«Annette, un poema eroico» di Anne Weber

«Annette, un poema eroico» narra la storia di Annette Beaumanoir, un'eroina umana e moderna

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Annette, un poema eroico

Cosa significa essere eroi? Nella mitologia classica, l’eroe era colui che dimostrava grandi virtù come la forza e il coraggio per mettersi al servizio dell’umanità. In tempi recenti, però, l’eroe è diventato un essere umano pieno di dubbi e fragilità, spesso in balia di un destino più grande di lui che lo porta a compiere azioni in cui non si riconosce. L’eroe moderno è umano, e la sua lotta per un Bene superiore lo rende più vulnerabile ed esposto al Male.

Un’eroina moderna e umana è senza dubbio la francese Annette Beaumanoir, protagonista della Resistenza francese e dell’indipendenza algerina, a cui la scrittrice tedesca Anne Weber ha dedicato Annette, un poema eroico (Mondadori, 2021, traduzione di Agnese Grieco), un’opera molto originale che è valsa all’autrice il Deutscher Buchpreis 2020 e la finale all’edizione di quest’anno del Premio Strega Europeo.

La trama di «Annette, un poema eroico»

Un’opera originale, ma allo stesso tempo tradizionale. Anne Weber, infatti, riprende una forma tradizionale di racconto, ovvero il poema o romanzo in versi, forma usata raramente nella letteratura contemporanea (si pensi ad Autobiografia del Rosso di Anne Carson).

Annette, un poema eroico narra della francese Annette Beaumanoir, «nata in una strada senza uscita» a Le Guildo, in Bretagna. Fin da bambina nutre un profondo senso di giustizia e sacrificio per gli altri, che la porteranno a diciassette anni a prendere parte alla Resistenza francese, salvando alcuni ebrei dalle retate naziste.

Annette sarà protagonista anche dell’indipendenza algerina e del primo governo dell’Algeria indipendente con a capo Ben Bella, destituito da un colpo di Stato organizzato da Houari Boumédiène. Col passare del tempo, però, gli ideali per cui la donna combatte la metteranno sempre di fronte a dilemmi morali dovute alle azioni che compie per lottare per un mondo più equo e giusto, spesso non sempre votate al Bene.

«Annette, un poema eroico»: l’uso del poema eroico

Quella di Annette Beaumanoir è una storia vera, ma raccontata attraverso la forma del poema eroico. Nella presentazione che si è tenuta in videoconferenza il 15 ottobre scorso, a cui la redazione di Magma Magazine ha preso parte su invito della casa editrice, Weber ha dichiarato che non era sua intenzione scrivere un romanzo nel senso tradizionale del termine. Non voleva, dunque, rielaborare una vita reale mettendo in bocca a Beaumanoir parole che non ha mai pronunciato.

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Un’altra questione fondamentale è che Weber non è nemmeno biografa, e quindi non aveva in mente di riportare un semplice susseguirsi di eventi reali. Per questo motivo, quindi, l’autrice tedesca ha scelto di raccontare questa storia usando una forma letteraria antica di millenni: il poema eroico, l’epos, usato per raccontare le gesta di grandi eroi maschili, che lei invece ha voluto dedicare a un’eroina moderna, ma intesa nel senso antico del termine, ovvero coraggiosa, ma non infallibile.

L’aspetto biografico resta comunque presente: come scrive l’autrice alla fine del libro, Annette, un poema eroico «trae origine dai miei incontri con Anne Beaumanoir e dai suoi racconti, così come dalle memorie che ha raccolto in un volume unico dal titolo Le feu de la mémoire». Anne Weber è infatti consapevole che l’eroina di cui parla sia comunque una persona a lei estranea, che appartiene a un tempo che non ha vissuto, essendo l’autrice nata dopo la guerra, e dunque le fonti che sottendono al libro servono a mantenere questa distanza.

