Pubblicato nel 2005 come nono romanzo di Ian McEwan, Sabato – uscito in Italia nello stesso anno per Einaudi, tradotto da Susanna Basso – rappresenta uno dei punti più alti della produzione dello scrittore britannico. Concentrato nelle ventiquattro ore di un’unica giornata, il libro si ricollega – denunciando pure subito così il tono dell’esame critico che propone – alla grande tradizione del romanzo modernista inglese, richiamando da vicino opere come l’Ulisse di Joyce e Mrs Dalloway di Virginia Woolf.
Definito dal celebre critico Micheal L. Ross come un esempio di «Condition of England novel» – un libro, dunque, che intende sondare la condizione umana nell’Inghilterra contemporanea –, Sabato ha registrato numeri record ed è secondo molti il maggiore capolavoro di McEwan. Nel 2005 il libro si è aggiudicato la terza posizione della The New York Times Bestseller List e poi, nello stesso anno, la vittoria del James Tait Black Memorial Prize.
Fa parte dei tempi, questo imperativo a sentire come vanno le cose del mondo, a unirsi alla totalità del pubblico, a una comunità fondata sull’ansia.
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La trama: sabato, un giorno, una vita
Il romanzo ci trasporta a Londra di sabato, 15 febbraio 2003, per seguire le vicende di Henry Perowne, neurochirurgo di successo di quarantotto anni. La giornata inizia presto, alle 3:40 del mattino, quando Henry scorge dalla finestra un aereo cargo in fiamme diretto a Heathrow: una scena che nessuno negli anni subito successivi all’11 settembre si augurerebbe di vedere. Nel tragitto per una partita di squash tra colleghi, uscito in strada, Perowne deve attraversare una città in subbuglio a causa delle manifestazioni contro la guerra in Iraq. Durante il tragitto, in una strettoia, colpisce la BMW di Baxter, il giovane delinquente che, quel mattino, il destino ha serbato per lui. Per evitare un pestaggio, Henry improvvisa, e diagnostica al ragazzo i sintomi del morbo di Huntington, creando confusione tra lui e i suoi complici e riuscendo a fuggire.
Dopo aver fatto la spesa per la sera, aver visitato la madre affetta da demenza vascolare e assistito alle prove del figlio Theo, Henry torna a casa. Durante la cena con la moglie Rosalind, la figlia poetessa Daisy e il suocero John Grammaticus, la situazione prende una piega imprevista: Baxter, assistito da un complice, irrompe armato nel salotto. Al culmine della giornata del protagonista, nel cuore dell’intimità domestica, il mondo esterno si ripresenta ancor più urgente, allaga la dimensione del privato, e obbliga Henry a fare i conti con quello che non può controllare.
Le parole del reale: dallo stile alla mente
La scrittura di Sabato lascia da parte le sfumature grottesche che caratterizzavano le prime opere di McEwan, abbracciando invece un realismo rigoroso. La narrazione si sviluppa attraverso una voce che combina un flusso di coscienza controllato con un punto di vista esterno sempre concentrato sul protagonista. Il risultato è uno stile spoglio, asciutto e quasi glaciale, ma al contempo arricchito da un lirismo iperspecifico capace di una forte carica evocativa.
A seguito di due anni di studi approfonditi sul linguaggio e sulla pratica della neurochirurgia, la prosa dettagliata e scientifica di McEwan riflette in modo diretto la mente di Perowne, esplorando la realtà attraverso una lente materialista e meccanicistica. Se il linguaggio è una categoria e insieme una modalità di espressione del pensiero, in Sabato la pagina diventa un riflesso diretto dell’identità psicologica del protagonista, senza alcun compromesso.
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Henry Perowne, uomo surmoderno
Il cuore profondo del romanzo – il suo nucleo semantico – può rivelarsi esaminando il testo attraverso la lente della teoria della surmodernità, un concetto antropologico ideato da Marc Augé. Il sociologo francese definisce il presente ipercontemporaneo come un’epoca antropologica caratterizzata da un eccesso di tempo, spazio ed ego. In un’epoca in cui le grandi narrazioni svaniscono e si perde l’orizzonte di un senso condiviso, l’individuo si trova sommerso da un’infinità di notizie ed eventi confusi e vive in una realtà moltiplicata dalle immagini. Soprattutto, si muove in ambienti pubblici vuoti, dotati di senso esclusivamente in virtù della loro funzione pratica, sprovvisti di ogni semantica umana, come gli aeroporti e le stazioni ferroviarie: i famosi «nonluoghi antropologici».
In Sabato, McEwan ci fa vedere come i mass media trasformino la nostra percezione quotidiana in una sorta di realtà immaginaria, onirica per quanto confusa, dove le immagini di cronaca – dall’aereo in fiamme ai telegiornali di guerra – collocano l’individuo in uno spazio della mente sempre pubblico, esagitato, ansioso, da cui pare impossibile sottrarsi. Questa sovrabbondanza di stimoli abbatte le barriere tra privato e collettivo: la minaccia del terrore post-11 settembre e le preoccupanti dinamiche geopolitiche inquinano la Londra di Perowne come la sua stessa identità, generando un’angoscia collettiva in cui l’individuo rischia di smarrire se stesso.
Nel corso delle ultime due ore è stato assorbito da una specie di sogno che ha dissolto il senso del tempo e tutta la consapevolezza del resto della sua vita. Perfino quella che riguarda il suo stesso esistere. È stato introdotto in un presente assoluto, libero dal peso del passato e da qualsiasi ansia riguardo al futuro. A posteriori, anche se mai sul momento, sembra profonda felicità. […] Tale stato mentale produce un appagamento che Henry non è mai riuscito a provare con nessuna forma di svago passivo. Libri, cinema, nemmeno la musica può portarlo a questo. Affinché si verifichi la dissociazione benefica sembra necessaria la difficoltà, un prolungato dispendio di concentrazione e talento, urgenza, problemi da risolvere, rischio addirittura. Si sente calmo e sovrabbondante, in possesso di tutti i requisiti del vivere. È una sensazione di luminoso svuotamento, una gioia muta e intensa.
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L’esplosione dell’ego
L’uomo surmoderno, come il protagonista, si trova così di fronte all’imperativo sociale definitivo, come una sorta di via di fuga: scegliere la propria verità tra tutte le alternative verosimili. Così l’ego si allarga fino a incorniciare tutto il reale nei suoi convincimenti e, alla fine, l’individuo inizia a vivere in nient’altro che nella proiezione rigida della propria visione causale sul mondo. È in questo senso che, alla ricerca di una rottura dello schema, McEwan fa cozzare il razionalismo scientifico con cui Perowne analizza ogni fenomeno (e ce lo racconta), con la sensibilità poetica della figlia Daisy e col detonatore della violenza irrazionale di Baxter.
Desolato/Collettivo
Sabato (acquista qui) è un libro urgente, una lettura essenziale per comprendere le nevrosi e le strutture percettive che riguardano la realtà del nostro tempo. McEwan — col favore della sua penna sottilissima, sempre arguta indagatrice delle cose umane — trasforma la narrazione di una giornata qualsiasi in un denso «realema», una luogo letterario produttore di senso capace di rivelare le fratture che si nascondono sotto la fragile superficie della vita quotidiana. L’autore invita il lettore a tuffarsi in questo ritratto dell’uomo moderno, desolato quanto collettivo, per riscoprire insieme al protagonista come, di fronte al caos della storia, la poesia e l’empatia possano dar corpo all’Io e restituire un vero significato all’esistenza. Il centro dell’uomo, dopotutto, non può che essere l’umano.
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