Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?

«La vita giovane» di Mattia Insolia

15 minuti di lettura
«La vita giovane» di Mattia Insolia

È uscito lo scorso febbraio per Mondadori La vita giovane, terza fatica letteraria di Mattia Insolia. In quest’opera – finalista al Premio Viareggio Rèpaci, al Premio Stresa e al Premio Viadana – tornano temi come la provincia, il senso di colpa e il desiderio di riscatto, cari all’autore fin dai tempi del suo esordio Gli affamati (Ponte alle Grazie, 2020) e di Cieli in fiamme (Mondadori, 2023); per la prima volta, però, ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo nella sua produzione: un romanzo corale, seppur narrato in prima persona.

«La vita giovane»: la trama

Dopo nove anni trascorsi a Milano, il giovane Teo torna a Foro, il suo paese di provincia, per il matrimonio di due amici storici dei tempi del liceo, Giorgio e Matilde. Eppure, non si tratta solo di un semplice invito a un evento felice. In tutto quel tempo Teo non ha mai voluto rimettere piede a Foro e fare i conti con gli anni della sua adolescenza, contrassegnati dall’amicizia viscerale con i due futuri sposi e altri tre ragazzi: Sofia, Marta e Tommaso. Un evento tanto misterioso quanto traumatico ha segnato per loro la fine della spensieratezza; ognuno ha preso la propria strada ma ora, con l’invito al matrimonio, queste tornano a convergere.

A ventotto anni, Teo si trova di fronte a una sorta di resa dei conti: dal passato ci si può allontanare, ma non gli si può sfuggire davvero. Il ritorno assume così il valore di un viaggio interiore, in cui la memoria costringe il protagonista a confrontarsi con ciò da cui aveva cercato di allontanarsi.

Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo?

Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? È la domanda che attraversa il romanzo come una vena sotterranea. È l’interrogativo che accompagna ogni personaggio, come un’eco che ritorna nei momenti di quiete e in quelli di crisi, che racconta lo smarrimento di una generazione cresciuta credendo che tutto fosse possibile, salvo poi scoprire che definirsi è la sfida più ardua. Chi siamo diventati? E chi sono oggi le persone con cui abbiamo condiviso l’infanzia, le estati interminabili, le prime ferite?

Teo incarna questa inquietudine con una sincerità disarmante. Il suo trasferimento a Milano non è soltanto un cambio di città: è un tentativo di fuga, un gesto di reinvenzione, la speranza di trovare un luogo in cui la sua identità possa finalmente prendere forma. I chilometri che lo separano dalla sua terra d’origine diventano la misura simbolica della distanza tra ciò che era e ciò che tenta di diventare. Ma il passato, come sempre, non conosce davvero la parola lontananza: torna, scivola tra le crepe.

Sì, chiaro, la vita di ora, la vita giovane, mi sarebbe mancata, ma non era per quello che ero in pena. A farmi soffrire era ciò che non avevo mai avuto, o fatto. La vita, sempre di più, ci avrebbe chiuso in quello che saremmo stati, allontanandoci da quello che avremmo potuto essere, e tutte le possibilità perse lungo il tragitto mi sarebbero mancate come qualcosa che mi era appartenuto, che mi era appartenuto davvero, e che con l’inganno mi era stato tolto.

Attraverso Teo, Mattia Insolia racconta una generazione – quella degli Zillennial – che ha vissuto l’adolescenza intorno agli anni 2010, sospesa tra promesse di libertà e un futuro che spesso appare sfocato. Pur radicato in un contesto preciso, il romanzo tocca temi universali: la fatica di costruire un’identità, il senso di inadeguatezza che accompagna la giovane età adulta, il bisogno di appartenere a qualcosa o a qualcuno.