Annette: un mito umano e atemporale

Anche la forma del poema eroico, dunque, serve a Weber per creare distanza da ciò che racconta. L’autrice riesce a fare ciò anche attraverso una narrazione in terza persona, che le permette, attraverso riflessioni, domande dirette e commenti sui fatti narrati che spesso tirano in ballo riferimenti ad autori come Albert Camus e André Malraux, di distanziarsi da una storia che in fondo non le appartiene, ma anche di aggiungere il suo sguardo sugli eventi vissuti da Annette Beaumanoir.

Un altro aspetto interessante è la mitizzazione della donna francese, come già annunciato nell’incipit, che a differenza della tradizione non invoca la Musa della poesia, essendo la storia di Annette una storia vera:

Anne Beaumanoir è uno dei suoi nomi.
Lei esiste, sì, esiste anche in un luogo che
non sono queste pagine, ma è Dieulefit,
in italiano Dio-lo-fece, nel Sud della Francia.
Anne non crede in Dio, lui però in lei sì.
Nel caso Dio esista, a farla è stato lui.

Anne è molto vecchia e, al tempo stesso,
come racconto vuole, non è ancora nata.
È oggi, lei ha novantacinque anni, che
viene al mondo su questo foglio bianco –
in un vuoto imperscrutabile, dentro cui lancia
lunghi e rotondi sguardi da talpa, e che
a poco a poco si riempie di forme e di colori,
di padre madre cielo acqua terra.

Questi primi versi sono molto significativi di ciò che Weber vuole raccontare: una storia umana, di una donna vera, reale, ma mitica, poiché come gli eroi tragici dell’antica Grecia anche Annette Beaumanoir ha combattuto per i suoi ideali, ma soprattutto contro il destino e l’assoluto, ovvero Dio, che ha usato Annette per insinuarsi nel tempo.

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L’umanità della storia di Beaumanoir assume un senso se si leggono le parole della donna a proposito del nazismo in Germania nell’intervista a cura di Stefano Montefiori realizzata per «La Lettura»: «sarebbe potuto accadere altrove, anche in Francia. Ci siamo andati vicini, del resto, e non siamo al riparo neanche oggi». Quella che racconta Weber, dunque, è una vita atemporale le cui vicende sono ancora molto attuali. Dopotutto, come suggerisce la virgola nel titolo del libro – ma anche il titolo dell’articolo di Montefiori –, Annette è il suo poema eroico: è la storia, il mito che parla al tempo di ieri ma anche a quello di oggi.

Annette, o della lotta per il Bene

Annette ha fin dall’inizio l’idea di creare un mondo più equo e giusto per tutti, ideali che le sono stati inculcati in famiglia, in particolare dalla madre e «la tendenza a indignarsi e schiumare di rabbia davanti all’ingiustizia». Un primo episodio di ingiustizia lo vive a scuola, quando la maestra tira le trecce per punizione soltanto all’alunna povera invece che alla figlia del sindaco del paese.

Crescendo, Annette si impegna per la Resistenza, ma anche per l’indipendenza algerina, animata da un’«urgenza di vivere o anche morire per gli altri». La certezza delle idee di Annette, però, inizia a vacillare, come dimostrano i seguenti versi che raccontano della sua incarcerazione in Algeria:

Si può veramente combattere, o morire, per delle idee?
E le idee per cui uno combatte restano delle idee?
Non finiscono forse invece per coagularsi in qualcosa
di concreto, istituzioni, esseri umani, un insieme
di leggi, carne e sangue? Che cosa è mai un’idea in sé,
se non aria? Uno spazio vuoto in cui non c’è nessun mondo?

Per Annette, le idee cominciano a mostrarsi come qualcosa di etereo, sfuggevole, che non sempre si concretizzano come immaginato. La Francia post-liberazione si comporta come nei confronti degli algerini come i nazisti hanno fatto con i partigiani e gli ebrei, ma anche gli algerini del governo costituito da Ben Bella si dimostrano intolleranti verso i nemici politici.

