La paura è la piccola morte che uccide la mente

«Dune» di Frank Herbert

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Verso la fine degli anni Cinquanta, per contenere l’espansione incontrollata delle dune su una lingua di spiaggia nell’Oregon, un team di ricercatori approntò una speciale tecnica di “terraformazione” per ancorarle a una posizione fissa e impedirne lo scivolamento continuo. Una manciata di anni dopo, a San Francisco, a più di cinquecento miglia da Florence in Oregon, Frank Herbert avrebbe tratto da questa storia l’ispirazione per scrivere il primo libro della saga di Dune, vincitore nel 1965 dei premi Hugo e Nebula, in assoluto tra le opere di sci-fi più lette e influenti del Novecento, davvero – con le parole di Arthur C. Clarke – «una delle pietre miliari della fantascienza mondiale».

Pubblicato nel mezzo degli anni Sessanta, Dune inventa un’epica lontanissima nel tempo e nello spazio, partendo però dalla Terra, da un orizzonte tematico vicinissimo: la Guerra Fredda, le prime grandi battaglie ambientaliste, la crescente attenzione per le crisi energetiche e il ruolo del petrolio nella geopolitica mondiale. L’essere umano in tutte le sue contraddizioni, la crudeltà e la miseria, rimane se stesso e viene appena proiettato da Herbert in un futuro distante di quasi diecimila anni: non abbastanza, a quanto pare, per ridisegnarne la fisionomia, per sbugiardare la solita e immortale legge del più forte.

La guerra per la spezia

La storia si svolge su Arrakis, pianeta desertico e inospitale, unico luogo dell’universo dove si produce la spezia (o mélange): la miracolosa “droga geriatrica” che prolunga la vita, amplia la coscienza e permette di scovare le rotte sicure per i viaggi interstellari. Il giovane Paul mette piede sul pianeta per la prima volta con la sua famiglia, la casata Atreides, incaricata dall’Imperatore di prenderlo in feudo e garantire la produzione del fondamentale mélange.

Si tratta però di una trappola: i rivali Harkonnen, con la complicità imperiale, invadono il pianeta nella notte e sterminano la casata. Paul fugge insieme alla madre nell’alto deserto, dove lo accolgono i Fremen, il popolo nativo abituato a sopravvivere in condizioni estreme. Su Arrakis, Paul è riconosciuto dalla popolazione come una figura messianica, guida la loro ribellione, impara a domare i terribili vermi delle sabbie – detti “Creatori” – e trasforma la propria vendetta personale in una Guerra Santa che minaccia di spazzar via la spezia e con essa l’intero Impero.

Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò.

Tra fantascienza epica e critica storica

La saga di Dune – già un clamoroso caso editoriale da più di venti milioni di copie – è tornata alla ribalta grazie allo spettacolare kolossal cinematografico di Denis Villeneuve, con Timothée Chalamet e Zendaya. Il fatto è che, benché il primo romanzo sia uscito ormai più di cinquant’anni fa e sia ambientato in un futuro lontanissimo, i temi del vasto mondo immaginato da Frank Herbert continuano a parlare del presente, dando vita ad una commistione che intreccia le traiettoria di quella che è per molti la più grande saga di fantascienza epica mai scritta con evidenti e parlanti motivi di critica storica e antropologica.

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La profezia messianica: lo Kwisatz Haderach

Prima di tutto, c’è la religione. Se già dai primissimi contatti i Fremen riconoscono Paul come Messia, è perché le loro credenze sono in parte il frutto di un’opera di “semina” condotta secoli prima da un ordine di donne, le Bene Gesserit, che operano da tempo immemore una selezione eugenetica per dare alla luce il prescelto, lo Kwisatz Haderach, in grado di dominare l’Impero Universale sotto una guida illuminata. Paul, per questo, è stato cresciuto per rispondere in tutto e per tutto alla profezia preparata per i Fremen. Così, lo stesso protagonista, archetipo umano per eccellenza, non è mai un personaggio pienamente positivo, ma è anzi lacerato dalla contraddizione di essere la miccia destinata a far esplodere una Guerra Santa che sconvolgerà l’intero cosmo.

