Storia di una metamorfosi

«Metodo per diventare un altro» di Édouard Louis

8 minuti di lettura
«Metodo per diventare un altro» di Édouard Louis

«Ho ventisei anni da poco, forse chiunque direbbe che ho una vita davanti, che niente è cominciato ancora, eppure vivo già da tanto tempo con l’impressione di aver vissuto troppo», scrive Édouard Louis nella prima pagina di Metodo per diventare un altro (La Nave di Teseo, 2023).

Diventare un altro, per l’autore, non è mai stato un progetto di realizzazione personale, ma una questione di sopravvivenza. Prima ancora che un desiderio, il cambiamento si impone come un’urgenza: cambiare o soccombere, ma a quale prezzo?

Educazione non-sentimentale

Il racconto segue la vita di Eddy Bellegueule, poi Édouard Louis, nato e cresciuto ad Hallencourt, nella Piccardia degli anni Novanta, mentre tenta di fuggire da alle sue origini operaie e da una realtà che lo definisce nella sua diversità.

La notte sognavo di cambiare, di diventare un’altra persona, e forse è stato in quei primi anni di vita che l’idea del cambiamento è diventata così centrale per me.

Mosso da un sentimento di vendetta contro il passato, il narratore ci racconta la sua decisione di lasciare il villaggio, le derisioni di coetanei e famigliari, la violenza quotidiana, per reinventarsi come attore, studente, amante, militante, scrittore; come qualunque cosa che possa creare una distanza netta tra lui e il mondo in cui è nato, un mondo che «rifiutava tutto di me».

Il percorso lo conduce dal suo paese natale ad Amiens, dove frequenta un liceo teatrale, e poi a Parigi, all’École Normale Supérieure, fucina dell’élite intellettuale. Il cambiamento investe ogni aspetto del corpo e del linguaggio.

Poco più che ventenne avevo cambiato nome e cognome in tribunale, trasformato il mio volto, ridisegnato l’attaccatura dei capelli, subito diverse operazioni, reinventato il modo in cui mi muovevo, camminavo e parlavo, ed eliminato l’accento del nord della mia infanzia.

Racconta poi la scoperta della fama, i trasferimenti, l’itinerario malinconico degli anni in cui credeva che ricchezza e successo lo avrebbero reso felice. Eppure, quanto più la metamorfosi appare radicale, tanto più emerge la sua incompiutezza. Il ritorno ossessivo alle stesse scene suggerisce che la fuga non è mai definitiva: Hallencourt non è solo un luogo geografico, ma una struttura psichica e sociale che continua a riaffiorare.

Leggi anche:
Il viaggio di Mimo e Viola

Il cambiamento come rottura violenta

Man mano che si ripercorre con Louis la sua storia, si evince come la trasformazione implichi una rottura violenta con le proprie origini, al prezzo dei legami personali e con un profondo costo emotivo.

La mobilità sociale, spesso celebrata come emancipazione nel discorso politico neoliberale, appare qui come un processo di separazione irreversibile: per avere successo bisogna andarsene, e ciò che si lascia indietro – persone, linguaggi, affetti – non è recuperabile. Quando Louis scrive di non sapere più cosa dire ai genitori perché «non parlavamo più la stessa lingua», rende tangibile la profondità di questa frattura, che lo costringe a scegliere tra appartenenza e sopravvivenza.

La fuga, alimentata dal desiderio di rivalsa contro le umiliazioni subite, contro i luoghi e le persone che hanno plasmato la sua infanzia, è un carburante del cambiamento, ma non determina né la direzione del percorso né il traguardo. «Stavo recitando una parte, ed ero bravo, ma mi stava uccidendo», riflette Louis, questo perché riconosce nell’auto-invenzione «un atto di violenza brutale senza sopravvissuti riconoscibili».

«Metodo per diventare un altro»: scrivere di ricordi

In questo processo di autoanalisi, la scrittura diventa per Louis uno strumento di resa dei conti: «ho scritto per capire chi ero diventato», afferma. Ripercorrendo la propria storia, l’autore riflette sulla natura stessa della memoria, intesa non come archivio stabile, ma come materiale narrativo malleabile, adattabile alle esigenze del presente.

In un passaggio spiega al padre: «Quando ho capito che l’unica opzione era fuggire, ho cercato ogni possibile via d’uscita». In una nota a piè di pagina, tuttavia, precisa che nel suo primo libro – Il caso Eddy Bellegueule, pubblicato da Bompiani – aveva raccontato l’esatto contrario ma «Entrambe le versioni sono vere: raccontano semplicemente due lati dello stesso fenomeno, della stessa vita».

Nella scrittura di Louis, un singolo ricordo può produrre interpretazioni multiple: i momenti cruciali dell’esistenza sono attraversati da emozioni contraddittorie, e ogni memoria contiene più verità potenziali. Attraverso la scrittura, il narratore non cerca di fissare una versione definitiva dei fatti, ma di scegliere, tra le molte possibili, quella che consente di organizzare l’esperienza e renderla abitabile. Con le sue riflessioni, Louis non offre una risoluzione della sua lacerazione interna, quanto un’accettazione della sua identità fratturata, «ero allo stesso tempo il ragazzo del villaggio e l’uomo di Parigi», e l’accoglimento della propria dualità, «avrei portato con me entrambi i mondi, anche se mi avessero lacerato».

Leggi anche:
Una storia brianzola working class

Il racconto di sé come atto politico

Metodo per diventare un altro (acquista) di Édouard Louis, tradotto da Annalisa Romani per La Nave di Teseo, mette in scena non solo una vita che cambia, ma il metodo – doloroso, ambivalente attraverso cui quel cambiamento è stato costruito. Al centro non vi è una narrazione lineare di ascesa sociale, bensì una riflessione critica sulla violenza, materiale e simbolica, che accompagna ogni tentativo di fuga dalle proprie origini.

Il romanzo rifiuta ogni consolazione e mostra il cambiamento per ciò che è: un processo necessario e distruttivo insieme. Louis non chiede al lettore di ammirare la metamorfosi, ma di misurarne il costo. In questo sta la forza del libro: nella lucidità con cui espone ciò che spesso resta invisibile dietro il mito del successo, e nella capacità di trasformare una storia individuale in una riflessione collettiva sulla classe, sull’identità e sul prezzo del diventare qualcun altro.

Segui Magma Magazine anche su Facebook e Instagram!

Chiara Casati

Legge libri, scrive cose, vede gente.

Lascia un commento

Your email address will not be published.