Ci sono giorni in cui con velato cinismo ci diciamo quanto sarebbe bello avere il potere di fare esplodere le persone. Non per distruggere il mondo, ma per interromperlo per un istante, per costringerlo a fermarsi e a mostrare ciò che nasconde sotto la superficie. È da questo pensiero disturbante, quasi indicibile, che Pulviscolo di Mattia Grigolo sembra prendere forma. Una novella in cui il fantastico irrompe nella vita ordinaria non come evasione, ma come detonatore emotivo, capace di scardinare la solitudine di un individuo e, con essa, quella di ciascuno di noi.
Quarta prova letteraria che l’autore pubblica per Moscabianca, sui social scrive: «Pulviscolo l’ho scritto nel 2022, sarebbe dovuto uscire nel 2023, in mezzo ci sono stati cambiamenti, romanzi, raccolte di racconti, voli pindarici, buchi neri, vita. In questo arco temporale sono cambiato io, è cambiata probabilmente la mia scrittura, ma non è mai cambiato ciò che provo per questo racconto che, in qualche modo, fa parte di un processo di maturazione importante, di realizzazione».
«Pulviscolo», ovvero l’amore come detonazione
Arricchito dalle tavole di Marie Cécile, è una novella più spiccatamente weird. Un racconto in cui l’imprevedibile e il fantastico irrompono nella solitudine di due persone: Lui e Lei. Come se i loro nomi fossero superflui rispetto alle funzioni emotive che incarnano.
Lui è un uomo svuotato, che tiene i sentimenti rigidamente compartimentati e le persone a distanza. Ha subito una perdita che non riesce a elaborare – prima la fuga della madre, sempre assente, poi il secondo matrimonio del padre e la sua recente morte. Vive in una condizione di solitudine cronica, amplificata da rapporti familiari irrisolti e da una sensazione costante di fallimento esistenziale. Lei è magica. Possiede il potere di far esplodere le persone e poi riportarle indietro, permettendo loro di attraversare, per un attimo, il dolore assoluto della morte. Inoltre, Lei ha con sé un bambino con il suo stesso potere, ma che non è ancora in grado di gestire come dovrebbe.
L’incontro tra Lui e Lei avviene per caso, ma il caso, nella scrittura di Grigolo, è spesso solo la maschera di una necessità più profonda. In una serie di flashback alternati tra Prima e Dopo, le strade di Lei e Lui si intrecciando raccontando con delicatezza il bisogno di annullarsi in un Noi, diventando pulviscolo.
«Qual è la cosa più insignificante che conosci?»
«Me stesso».
«Che banalità».
«E cosa allora?»
«Il pulviscolo».
«Il pulviscolo?»
«È talmente leggero da non essere di peso per quasi niente e nessuno. Nemmeno per l’aria stessa».
Nessun altro personaggio offre loro una minima speranza a cui aggrapparsi. Né il vecchio proprietario del negozio di animali, né il carabiniere corrotto, o il palestrato ottuso che ricorda i buttafuori delle discoteche, e nemmeno la madre che torna nella vita di Lui come se fosse appena rientrata dal supermercato. L’unico che sembra conservarla è il padre, ma è già morto, rendendo quella salvezza definitivamente irraggiungibile. Se il modo in cui Lui odia il mondo sprizza da ogni pensiero, Lei non sa cosa siano le emozioni.
Sono incapace di valutare correttamente le emozioni. Non so precisamente cosa siano l’amore, l’odio, il distacco, ma in fondo chi lo sa? Non ho rimpianti. Non ho desideri. A parte uno: esplodere la gente. L’ho sempre saputo fare, nessuno me lo ha insegnato, l’ho imparato da sola con il tempo e con esso spazio che mi sono concessa. Il come sono è una conseguenza di cosa sono.
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L’esperienza del vuoto
Dopo La raggia (Pidgin, 2022), Temevo dicessi l’amore (TerraRossa Edizioni, 2023) e Gente alla buona (Fandango, 2024), Mattia Grigolo firma un brevissimo racconto malinconico e spiazzante che parla di dipendenza e di abbandono, dell’amore come di una forza distruttiva e indecifrabile in grado di mandare in pezzi la realtà e forse di rimetterla insieme.
In Pulviscolo (acquista) non c’è una speranza a cui aggrapparsi, ma una condivisione radicale dell’esperienza del vuoto: quella che ci rende tutti uguali di fronte all’abisso, fratelli e sorelle nello stesso smarrimento. Ed è forse proprio in questa mancanza di consolazione che la novella trova la sua forza più autentica.
Consigliato a chi ama una narrativa weird e perturbante, emotivamente esigente e priva di consolazioni. A chi non ricerca la salvezza nella letteratura ma sceglie di abitare il vuoto e le domande irrisolte che la storia apre.
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