Squali umani, troppo umani; uomini squali, troppo squali

«Cartilagine» di Giulio Iovine

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Cartilagine

C’è qualcosa di profondamente antico nel terrore che lo squalo bianco suscita nell’uomo. Non è la paura della morte in sé, ma quella di essere mangiati: di diventare cibo, di essere consumati da qualcosa che non sa nemmeno chi siamo. Una paura che Steven Spielberg nel lontano 1975 è riuscito a comunicare con Lo squalo, un film che già ai tempi aveva destato scalpore per quello che negli anni a venire sarebbe diventata la normalità: la discussione della centralità dell’uomo, messa sempre più in pericolo da forme di vita che rivendicano il proprio spazio nel mondo e che minano la sicurezza dell’essere umano.

Ma cosa sarebbe potuto succedere se lo squalo di Spielberg avesse assunto forma antropomorfa e, come le creature acquatiche antropomorfiche di M. John Harrison in Riaffioreranno le terre inabissate, fosse andato in giro fra gli umani a destare paura e sconcerto rinfacciando loro il male che le specie acquatiche hanno subito per anni? Prova a immaginarselo Giulio Iovine, che dopo anni a navigare nel maelstrom della litweb fra racconti brevi e non – è noto infatti per essere redattore di Spaghetti Writers – esordisce con Accentō con Cartilagine, vincitore della XXIII edizione del Premio InediTO – Colline di Torino.

La trama di «Cartilagine»

Cartilagine si apre a Baratti, sul litorale toscano, con una donna incinta che cerca e intervista tale Maurizio Lombardo, un uomo proprietario di una ferramenta il cui padre Luciano è morto per mano di uno squalo durante un’immersione in mare. Luciano in realtà è stata una delle vittime di Onoria, la donna che appunto sta intervistando Maurizio e che è a sua volta uno squalo in grado di assumere la forma di un due-gambe o polmonato, tradotto: di un essere umano. La protagonista si reca successivamente in un paesino delle Cinque Terre da Orazio, altro squalo-uomo che gestisce un negozio di frutta e verdura per imparare a vivere in mezzo agli umani e a comprenderli.

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Oltre a Onoria, un altro protagonista di questo romanzo la cui prospettiva si alterna a quella della donna-squalo è un ragazzo diciottenne originario di Parma dal nome di Zanardi, soprannome che si è dato in omaggio al personaggio di Andrea Pazienza che il ragazzo ammira non perché è crudele, ma perché «la sua caratteristica principale è il vuoto». Chiamato dagli amici Zanna, quest’ultimo, che si ritrova a trascorrere l’estate al mare da solo per la prima volta, è ossessionato dagli attacchi di squalo, segno di un vuoto esistenziale da colmare.

Nel corso del romanzo, i due avranno modo di incontrarsi una prima volta alla salita del paese, e tra loro si sviluppa una relazione anomala e potente fra un ragazzo che non capisce cosa vuole e una creatura che sa esattamente cosa vuole ma non sa come trattenerlo in quanto logorata fra la vita in mare, la sete di vendetta, l’odio per i terrestri e la curiosità di vivere come loro. Sullo sfondo di questa relazione Iovine inscena riflessioni sul rapporto fra turismo e ambiente e sull’identità.

«Cartilagine»: un esordio surrealmente weird ed ecologista

Per definire Cartilagine potremmo usare tre parole: surreale, weird ed ecologista. È surreale nella misura in cui un ragazzo diciottenne si innamora di una donna che in realtà è uno squalo incinta di dodici piccoli squali; è weird in quanto la presenza di squali antropomorfi lascia intendere la presenza di un mondo soglia fra la realtà e l’irrealtà attraverso cui riflettere sul presente; è ecologista, infine, in quanto personaggi come Onoria e Orazio sono funzionali a farci capire quanto folle e sbagliato sia il nostro rapporto con la natura e l’ambiente attorno a noi.

