Un fantasy per ripensare il ciclo arturiano

«Furiosa» di Geoffroy Monde e Mathieu Burniat

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«Furiosa» di Geoffroy Monde e Mathieu Burniat

Re Artù: una figura che tutti noi conosciamo, circondata da un’aura magica ed eroica. E se non fosse così?
Il romanzo grafico Furiosa di  Geoffroy Monde e Mathieu Burniat, pubblicato nel settembre 2025 dalla casa editrice Tunué, ci regala una nuova prospettiva sul Re più leggendario di sempre, tramite lo sguardo di una persona a lui molto vicina: sua figlia Ysa.

La ribelle figlia di Artù

La protagonista dell’opera è infatti la figlia di Artù, un Artù però molto diverso da quello che conosciamo e immaginiamo: ormai in là con gli anni, sformato e imbruttito dalla vita e, soprattutto, dall’alcol, Artù è un ubriacone che a malapena si regge in piedi, accompagnato e vegliato dalla sua fidata e potente spada. Proprio quella spada trent’anni prima lo ha portato alla gloria: forgiata da Merlino per sconfiggere le orde di demoni che minacciavano il regno dei Pendragon, è l’unico strumento di potere e forza rimasto al re decaduto.

Quando Ysa, ragazza dall’animo ribelle e audace, viene costretta a sposarsi con il baronetto di Cumbre, un uomo tremendo e grottesco, tanto esteticamente quanto nei suoi comportamenti saccenti, la figlia di Artù decide di scappare. Il suo modello è Maxine, la sorella maggiore, latitante dopo essere sfuggita a un matrimonio combinato dal padre col medesimo uomo. Ad Artù non rimane quindi nulla, nemmeno l’obbedienza delle sue figlie, che incarnano modelli femminili lontani dagli standard dell’epoca.

Durante il suo tentativo di fuga, Ysa viene colta sul fatto dalla spada, un oggetto dotato di parola e pensiero, che le propone di creare un’alleanza per sfuggire ai comportamenti molesti di Artù. Si avvia così una storia di avventura, formazione ed emancipazione calata in un fantasy femminista e dissacrante, dall’ironia pungente e dal sarcasmo spiccato.

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«Furiosa», una dissacrante storia femminista

La fuga di Ysa non è solo da un matrimonio che le è stato imposto e che le risulta insopportabile e ingiusto: è fuga dalle regole imposte sui corpi femminili, sulla libertà delle donne a favore degli uomini, sulle giovani ragazze per favorire anziani baronetti. Il viaggio di Ysa – contrapposto in modo molto cinematografico all’inseguimento da parte del barone di Cumbre, supportato dal suo fidato scagnozzo da maltrattare – la porterà a trovare sé stessa, ma anche a diffidare di amici, aiutanti e sorelle, assumendo nuovi punti di vista. Quello di Ysa è quindi un personaggio sfaccettato e dai nobili intenti, ma non sempre necessariamente positivo: un personaggio vivo, dotato di fragilità e paure, ma anche manie di protagonismo e riscatto.

Ritrovata la sorella Maxine, ormai assidua lavoratrice in un bordello e arresa all’idea che non ci sia spazio in società per donne sole come loro, Ysa punta a raggiungere la casa di Merlino, dove la spada potrà ritrovare appieno i suoi poteri e diventare una volta per tutto uno strumento di emancipazione per le due sorelle. O così sembrerebbe… Il romanzo grafico prende infatti delle pieghe inaspettate, anche sul personaggio di Ysa stessa.

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Come fosse corrotta dal potere della spada, la ragazza si farà tentare dalle manie di grandezza a cui ha a lungo assistito: la figlia di Artù riaprirà il portale demoniaco chiuso decenni prima dal padre e si confronterà e scontrerà con creature mostruose e demoniache. Forse, però, l’opera ci invita a riflettere se queste creature siano effettivamente mostruose quanto alcuni esseri umani. Il bisogno di vendetta e riscatto, così come la convivenza nella diversità, sono temi portati alla luce dal fumetto tramite un approccio non scontato, schietto e irriverente, che costringe i lettori a interrogarsi su stereotipi che abbiamo a lungo dato per scontati.

Furiosa (acquista) intreccia quindi le leggende arturiane al racconto nero in una cornice femminista, e lo fa tramite uno stile che richiama divertenti e irriverenti classici dell’animazione come Adventure Time per la fantasmagoria di linee e colori, oltre che di avventure assurde rappresentate. Un viaggio imprevedibile e dissacrante, che ci costringe a guardare oltre le apparenze e a rileggere il ciclo arturiano con occhi nuovi.

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