Il ritorno alla narrativa di Niccolò Ammaniti

«La vita intima» di Niccolò Ammaniti

9 minuti di lettura
La vita intima

Lo scorso 17 gennaio Niccolò Ammaniti è tornato in libreria con un nuovo romanzo, La vita intima, uscito nella collana Stile Libero di Einaudi a quasi otto anni di distanza dal libro precedente, Anna. Per un periodo, infatti, lo scrittore – già vincitore del Premio Strega nel 2007, con Come Dio comanda – ha messo in pausa la narrativa per dedicarsi alla sceneggiatura di due serie TV, Il miracolo (2018) e Anna (2021).

«La vita intima»: la trama

Protagonista indiscussa della Vita intima è Maria Cristina Palma, secondo una ricerca di un’università della Louisiana la donna più bella del mondo. E non solo: Maria Cristina è anche la moglie di Domenico Mascagni, Presidente del Consiglio italiano. Sebbene rifugga il più possibile i tabloid è, in breve, una celebrità di fama mondiale.

Tutto ha inizio durante una festa a cui Maria Cristina si trova quasi costretta a partecipare: si annoia e, per di più, ha molto dolore all’alluce destro, su cui poche ore prima è caduto un peso durante un allenamento. Per via del suo ruolo, però, non può tirarsi indietro e qui incontra per caso, a distanza di vent’anni, Nicola Sarti, un amico del suo defunto fratello, con cui nel corso di una vacanza Maria Cristina aveva avuto una storia. Per tutti quegli anni non ha più ripensato alla breve relazione con Nicola, lì per lì non lo riconosce nemmeno, ma appena capisce chi è questo incontro tocca qualcosa nelle sue corde più profonde:

Secondo alcuni studi la mente registra la nostra esistenza su due nastri. Il primo, quello della memoria a breve termine, custodisce le cose che ci aiutano a districarci nel presente (dove stanno le chiavi, in quale cassetto teniamo l’aspirina, qual è il civico del dentista) e come si forma, scompare. Il secondo, quello della memoria a lungo termine, trattiene le cose profonde, essenziali, che ci toccano e ci determinano in quanto individui e hanno a che fare con le emozioni: lo scodinzolare festoso del nostro cane, la morte di una persona cara. Queste due categorie di ricordi vengono elaborate in parti diverse del nostro encefalo. Nell’ippocampo memorizziamo le password, nella corteccia imprimiamo il primo bacio.
Il nome Nasquira è impresso a fuoco nella corteccia di Maria Cristina Palma. È il nome di uno Swan 60, una meravigliosa barca a vela su cui ha fatto una crociera con il fratello poco prima che morisse.
Sa chi è quello lí.
– Nicola Sarti, – dice voltandosi.
– Ciao Secca.

Nei giorni successivi Maria Cristina rivede Nicola, che le invia alcune vecchie foto della loro vacanza. Finché nella loro chat non compare qualcosa di scottante: un filmino hard che i due avevano effettivamente girato vent’anni prima e di cui Maria Cristina aveva dimenticato l’esistenza. Il video la getta nel panico: perché Nicola è ricomparso nella sua vita dopo tutto questo tempo? E se volesse ricattarla e divulgare quel filmino?

Un viaggio nell’animo di Maria Cristina

Come raccontato da Ammaniti nel corso della presentazione milanese della Vita intima dello scorso 30 gennaio, alla Feltrinelli di piazza Piemonte, il personaggio di Maria Cristina nasce da una volontà ben precisa. Molto spesso, infatti, di fronte a una donna avvenente a nessuno sembra interessare la sua complessità psicologica. Viene vista solo come una sorta di bella statuina. È ciò che tocca in sorte anche a Maria Cristina, frettolosamente catalogata solo come la donna più bella del mondo. Un po’ anche lei introietta questa visione, come scopriamo in una scena solo all’apparenza minore, in cui la protagonista si ritrova a mettersi in posa, come davanti ai riflettori, perfino in un momento in cui è sola:

Incrocia le gambe, drizza la schiena, lascia le mani ciondolare dai polsi, allunga il collo a favore della luce in una posa perfetta per un mensile femminile o una rivista di fitness.
È la regia occulta e glamour del super io freudiano che la dirige anche quando, disperata in un bosco, cerca di trasformarsi in un anacoreta e che le rammenta di restare composta e strizzare le chiappe per gli spettatori invisibili che assistono allo svolgersi del suo arco vitale.

Il narratore, però, non ci sta e accompagna i lettori in un vero e proprio viaggio nell’animo di Maria Cristina – soprannominata dai maligni Maria Tristina per i numerosi lutti che hanno segnato la sua vita. Come lascia intuire il titolo, siamo di fronte a un romanzo fortemente intimista, in cui serpeggia una domanda: come si affronta un passato doloroso, che ancora si insinua nel presente e sembra ostacolare il nostro avvenire? Ci sono due possibili soluzioni: si può eliminare tutto ciò che riguarda questo passato o, al contrario, lasciarlo riemergere pian piano per poterlo finalmente elaborare. E quest’ultima è la via che intraprenderà Maria Cristina.

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Tra il vecchio e il nuovo Ammaniti

Chi ha letto e amato quei romanzi che sono ormai dei classici della bibliografia di Niccolò Ammaniti, come Ti prendo e ti porto via, Come Dio comanda o Io non ho paura, ritroverà in questo libro alcuni elementi cardine dello stile dell’autore. C’è lo stesso linguaggio variegato e ricchissimo, la stessa passione per le digressioni – che non disturbano mai la lettura –, la stessa presenza di elementi ai limiti del grottesco, come l’alluce di Maria Cristina che in più punti sembra quasi vivere di vita propria.

Eppure, con La vita intima siamo anche di fronte a un nuovo Ammaniti, meno “cannibale”, che osa immaginare un lieto fine per i suoi personaggi. Per la prima volta sceglie una donna adulta come protagonista; abbandona il consueto narratore invisibile e arriva a volte a rivolgersi direttamente ai lettori, come accade nelle fiabe. E questi si lasciano accompagnare nei meandri di una storia che fino alla fine sembra condurre in una certa direzione, per poi deviare a sorpresa in ultimo.

Un omaggio alla letteratura

Consigliamo La vita intima (acquista) anche ai più puristi fra i lettori di Ammaniti, che magari rimarranno un po’ spaesati. Il romanzo non si limita a trattare una tematica di scottante attualità come il revenge porn, declinandola in modo originale e inaspettato, ma è soprattutto un omaggio alla letteratura. Solo questa, ci dice Ammaniti, sa davvero raccontare quanto di più intimo e inconfessabile c’è in una persona. E allora il ritorno alla narrativa di questo grande scrittore, dopo la parentesi da sceneggiatore, poteva avvenire solo con un romanzo così.

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Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Nel 2020 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio, «Noi quattro nel mondo».

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