Leggi anche:
Il dolore si trasmette di generazione in generazione

Forse è troppo tardi, o forse no

Pur non potendo certo essere definiti vecchi, i personaggi della Vita giovane fanno già esperienza di una sensazione che si fa via via più forte con l’avvicinarsi dei trent’anni: l’idea che il ventaglio di possibilità si riduca a ogni anno che passa, che le scelte fatte in passato diano un’impronta indelebile al futuro. Questo è soprattutto vero per Giorgio e Matilde, che nel decennio tra i venti e i trenta hanno messo al mondo tre figli, ma in qualche modo lo è anche per gli altri. Con il ritorno a Foro, Teo riflette sulle occasioni non colte al momento giusto e, forse, perdute per sempre. È vero che “ogni lasciata è persa”? A partire da che momento si possono davvero archiviare i sogni che si sognavano in gioventù?

Bizzarro, no? Conosciamo una persona che nella nostra vita avrà un’importanza capitale e non ce ne rendiamo conto. Nei film, nei libri quando succede qualcosa di fondamentale al protagonista di segni ne piovono: uno sguardo, un sorriso, una parola e che tutto stia per cambiare si capisce. Noi invece possiamo solo barcamenarci in questo nostro presente continuo – e sperare.

Diventare grandi, inoltre, significa anche iniziare a guardare i propri genitori con occhi nuovi, scoprire che non sono le persone infallibili che ci sembravano quando eravamo piccoli e, se necessario, arrivare a perdonarli. Sebbene il vero cuore pulsante di questa storia sia – come si vedrà – l’amicizia, trova un certo spazio anche il rapporto tra Teo e la sua famiglia, in cui non mancano le ferite che, con il ritorno a Foro, si riaprono. Affrontare quello che è stato e ammettere che alcuni sogni non torneranno più è con tutta probabilità, sembra dirci Insolia, la chiave per arrivare a fare spazio finalmente ai sogni nuovi, che rischiano di non essere visti quando si tiene lo sguardo rivolto troppo all’indietro.

L’amicizia come nucleo narrativo

La struttura portante dell’esistenza di Teo è l’amicizia. Per lui gli amici sono una famiglia scelta, quella che ha visto nascere le sue paure e crescere i suoi desideri. È un legame che affonda le radici negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, quando ci si sceglie senza sapere che quella scelta ci accompagnerà per tutta la vita. L’amicizia diventa così uno spazio di appartenenza, un rifugio emotivo capace di resistere al tempo, alle distanze, alle trasformazioni. È ciò che resta quando tutto il resto vacilla.

Molti dei temi del romanzo dialogano con Una vita come tante di Hanya Yanagihara, tra i romanzi del cuore di Insolia. In entrambe le opere l’amicizia è la forza che permette ai protagonisti di attraversare il dolore, di sopportare la fragilità, di non soccombere alla solitudine. Teo e Jude condividono un tratto comune: il peso della vergogna, la paura di mostrarsi vulnerabili proprio davanti alle persone che amano di più. Entrambi vivono con la sensazione di essere “rotti”, inadatti.

Eppure, tra gli amici esiste un linguaggio che non ha bisogno di parole. È fatto di presenze, di silenzi, di gesti minimi. Non sempre serve raccontare il proprio dolore. La semplice presenza diventa una forma di cura, un modo per dire “ti vedo” senza dover spiegare tutto. È in questo spazio silenzioso che l’amicizia mostra la sua natura più profonda: non come promessa di felicità, ma come possibilità di non affrontare la vita da soli.

Leggi anche:
Un caleidoscopio di storie e stili

Un dialogo di storie

La vita giovane rappresenta inoltre per Mattia Insolia l’occasione di fare un punto sulla propria carriera di scrittore e sulle opere che in qualche modo l’hanno plasmata. Le citazioni in esergo alle diverse sezioni del romanzo, infatti, provengono proprio da romanzi fondanti per l’autore: il già citato Una vita come tante, Ohio di Stephen Markley, Il cardellino di Donna Tartt e I grandi sognatori di Rebecca Makkai.

