Festa con casuario, uscito lo scorso maggio per i tipi di Sellerio, segna l’esordio narrativo di Leonardo San Pietro. L’opera nasce dalla fortissima riscrittura del manoscritto che, anni fa, il giovane autore aveva presentato alla Scuola Holden di Torino, per poi lasciarlo per tanto tempo nel cassetto a decantare.
«Festa con casuario»: la trama
La storia di Festa con casuario ruota intorno alla festa di compleanno che Isa, una giovane di buona famiglia, organizza nella sua villa poco fuori Torino. Una particolarità della casa, nota a chi l’ha già frequentata, è che i vicini hanno in giardino uno strano animale: un casuario, un grande uccello australiano simile a un emù. Il compleanno di Isa è uno di quegli eventi affollatissimi a cui l’invito è esteso anche agli amici degli amici, ma la festeggiata sembra in attesa di una sola persona: Ezio, un compagno di università di cui si è innamorata. Che però non solo tarda ad arrivare, ma è irraggiungibile al telefono.
A un certo punto, tra i regali per Isa spunta un pacco misterioso, con la scritta «Aprimi subito Isabella» e un biglietto anonimo che recita: «Se nessuno toccherà il casuario prima dell’una, Ezio morirà. Polizia o trucchi uguale morte». È solo uno scherzo di cattivo gusto o Ezio è effettivamente in pericolo? La storia si tinge di giallo: tra Isa e le persone presenti al momento dell’apertura del biglietto scatta una corsa contro il tempo nel tentativo di scoprire chi c’è dietro, mentre per tutti gli altri invitati la serata continua a scorrere come una normalissima festa di compleanno. Una domanda aleggia nell’aria: se dovesse essere tutto vero, chi si offrirà di toccare il casuario – un animale potenzialmente mortale se provocato?
«Vite intere possono essere Sigarette»
Nelle prime pagine del libro troviamo questa teoria enunciata da Pab – il coinquilino di Luc, un altro compagno di università di Isa –, che ben riassume tutto lo spirito del romanzo:
La prima cosa da fare a una festa, la sai? È trovarsi qualcosa, qualsiasi cosa – per brevità e chiarezza la chiamerò «Sigaretta», con la S maiuscola – che tenga parzialmente e costantemente occupati. Entrambi gli avverbi sono essenziali: costantemente, perché chi non ha niente da fare in una situazione sociale è perduto […]. Parzialmente occupato perché non puoi dedicarti a quello e basta: si tratta di un diversivo. […] Le Sigarette più usate sono proprio le sigarette, da cui il concetto trae il nome. Subito dopo, al secondo posto, viene l’alcol. Ma ve n’è di più sottili. Ballare, ad esempio. O mettere la musica. O assumere droghe. O usare i social, attaccarsi al cellulare – senza mai compromettere il parzialmente, è naturale. […] Se allarghiamo le porte del concetto di tanto così tutto può diventare una Sigaretta. Una vita intera. E di fatto molte vite non sono altro che questo: ammassi di Sigarette.
Alcune vite sono solo Sigarette, ovvero un continuo ricorrere a diversivi per rifuggire ciò che potrebbe dare loro senso; la festa di Isa, invece, può essere vista come l’allegoria di un’intera esistenza. Adottando questa chiave di lettura, ogni personaggio diventa un concentrato di sensazioni, speranze, paure che ognuno di noi ha provato – o è destinato a provare – almeno una volta nella vita. E, allo stesso modo, ogni evento che si sviluppa nel romanzo finisce con il ricalcare un momento della vita, dai suoi attimi più spensierati ai risvolti più tragici.
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I migliori anni della nostra vita?
C’è un’idea diffusa – soprattutto tra chi ha una certa età – che vuole che il decennio fra i 20 e i 30 anni sia il migliore della vita di una persona. Probabilmente, però, si tratta di un’idea che si crea col passare del tempo, in retrospettiva: chi ha davvero tra i 20 e i 30 anni in molti casi non vive quel periodo come il migliore di tutta la vita, e San Pietro sembra confermarcelo. Gli innumerevoli personaggi che mette in scena in Festa con casuario sono, all’apparenza, membri di una piccola élite della società (alcuni da un punto di vista economico, come Isa, ma un po’ tutti a livello scolastico, visto che si tratta di persone piuttosto colte e che stanno intraprendendo gli studi universitari). Eppure, man mano che si prosegue la lettura si scopre che, chi per un motivo e chi per un altro, tutti in realtà annaspano nel loro presente.
Tra episodi depressivi, attacchi di panico e senso di esclusione dal gruppo, San Pietro traccia con precisione chirurgica il ritratto di una generazione – quella dei cosiddetti Zillennial, nati nei tardi anni Novanta, con tratti tipici dei Millennial e altri più riconducibili alla Gen-Z – che fatica a visualizzare il proprio futuro e, sotto certi aspetti, vive una sorta di “crisi di mezza età” a nemmeno trent’anni. È però anche una generazione, ci dice l’autore, che vuole e sa all’occorrenza essere eroica. Per mostrarcelo, mette i suoi personaggi davanti a una situazione estrema, che incolla il lettore alle pagine perché lo porta a chiedersi come agirebbe al loro posto – un po’ come aveva fatto, per esempio, Giulia Lombezzi nel suo esordio La sostanza instabile (Giulio Perrone Editore, 2021).
Una moltitudine di punti di vista
In ogni capitolo di Festa con casuario la storia viene narrata dal punto di vista di un personaggio diverso. La scelta stilistica nasce da un’esigenza dell’autore che, abituato a confrontarsi con la narrativa breve e per la prima volta alle prese con un’opera di ampio respiro come un romanzo, ha provato a trattare ogni capitolo alla stregua di un racconto narrato dal punto di vista di uno specifico personaggio.
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Con la sua struttura a cerchi concentrici, però, il libro è molto più un romanzo corale che un romanzo scomposto. Non sappiamo che piega prenderà in futuro la scrittura di Leonardo San Pietro; forse Festa con casuario (acquista) si rivelerà solo una piccola incursione nella forma romanzo prima di tornare al racconto, o forse sarà invece il primo di una lunga serie di romanzi. Quel che sappiamo è che già con la sua opera prima l’autore ha dimostrato di sapersi ben destreggiare tra le diverse voci dei suoi personaggi, rendendole tutte credibili e autentiche.
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