Annette: il prezzo della libertà

La resistenza, la liberazione e l’indipendenza sono ciò che per Annette porta a un mondo più equo e giusto. Questi ideali, però, hanno un prezzo: il sangue, il dolore e la sofferenza dei popoli. La protagonista sacrifica tutto quello che ha – la famiglia su tutto – per qualcosa che, nonostante i nobili intenti, ha bisogno della violenza per realizzarsi:

Annette, perché stai dalla loro parte, perché metti in gioco
la tua vita per questa gente? Non per questa gente, dirai tu,
ma per tutti, per l’umanità, per il principio dell’uguaglianza
e per quello della giustizia, per raggiungere un fine.
Annette! Il fine è solo una grande e bella chimera e non
santifica i mezzi. Ma tu cosa ne sai! Questa è la guerra,
la rivoluzione, un mostro, una macchina gigantesca,
che non si può fermare, una trebbiatrice che pesa forse
venti tonnellate, chi non fa in tempo a saltare da parte…

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Annette arriva addirittura a lottare contro «il suo paese, il suo governo, per così dire lei stessa». La donna non è altro che una pedina che sacrifica se stessa per far sì che il destino segua il suo corso. È in questo senso che la vita di Annette è tragica come quella di Ulisse. Entrambi sono Nessuno, sono oggetti mossi dalla provvidenza che corrono in avanti senza mai fermarsi, che raggiungono sì la libertà, ma pagandone caro il prezzo:

[…] In un abisso simile si potrebbe facilmente cadere,
ma Annette no, lei non ci cade, lei continua ostinata
a correre avanti, come se sotto i suoi piedi non ci fosse
il vuoto, a sostenerla è il vortice creato dalle sue gambe,
come nei disegni a fumetti di una volta.

Nonostante il destino sia più grande di lei, Annette è comunque un’eroina che nella sua tragicità vince, poiché arriva alla consapevolezza più grande: «Non si può avere tutto. Dopo, è così che si dice. Non avere niente invece è possibile». Gli ideali vanno e vengono, il tempo passa, la Storia si ripete, ma il coraggio della scelta e del sacrificio di Annette è ciò che sopravvive.

Annette, un poema eroico e moderno

Se il mondo ha ancora bisogno di eroi, Anne Weber in Annette, un poema eroico risponde di sì. C’è bisogno di eroi come Annette Beaumanoir: umani, tragici, che combattono per degli ideali che si servono degli eroi per poi illuderli, ma che combattono comunque per la libertà, perché essa è coraggio e sacrificio nonostante tutto. Weber ci consegna, dunque, un poema eroico e moderno, commovente e suggestivo che scaturisce riflessioni fondamentali sul senso delle nostre azioni e delle nostre idee.

Camus era uomo pacifico, Annette no.
E tuttavia è lei, Annette, a chiarire,
con la sua esistenza, qualcosa che è stato lui a scrivere.
Basta che nel passaggio che segue sostituiamo
mentalmente al nome di Sisifo il suo.


Nel momento fuggevole, così scrive Camus, in cui
un uomo si volge all’indietro e guarda la sua vita, egli
è Sisifo che torna al suo macigno e contempla la serie
di azioni prive di legame che è lo sguardo della sua memoria
a tenere insieme e che presto sarà suggellata dalla morte.
La lotta, la continua fatica e lo sforzo per raggiungere
la cima bastano a riempire un cuore di uomo.
Dobbiamo quindi immaginarci Sisifo felice.

Bibliografia

Stefano Montefiori, Annette & Anne. Io sono il mio poema, La Lettura-Corriere della Sera, 11 luglio 2021

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Alberto Paolo Palumbo

Laurea magistrale in Lingue e Letterature Europee ed Extraeuropee presso l’Università degli Studi di Milano con tesi in letteratura tedesca e allievo dell'edizione 2021 del Master "Il lavoro editoriale" della Scuola del Libro. Crede fortemente nel fatto che la letteratura debba non solo costruire ponti per raggiungere e unire le persone, permettendo di acquisire nuovi sguardi sulla realtà, ma anche aiutare ad avere consapevolezza della propria persona e della realtà che la circonda.

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