Storia di chi parte e di chi resta

«La fabbrica dei desideri» di Valeria Gallina

10 minuti di lettura

Quante volte, camminando per le vie di Torino, è capitato di sentire i rintocchi del passato? Il capoluogo sabaudo porta la storia su di sé come un mantello pregiato: case, luoghi, tradizioni. Certo, qualcosa è cambiato nel tempo, ma leggere La fabbrica dei desideri di Valeria Gallina (Piemme) è come fare un tuffo nella storia. È come passeggiare lungo il Po e scoprire che le paure di ieri sono le stesse di oggi.

«La fabbrica dei desideri»: una Torino operaia

Siamo a Torino, nel 1910. Caterina ha da poco perso il marito; ha tre figli – Giulia, Angelo e il piccolo Franco – da sfamare e nessuno su cui poter contare. Porta la sua famiglia in città, sperando di migliorarne l’esistenza, e la cascina sulla collina torinese, chiamata “I Glicini”, diventa presto un luogo dove fioriscono amicizie salde, seconde famiglie, riscatti personali e storie d’amore. Qui il loro destino s’intreccia con quello dei nuovi vicini: Vittoria, Luigi, Carlo, Giuseppe e Sandra.

«Lo sai come chiamano questa casa?»
Alla ricerca di qualche indizio che potesse suggerirle la risposta, Giulia passò rapidamente in rassegna le basse abitazioni a un piano fresche di pittura giallo girasole e il muro di mattoni che circondava il cortile, ma dovette arrendersi.
«No… come?» chiese infine, ignorando deliberatamente le occhiatacce di Angelo che tentava di riportarla ai suoi doveri.
«I Glicini.»
Il tono solenne celava a malapena l’orgoglio di rivelare un segreto importante, ma l’espressione interrogativa della ragazza gli fece capire che avrebbe dovuto fornire qualche informazione supplementare.

Giulia ha soli quindici anni quando, “grazie” alle sue mani sempre fredde, ottiene un lavoro nella fabbrica di cioccolato Moriondo e Gariglio. Il suo ruolo è quello in incartare cioccolatini a mano. All’inizio è difficile, ma col tempo diventa abilissima.

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La fabbrica diventa per lei una seconda casa. Impara ad apprezzare il suo lavoro e la sua indipendenza economica; fa amicizia con Clara e Rita, che diventeranno le sue migliori amiche, ma incontra anche il primo amore.

Un’altra vita si apre dinanzi a Giulia, alla madre e al fratello Angelo: occorre soltanto coglierla con coraggio e determinazione. 

In questo romanzo dedicato «alle donne della mia famiglia», l’autrice intreccia la vita privata degli operai con i grandi eventi storici di un’Italia unita. Lo spopolamento delle campagne per le ondate migratorie verso le città industriali, la Grande Guerra alle porte, gli scioperi e le donne che hanno colmato il vuoto lasciato dagli uomini dimostrando di avere tutte le capacità e i talenti per poter ricoprire ruoli e mansioni salvo, poi, dover fare un passo indietro.

Famiglia, sogni e nuove opportunità

Questa storia approfondisce due grandi temi: il desiderio di rivalsa e il ruolo delle donne nei primi anni nel Novecento.

La famiglia di Giulia è di umili origini, una di quelle famiglie che dalla vita ha ricevuto solo schiaffi e dolori. Tuttavia, nonostante tutto, sceglie di non arrendersi. È una famiglia che comprende di poter aspirare a qualcosa di diverso, di migliore.

Angelo, dal fisico fragile e dall’indole creativa, viene spinto da Caterina a diplomarsi e riesce così a trovare impiego alla Fiat, allora industria emergente. Ma la sicurezza del posto fisso non soffoca i suoi sogni: a un certo punto decide di lasciare la fabbrica, attratto dalle prime produzioni cinematografiche, simbolo di un futuro ancora tutto da inventare.

Anche Caterina ritrova nuova linfa vitale grazie al lavoro di sarta. Adele, modista della Torino altolocata, le commissiona piccoli lavori e, con il tempo, tra le due donne – così diverse per estrazione e vissuto – nasce una complicità sincera, fatta di rispetto e solidarietà femminile.