Non sono però gli unici omaggi letterari presenti tra le pagine del libro, poiché Insolia mette in scena in alcuni punti anche un vero e proprio “dialogo segreto” con altri libri, che passa probabilmente inosservato a chi non li conosce, ma fa subito sobbalzare chi invece li ha letti e amati. Un esempio è l’incontro fugace tra Teo e Antonio, il protagonista degli Affamati, con cui Insolia aveva esordito nel 2020: benché con il tempo altre storie e altri personaggi si siano fatti largo nella mente dello scrittore, è come se una parte di lui non avesse mai lasciato il suo primo romanzo. E così, a diversi anni di distanza, ritroviamo per un attimo Antonio come comparsa di una storia che non è la sua.

Lo avevo conosciuto mesi prima: con un suo amico, Italo, aveva aperto un’enoteca sotto il mio monolocale. Era un tipo simpatico, e a volte, a fine serata, quando di clienti non ce n’erano più e i miei amici erano già tornati a casa, eravamo stati a chiacchierare per un po’. Era di un paese vicino Foro, Camporotondo, e ciò che gli era capitato mi aveva impressionato: Paolo, il fratello, era stato ucciso anni prima. Era un bravo ragazzo, Antonio, gentile. E credevo non potesse fare che simpatia.

A distanza di anni, scopriamo che Antonio è riuscito, nonostante tutto, a superare il proprio passato e rifarsi una vita lontano; al momento dell’incontro, invece, Teo non ha ancora affrontato i suoi demoni. L’autore non lo esplicita, ma in qualche modo i loro cammini che si incrociano rappresentano l’indizio di un’ancora di salvezza lanciata al nuovo protagonista, il primo passo della lunga e tortuosa strada che lo porterà a fare i conti con ciò che è stato. Un altro riferimento letterario caro a Insolia compare poi alla fine del libro quando, parlando con Teo, Sofia cita una sua amica di nome Silvia:

«Una volta una mia amica, Silvia, mi ha detto una cosa. Che anche se il male che hai fatto e che ti hanno fatto non lo puoi cancellare, puoi sempre, comunque, costruirci del bene attorno». Sospira. «Noi non possiamo cancellarlo, quello che abbiamo fatto o che ci hanno fatto. Ma possiamo costruirci del bene attorno.»

Dietro quel nome si cela la scrittrice Silvia Avallone e la frase viene dal suo ultimo romanzo Cuore nero (Rizzoli, 2024). Non si tratta una scelta casuale: lo stesso Insolia ha infatti dichiarato di avere trovato l’ispirazione per La vita giovane proprio in Cuore nero, oltre che nella Vita di chi resta di Matteo B. Bianchi (Mondadori, 2023).

Consigliato a…

Consigliamo La vita giovane (acquista) a chi si sente al tempo stesso lontano e vicino agli anni dell’adolescenza, a chi si chiede se le scelte fatte finora sono state giuste, a chi ha paura di avere perso per sempre i sogni che sognava. A chi ha già letto e amato i libri di Mattia Insolia, e che qui lo ritroverà alla sua opera più matura, o a chi si avvicina per la prima volta a questo giovane e talentuoso autore, che ha esordito sulla scia del movimento dei Cannibali e che ormai ha definitivamente trovato la propria voce.

Segui Magma Magazine anche su Facebook e Instagram!

Francesca Cerutti

Classe 1997, laureata in Lingue per l’impresa e specializzata in Traduzione professionale e Marketing Management. Caporedattrice di Magma Magazine, sempre alla ricerca di storie che meritino di essere raccontate. Dopo aver esordito nel 2020 con il romanzo «Noi quattro nel mondo» (bookabook), ha pubblicato nel 2023 la raccolta di racconti «Pretendi un amore che non pretende niente» (AUGH! Edizioni).

Valentina Nuscis

Ho 25 anni, sono nata in un piccolo paesino della provincia di Sondrio, Chiavenna, e sono psicologa specializzata in psicologia per il lavoro e le organizzazioni. Instancabile lettrice, entro così tanto in empatia con i personaggi da non sapere più dove finiscano loro e cominci io. Credo fermamente che solo leggendo si possano vivere mille vite diverse.

Lascia un commento

Your email address will not be published.