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Azzarderemo a dire, quindi, che per le motivazioni appena illustrate il romanzo di Iovine si possa inserire tranquillamente nel filone di letteratura ecocritica. Considerata la presenza di entità acquatiche antropomorfe, Cartilagine ricorda vagamente il già citato romanzo di M. John Harrison, che attraverso il weird ecocritico denuncia l’isolamento post-Brexit e la crisi di identità dell’Inghilterra rappresentando un paesaggio profondamente mutato a causa dell’isolamento del Regno Unito causato dalla Brexit. Con l’elemento weird Iovine denuncia, invece, la sordità degli esseri umani nei confronti dell’ambiente, dettata principalmente da senso di dominio e di vuoto e da interessi economici nel sfruttare l’ambiente circostante.

La scelta di Onoria di emergere e procreare sulla terraferma non è un atto pacifico, ma è dettata da una sorda e ancestrale furia nei confronti dell’umanità, colpevole di aver deturpato gli oceani. La violenza dello squalo non viene presentata come semplice sadismo, bensì come un tentativo di riequilibrare i conti con una specie predatrice globale, quella costituita dagli esseri umani. Nonostante ciò, e questo scaturisce ancora più disprezzo in Onoria, la comunità umana rimuove il trauma delle uccisioni degli umani da parte degli squali per non compromettere l’economia legata al turismo locale, come dimostrano le seguenti parole di Maurizio Lombardo:

Località di mare. Turisti. Turisti che si pensava non sarebbero mai più tornati se fosse girata voce che uno squalo andava in giro per il Tirreno. […] La morte di mio padre fu archiviata come incidente in mare, forse dovuto a un malore, un aneurisma, cose fuori dal mondo.

Uno squalo che studia gli umani

Non è un caso che per farci capire queste tematiche ecologiche Iovine decida di dare modo a uno squalo di cambiare forma e diventare umano. Gli squali e gli uomini sono accomunati dallo stesso istinto di sopravvivenza che porta entrambi a uccidere per sopravvivere, ma se Onoria lo fa per mera sopravvivenza, gli uomini alle volte lo fanno per senso di dominio, e diventare un polmonato è funzionale alla donna-squalo per meglio capire il male che guida l’agire umano. Per questo motivo Onoria, come dimostra il seguente passo tratto da uno dei tanti dialoghi intercorsi con Orazio, prova inizialmente molto odio verso gli umani:

Sono stanca di vedere i conspecifici pescati e ributtati in mare senza pinne, o soffocati nelle reti, o che muoiono di fame da piccoli perché non c’è pesce. E fossimo solo noi squali bianchi. È tutto il mare che si scalda, si svuota, muore.

A mano a mano che il romanzo prosegue, Onoria entra in contatto con Zanardi, appassionato da un lato agli squali bianchi e ai video delle loro uccisioni su YouTube e dall’altro preoccupato per i danni che la pesca sta facendo agli squali e altre specie come i mako, cosa che la protagonista spiega essere anche la causa del suo comportamento e odio verso gli umani:

Colpa dei tuoi conspecifici, caro Zanna, che mandano a rotoli gli equilibri del mio mondo. E non è un caso che così tanti tra noi scelgano di salire in superficie, e ci restino. Che te ne fai dell’orgoglio quando c’è la pelle di mezzo? Ma queste riflessioni non mi piacciono. Non mi piace quella sensazione aguzza sul retro della mia testa, quel sapore acido sul fondo della gola – la consapevolezza, accecante di notte come di giorno il sole, che al netto di tutte le mie pretese ho agito esattamente come tanti miei compagni: ho venduto il mio ruolo di regina dei mari per un pizzico di sicurezza in più.

Nel corso del romanzo, Zanardi le fa presente la sua natura “maligna” e sanguinaria, cosa che ONoria giustifica non tanto per la sua natura di predatrice, quanto per l’attività degli esseri umani che per sopravvivere fanno danni all’ambiente e al mare privando l’ecosistema marino di specie che ne permettono il funzionamento e privando specie come Onoria della propria casa e identità.

