concetta e la figlia Ninuccia litigano sul matrimonio in rovina della seconda.

Segue la sera della vigilia, dove tutti sono pronti a festeggiare. Arriva, però, un ospite inatteso: Vittorio, amico di Tommasino e amante di Ninuccia, viene invitato da Luca a rimanere a cena. Durante le mille vicende che accadono durante la serata, i due amanti rimangono soli e vengono scoperti dal marito di lei durante un bacio.

Tutto viene a galla e Luca si ritrova ad avere un colpo apoplettico alla scoperta del dramma. Impegnato così tanto nella costruzione del presepe, ignorato dal resto della famiglia, non aveva notato tutti i problemi che lo circondavano. Nel delirio, richiama a sé il genero che, però, è in realtà Vittorio: Luca pretende la riappacificazione tra i due come ultima volontà. A Tommasino, però, viene chiesto un’ultima volta se gli piace il presepe e tristemente sussurra quel «sì» che il padre tanto desiderava.

Per proseguire: «Questi fantasmi!» (1945)

Commedia in tre atti, riprodotta in seguito sia in televisione che al cinema e sempre interpretata da De Filippo stesso. Con quest’opera l’autore aveva ben in chiaro un messaggio da dare allo spettatore:

Scrissi la commedia di Pasquale Lojacono per dire che i fantasmi non esistono, i fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili.

La trama è semplice: Pasquale ha comprato un vecchio palazzo per farci una pensione, anche se la casa è famosa in città per essere piena di spiriti. Il portinaio, Raffaele, gli consiglia di crear movimento nelle stanze così da far vedere ai vicini che la gente può viverci tranquillamente.

Il protagonista ha un unico obiettivo: vuole quel palazzo per riuscire a cambiare la vita sua e di sua moglie. Moglie che, però, lo tradisce con Alfredo, uomo sposato, il quale cerca di convincerla a scappare con lui, continuandole a fare dei regali.

Pasquale si accorge di questi continui regali, ma ingenuamente li crede un dono quasi divino: non vuole sapere da dove arrivino, gli basta sapere che può vivere nell’agio. Maria, nel frattempo, crede di essere stata scoperta: accetta quindi una prossima fuga con Alfredo e questo smette di presentarsi con i suoi doni.

A quel punto, Pasquale vuole vederci più chiaramente. Dice a Maria che dovrà partire, ma in realtà si nasconde tra le camere del palazzo per vedere chi è veramente il “fantasma” generoso. Quando scopre Alfredo, prima che egli incontri Maria, lo prega di continuare ad aiutarlo così da poter vivere serenamente con la moglie.

Commosso, Alfredo gli annuncia la sua ultima decisione: gli lascerà dei soldi e sparirà per sempre.

Innamorati di Eduardo De Filippo: «Filumena Marturano» (1946)

Commedia di tre atti, è sicuramente una delle opere più amate e riconosciute di Eduardo De Filippo, scritta per la sorella Titina.

‘Figlie so chille che se teneno mbraccia, quando so’ piccirille ca te danno preoccupazione quanno stanno malate e nun te sanno dicere che se sénteno… che te corrono incontro cu’ è braccelle aperte, dicenno: “Papà” … Chille ca’ è vvide venì d’ ‘a scola cu’ ‘e manelle fredde e ‘o nasillo russo e te cercano ‘a bella cosa…

Quest’opera ha un ruolo centrale nella produzione di questo autore. In Filumena Marturano, De Filippo voleva rappresentare quell’Italia lacerata e povera di morale e dignità, quell’Italia che cercava riscatto.

Come l’Italia, la protagonista cerca il suo riscatto. Filumena fa finta di essere sul punto di morte per farsi promettere da don Domenico di sposarla. Si scopre però l’imbroglio e Filumena si confessa: la donna è una prostituta e i suoi figli non sono stati riconosciuti. Per questo motivo voleva sposare don Domenico, suo cliente: avrebbe potuto finalmente dare un cognome legale ai figli.

Mentre don Domenico si assicura con un avvocato di essere ancora libero – e pronto a sposare una donna molto più giovane di lui – Filumena porta i suoi figli nella casa dell’uomo e rivela loro di essere la loro madre naturale. Non è l’unica scoperta della giornata: Filumena, una volta sola con don Domenico, ammette che uno dei tre ragazzi è figlio suo, ma non gli dirà mai quale sia dei tre.

Questa notizia fa cambiare idea a Domenico, che accetterà di buon grado di sposare Filumena. Se in un primo momento vorrà comunque sapere la vera identità del proprio figlio, una volta che tutti e tre i ragazzi lo chiameranno «papà» lascerà perdere.

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Greta Mezzalira

Classe 1995, laureata in Filologia Moderna. Innamorata del teatro fin dalla prima visione di "Sogno di una notte di mezza estate" durante una gita scolastica. Amante di musical e di letteratura.

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