«I fantasmi non esistono», una voce agli invisibili

L'invisibilità dell’emancipazione

6 minuti di lettura

I fantasmi non esistono (Mondadori, 2021) è l’ultima opera di Giuseppe Rizzo, scrittore e articolista per Internazionale. La sua opera, dedicata al tema dell’invisibilità dell’emancipazione, è un viaggio che attraversa un’Italia poco raccontata e restituisce voce all’impercettibile e al non detto.

Un compendio di storie

Rizzo propone un compendio di inchieste e di reportage già pubblicati per il settimanale Internazionale. Ci accompagna attraverso storie di detenuti ed ex detenuti, persone senza dimora, nuovi poveri. La sua voce si fa marginale – spesso relegata alla fine dei capitoli –, per dare parola e vita al loro raccontarsi. Attraverso il dialogo-intervista, racconta storie uomini e donne. Persone che vivono per strada, alle prese con fragilità e dipendenze, spesso coscienti del crimine e con la volontà di redimersi. Talvolta anche ragazze e ragazzi finiti negli istituti minorili o in comunità di recupero, dimenticati dalle istituzioni.

È come se la maggioranza delle persone vedesse il mondo solo come una minaccia, per cui le uniche risposte che immagina sono di difesa e di criminalizzazione.

Dare voce all’invisibilità

Rizzo passa il suo tempo con gli “invisibili”, lascia spazio alla loro voce e non concede nulla all’enfasi e alla retorica. Denuncia le leggi contro la povertà, l’assenza dello Stato, gli alibi di chi parla di “fantasmi”. Trova un modo nuovo, partecipe, per scrivere di un’Italia tenuta fuori dal racconto collettivo, un sostrato che non deve essere dimenticato.

Parlare delle storie invisibili, «vite morti e miracoli che nessuno vede», è un pretesto per trasformare la letteratura in politica attiva, in un impegno sociale e consolidato. Attraverso una penna nitida e l’esperienza del vissuto, Rizzo si mette nei panni degli inascoltati, di chi spesso non ha abbastanza voce per parlare di sé.

Un quadro sincero, e quantomai attuale

I fantasmi non esistono ci restituisce un quadro sincero, scevro di leziosi enunciati, ma potente nella sua semplicità.

Scopriamo, ad esempio, la storia di una madre che viene a sapere della silenziosa morte del figlio per Covid, sepolto e dimenticato in un lembo del cimitero Maggiore di Milano. Un ragazzo tenace ed attivista che, nonostante tutto, si è dedicato agli altri fino a pochi giorni prima della sua scomparsa.

Le carceri in Italia oggi

Rizzo poi ci consegna un’altra preziosa visione: quella cinica e disincantata del sovraffollamento delle carceri, che appare dirompente tra i racconti delle vite sussurrate dei carcerati. Qualcuno di loro non sopravvive, qualcuno trova la salvezza nella catarsi del teatro.

Prima ancora di essere un’architettura della sofferenza, un principio organizzativo dello spazio in grado di riprodurre e amplificare il dolore, la prigione è un congegno che nasce per manipolare, triturare e annichilire il tempo, e con il tempo le vite che ne sono la traccia più visibile. Nei racconti di chi ci è stato arriva sempre un momento in cui il tempo si trasforma in una sostanza in grado di saturare l’aria fino a renderla irrespirabile.

Dall’essere uno strumento di pulizia sociale contro i giovani del sottoproletariato meridionale negli anni Ottanta, il carcere diventa poi, negli anni Novanta, uno strumento per criminalizzare ed emarginare i tossicodipendenti e gli stranieri. Passando dal principio di uguaglianza a quello di colpevolezza, si creano ben presto città-carcere. Una malattia che si espande come un coagulo, una macchia che sporca la società con la paura di vivere in un Paese con una sempre maggiore emergenza in fatto di criminalità.

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Rizzo ci parla di casi passati spesso inosservati, che coinvolgono i deboli, i dimenticati: giovani con disturbi psichiatrici, che non trovano pace alle loro sofferenze nelle quattro mura della cella.

Protagonisti dimenticati

Ma l’autore non si ferma solo a questo. Parla anche dei senzatetto, e lo fa dall’interno; memore della propria esperienza di non avere un letto in cui tornare, una casa dove riposare.

Il suo viaggio ha la ricchezza del racconto. Dà voce a chi, durante il suo pellegrinaggio quotidiano per Roma, ci mostra la vita per la strada, la sopravvivenza al caldo e al gelo delle notti, l’essere parte del “degrado”.

Eppure, oltre la nera strada intrapresa da molti di questi personaggi, si intravede una piccola luce: c’è chi, dopo anni di carcere, si ritrova a fare da mediatore tra autori di reati e vittime; operatrici e pazienti di una comunità psichiatrica che decidono di creare delle alternative alle aule di tribunale, ai reparti chiusi degli ospedali e all’isolamento.

L’autore

Giuseppe Rizzo è nato ad Agrigento nel 1983. Giornalista di Internazionale dal 2014, cura le inchieste e i reportage pubblicati sul sito del settimanale. Ha scritto i romanzi L’invenzione di Palermo (Perrone, 2010) e Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia (Feltrinelli, 2013).

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Ester Franzin

Lettrice incallita, amante della letteratura e della lingua italiana in tutte le sue declinazioni. Classe 1989, è nata in un paesino della Pianura Padana. Si è laureata in Storia dell’Arte a Venezia e poi si è trasferita a Rimini, nel cuore della Romagna. Ha frequentato la scuola Holden di Torino e pubblicato il suo primo romanzo «Il bagno di mezzanotte».

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