Tra senso di colpa e il piacere di essere assassini

Per riappropriarsi della propria identità di squalo, Onoria decide di sfruttare Zanardi nel momento in cui sceglie di predarlo provandoci con lui e facendogli credere di essere innamorata veramente di lui. In realtà, soprattutto nel momento in cui Zanardi scoprirà la vera identità di Onoria, quest’ultima continua a trovare momenti di intimità con lui per fargli provare un crescente senso di vergogna nel provare piacere di avere istinti assassini:

C’è qualcosa di divertente nell’ignorare le intenzioni di una persona e prendere quello che pare a me. Con Zanna poi il caso è ancora diverso: la sua volontà è divisa – sta godendo suo malgrado. Non riesce a tenere ferme le mani e mi percorre il corpo. Lo sdraio a terra e facciamo cose. Dopo che ha finito si ritira verso il muro, trema ed è scosso da un singhiozzo improvviso. Libera una sofferenza che teneva imbottigliata da settimane.

Zanardi comincia sempre più a vivere una profonda crisi esistenziale dovuta a Onoria. Se da un lato provava già un vuoto per non nutrire interessi verso nient’altro che gli squali, anche verso il desiderio sessuale comincerà a provare apatia, in quanto, essendo innamorato di Onoria, avere un contatto fisico con lei significa ricordarsi della natura da killer degli esseri umani, e questo fa provare a Zanardi un profondo senso di colpa per non essere uguale agli altri, ma anche per essere corresponsabile dei danni fatti a Onoria e ai suoi conspecifici.

Il rapporto fra i due ricorda quanto disse una volta il Premio Nobel J.M. Coetzee parlando di sympathetic imagination, un legame che porta le persone a privarsi del proprio ego per entrare in empatia con il prossimo. Zanardi e Onoria imparano così a riconoscere le proprie fragilità, ma allo stesso tempo a dare una svolta alla propria vita: Onoria rinuncia alla vendetta e prova a convivere con gli umani cercando altri scopi nella vita che non sia il mero soddisfacimento del proprio istinto di sopravvivenza, mentre Zanardi capirà quello che vuole veramente fare nella vita comprendendo come i suoi gesti possano salvare la realtà attorno a sé e arriverà ad accettare le sue fragilità e a confrontarsi con le proprie emozioni.

Dietro la pelle una cartilagine fragile

Giulio Iovine firma con Cartilagine (acquista) un’opera surreale, comica e intelligente che ci illustra come per sopravvivere all’orrore del presente e al vuoto esistenziale dobbiamo essere disposti a scendere a compromessi con noi stessi e la realtà circostante, toglierci di dosso la nostra scorza dura ed esporre la nostra cartilagine all’accettazione delle nostre fragilità. Cartilagine è il racconto di ciò che resta quando l’umanità perde il proprio baricentro e l’abisso torna a rivendicare la propria carne. È il racconto di chi lotta per trovare il proprio posto nel mondo e vuole dimostrare di poter essere altro agli occhi dei più.

“Il tuo corpo è umano”.
“Questo non mi rende meno pesce”.
Non stacco per un attimo gli occhi dai suoi. Voglio vedere chi abbassa lo sguardo per primo. Funziona in acqua, e penso anche in aria. E infatti ecco le sue pupille che puntano alla mia destra, la testa che si volta in qua e in là.
“Ma uccidere è sbagliato”.
“Voi lo fate in continuazione”.
“Sì, ma poi andiamo in galera “.
“Se salta fuori che siete stati voi. Sennò, mi sembra che si continui a vivere serenamente. E soprattutto, che si continui a uccidere. Tutte parole tue, Zanna – quando mi commentavi il telegiornale, o mi raccontavi le notizie del giorno”.
Si allontana un po’ da me, intreccia le mani fino a farsele pallide.
“Tu sei uno squalo” dice allora. “Un animale. Tu uccidi per mangiare. Ogni altra motivazione non ha senso”.

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Alberto Paolo Palumbo

Insegnante di lingua inglese. A volte pure articolista: scuola permettendo.

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