Frank Herbert inserisce al centro del meccanismo narrativo lo stesso comune denominatore che pare sorreggere l’intera storia umana: la guerra e soliti falsi idoli che la scatenano. Il sottotesto critico, allora, ragiona continuamente sui temi dei leader carismatici e dei fanatismi: anche un eroe come Paul scatena, con il suo mito, un disastro bellico dalle conseguenze sanguinose, che può culminare in poco più che in un cambio di potere. La recente trasposizione cinematografica di Dune, ha consentito al pubblico – nostro malgrado – di riconoscere nella storia le stesse tragiche dinamiche che animano il nostro presente, il nostro mondo in costante guerra aperta.

Paul, incamminandosi dietro a Chani, sentì che gli sfuggiva un istante vitale, che si era lasciato sfuggire una decisione di fondamentale importanza, e che era prigioniero, ormai, del suo stesso mito. Sapeva di aver già visto questo luogo in un sogno presciente, sul lontano Caladan, ma c’erano dei particolari che non aveva mai conosciuto e che arricchivano il suo sogno. Una volta ancora i limiti del suo potere lo turbarono. Era come se cavalcasse in un’onda del tempo, a volte nel suo cavo, a volte sulla cresta… e intorno a lui, a perdita d’occhio, altre onde si alzavano e ricadevano, rivelando e poi nascondendo quello che trasportavano sulla superficie.

Ma, instancabile, il selvaggio jihad compariva davanti a lui con la violenza e i massacri, come uno scoglio incrollabile.

Terraformare «Dune»: l’ecologia planetaria

Il tema dell’ecologia è forse il più innovativo per l’epoca. Arrakis non è un semplice sfondo, ma un organismo vivente, descritto fin nei dettagli del suo equilibrio idrico e biologico. I Fremen sognano di trasformare lentamente il deserto in un mondo verde, ma il prezzo da pagare potrebbe essere la distruzione della spezia, imprescindibile per l’intero universo. Nel mélange, risorsa preziosa e contesa, non è difficile leggere il profilo delle materie prime che muovono ancora oggi l’economia e i conflitti del mondo reale, dimostrando come l’ambiente plasmi le culture e come ogni intervento umano nasconda un prezzo da pagare.

In paradosso, l’aspro e inospitale Arrakis è il singolo pianeta più importante di tutto l’Impero: senza la spezia, infatti, i viaggi spaziali non sarebbero più possibili, col risultato che ogni corpo celeste occupato dall’uomo rimarrebbe irrimediabilmente isolato nell’universo. Anche per questo gli Harkonnen, i feudatari di Arrakis prima dell’arrivo famiglia di Paul, amministravano il pianeta con assoluta brutalità, sottomettendo i Fremen con l’unica intenzione di massimizzare gli enormi guadagni derivati dall’estrazione e dal commercio del mélange. In una doppia metafora – un senso contenuto e incastrato nell’altro – Herbert mette a nudo non solo la violenza cieca dell’uomo contro l’uomo, ma anche quella del profitto, troppo spesso più importante del rispetto dei popoli e della terra stessa che abitano.

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«Dune» torna in libreria

Proprio quest’anno Dune torna in libreria per i tipi di Fanucci con una speciale edizione con taglio colorato corredata di puntuali e prestigiose introduzioni. L’uscita, in particolare, sarà la prima a inframezzare i sei romanzi originali di Frank Herbert con quelli scritti dal figlio Brian, ricostruendo in tutto e per tutto la cronologia della trama e permettendo al pubblico di tuffarsi in episodi su cui i libri originali sorvolavano.

Si tratta di un’occasione imperdibile per scoprire – o riscoprire – uno dei cicli più importanti della fantascienza mondiale, che molto ancora oggi ha da dire sul mondo che viviamo e sulla direzione di sviluppo intrapresa dalla nostra umanità. Dune (acquista) ci ricorda che non è mai troppo tardi per riscrivere la storia di domani, anche se le pagine sembrano condurre inevitabilmente verso una fine catastrofica.

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Lorenzo Patriarca

Ho 26 anni e vivo da sempre ad Ardea, a sud di Roma. Appassionato di letteratura e grande lettore di poesia, dopo aver terminato la specializzazione in Filologia Moderna sto frequentando il Master in Editoria, Giornalismo e Management culturale dell'Università La Sapienza. Collaboro con diverse riviste del territorio a tema culturale, politico, di attualità e sportivo.

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