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Giulia, per sostenere la famiglia, è costretta a entrare nel mondo del lavoro molto presto. Eppure non rinuncia al desiderio di continuare a studiare, alternando le lunghe giornate in fabbrica alle scuole serali, nella convinzione che l’istruzione sia una chiave fondamentale per cambiare il proprio destino.

Non si era mai soffermata a pensare cosa volesse o le piacesse fare: per troppo tempo era stato importante solo ciò che doveva fare per aiutare la famiglia. E lei lo aveva accettato come un fatto naturale, dando per scontato che le sue aspirazioni fossero irrilevanti, al punto che non aveva mai neanche dedicato del tempo a capire se ne avesse.

Crescendo, anche Giuseppe trasforma la passione per il disegno in un vero lavoro: diventa un giovane generoso, dall’animo sensibile, capace di cogliere l’essenza delle persone e andare oltre le apparenze. E non sono gli unici: intorno a loro prende forma un’intera comunità che, passo dopo passo, prova a reinventarsi e a inseguire il proprio sogno.

Dall’altro lato, l’intera fabbrica rappresenta tutta una generazione di donne che capiscono che finalmente hanno una possibilità di volere qualcosa di più dalla loro vita. Sia in quanto donne sia in quanto lavoratrici. Questo non fu solamente un cambiamento economico, ma anche un enorme punto di svolta sociale. Le donne dimostrarono la loro importanza produttiva e iniziarono ad affermare la loro capacità di contribuire alla società oltre ai ruoli tradizionali richiesti prima della guerra.

Stiamo tornando indietro. Hanno rispedito tutte a casa per far posto ai reduci. Neanche il diritto di voto ci hanno dato, e sembrava già cosa fatta dopo la pace…

Quando un libro ti prende per mano

La città di Torino poi è parte attiva e centrale della storia. Non è soltanto cornice alle vicende dei protagonisti ma agisce proprio come un personaggio, restituendo un’immagine autentica della città in quei tempi.

La fabbrica dei desideri è la storia di chi parte e di chi resta, di chi affronta la Guerra dalla trincea, tra le bombe, o chi con la fame e la paura del futuro.

La guerra era un animale feroce che aveva sempre fame: di uomini, animali, fucili, pallottole, divise, gavette, cibo. Le grandi fabbriche di Torino furono riconvertite alla produzione bellica, e quando gli uomini partirono per il fronte, le donne presero il loro posto.

Attraverso uno stile di scrittura elegante, mai didascalico, l’autrice Valeria Gallina tratteggia le piccole o grandi trasformazioni sociali e individuali. Ogni pagina trasmette la durezza della vita e la spensieratezza che lascia chi ha poco ma è felice di ciò che ha conquistato, chi reagisce alle paure con vitalità e speranza.

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Valeria Gallina è socia di uno studio di dottori commercialisti. Vive a Torino con suo figlio e i suoi tre gatti. In questo romanzo riprende vita la storia vibrante e commovente della sua famiglia.

Se stai cercando un libro da regalare (o regalarti) a Natale, La fabbrica dei desideri (acquista) è una scelta che va dritta al cuore. È un romanzo vero, nel senso più profondo del termine. Racconta vite comuni, fatte di fatica, sogni e piccoli atti di coraggio, senza mai forzare l’emozione.

La scrittura è scorrevole, elegante, capace di accompagnare il lettore senza appesantire, ma anche senza superficialità. Le pagine si susseguono con naturalezza e, capitolo dopo capitolo, diventa difficile smettere di leggere. I personaggi entrano in punta di piedi ed è impossibile separarsene.

È una storia che profuma di umanità, di legami autentici, di speranza che resiste anche nei momenti più duri. Un romanzo perfetto per il periodo natalizio, quando si ha voglia di rallentare e lasciarsi raccontare una storia che parla anche un po’ di noi.

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Serena Votano

Serena Votano, classe 1996. Tendenzialmente irrequieta, da capire se è un pregio o un difetto. Trascorro il mio tempo libero tra le pagine di JD Salinger, di Raymond Carver, di Richard Yates o di Cesare Pavese, in sottofondo una canzone di Chet Baker, regia di Woody Allen.

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