Un invito nella soglia per addomesticare i propri desideri

«Diario dal Mondo Osso» di Diletta Crudeli

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Diario dal mondo osso

Come dimostra la pubblicazione di qualche anno fa per Bompiani dell’antologia L’anno del fuoco segreto. Il novo sconcertante italico, l’editoria italiana sta piano piano cominciando a scoprire il weird come nuova possibilità di raccontare il quotidiano. A questo proposito ci sono editori che stanno facendo del weird uno dei propri tratti distintivi. È il caso di D Editore, casa editrice nota per pubblicazioni anticonformiste e controcorrente, che in collaborazione con Claudio Kulesko ha recentemente inaugurato Intermundia, collana di narrativa weird dove ogni pubblicazione «è una sfida, una caduta negli abissi insondabili della mente».

Fra le prime uscite di Intermundia figura Diario dal Mondo Osso, un romanzo di formazione weird – e dopo si spiegherà cosa significa – scritto da Diletta Crudeli, autrice e editor di Moscabianca Edizioni e fra le poche in Italia a ricercare attraverso la sua attività le varie possibilità del fantastico per raccontarci il mondo presente.

La trama di «Diario dal Mondo Osso»

Diario dal Mondo Osso si apre in una città di provincia senza nome, in piena estate, e con i quattro protagonisti alle prese con la tipica da noia da fine della scuola: Otto, Marie, Clara e Valentino. I quattro trovano qualcosa da fare nel momento in cui si mettono alla ricerca del gatto dal pelo rosso di Elisabetta, che loro chiamano «Elisapezza», ex insegnante della loro scuola ora diventata gattara.

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Durante una delle loro ricerche, trovano nello spiazzo vicino ai cantieri e alla pineta un osso. I quattro pensano inizialmente che sia qualcosa rinvenuto dagli operai durante i lavori ai cantieri se non addirittura un osso appartenente al gatto di Elisabetta, finché non accade all’osso qualcosa di strano:

Quella cosa, riflette infine, è fatta di sale e vuole sciogliersi in mare. Sale, mare, sangue, ossa. Spaventato, nella retina piantata l’immagine di una creatura dalle lunghe zanne che si sfila quell’osso dal braccio, Otto lo getta a terra. E la terra si apre. Anzi, pensa Valentino, la terra, diventata una botola. Diventa una porta. Il terreno della pineta è un tetto, pensa Clara sconvolta, e quello che vede è un lucernario. C’è un ultimo lucore atomico, un lampo al neon che rimbomba nel caos animale e poi il silenzio.

L’osso, dunque, non è altro che un invito a entrare in un mondo per i ragazzi totalmente nuovo, che li metterà a confronto con creature ibride fra l’umano e l’animale, creature immaginarie o forse no che permetteranno loro di ascoltare i propri desideri, conoscersi veramente e dunque crescere e diventare definitivamente grandi.

«Diario dal Mondo Osso», fra il Sottosopra di Stranger Things e Stand by Me

Leggendo Diario dal Mondo Osso, sembrano evidenti – con le dovute distinzioni – le fonti di ispirazioni nella realizzazione di questo romanzo: la serie tv Stranger Things e il film di Rob Reiner Stand by Me, quest’ultimo tratto da il racconto Il corpo di Stephen King. Il romanzo di Crudeli sembra essere una sintesi perfetta dei due: il weird della serie Netflix – da notare come il Mondo Osso sia chiamato anche “sottotetto”, che vagamente ricorda il “sottosopra” – unito all’elemento di formazione del film di Reiner.

Se, però, l’elemento weird di Stranger Things si fa più minaccioso, qui in Diario dal Mondo Osso, invece, il perturbante diventa qualcosa che verrà accolto in maniera graduale dai protagonisti, qualcosa che si porteranno nel mondo reale – qui definito Mondo di Carne – e che spingerà i personaggi stessi a una metamorfosi che non è altro che il raggiungimento di una sintesi fra le aspettative del mondo reale e la possibilità della realizzazione dei desideri più reconditi.

Non è un caso che questo Mondo Osso si trovi all’interno di una pineta. Se consideriamo, per esempio, il mito di Piramo e Tisbe o Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, il bosco rappresenta il luogo per eccellenza dove si realizzano le pulsioni più sfrenate generate dal nostro inconscio e che i nostri protagonisti – quattro guarda caso come quelli di Stand by Me e della commedia shakespeariana – impareranno a controllare.

Alla scoperta del Mondo Osso

Nel momento in cui i quattro protagonisti cadono dentro la botola di terra, ad accoglierli c’è una volpe-ragazzo, una “personavera”, ovvero una creatura che riesce a mantenere le sembianze umane e allo stesso tempo a controllare i suoi istinti animali, vale a dire i suoi desideri, riuscendo a realizzare una sintesi fra il suo vero io e le aspettative del mondo di fuori. Questo personaggio molto particolare è colui che spiegherà ai quattro la conformazione del Mondo Osso:

“Questo è un Livello, il Secondo Livello. Il Primo Livello è muscolare. Il Secondo Livello è intercostale” recita la volpe. Poi ride di nuovo e questa volta Otto prova paura. “Poveri umani fatti di carne e leggeri come le piume. Siete finiti nel Mondo Osso e neanche lo sapete. Siete finiti nel Mondo Osso e neanche sapete cosa desiderare, come tutti gli umani che finiscono qua sotto e perdono la strada. Prima che venga buio nel vostro mondo scommetto che vi mangerete la testa a vicenda, vi aprirete lo stomaco a suon di morsi”.

Il Mondo Osso è formato in realtà da tanti altri livelli, fra questi il Terzo Livello, che è «midollo leggero» e il Quarto Livello, ovvero «la retina», l’Undicesimo Livello, «il cuore», e l’ultimo, il Ventunesimo Livello, «la tossina». Questi livelli, definiti con termini legati al corpo umano, ci fanno capire quanto questa formazione weird passi soprattutto attraverso il corpo, che verso la fine diventa una “tossina” di cui liberarsi per avere contatto diretto con le proprie pulsioni represse.

Bussola di questo viaggio nella soglia, che è anche viaggio nel proprio corpo, è, appunto, l’osso, «un suggerimento costante che ricorda la fame che si ha addosso». La fame a cui Crudeli fa riferimento è quella di Marie, che si rivelerà essere la figura femminile che più crescerà nel corso del romanzo, che compirà il vero processo di trasformazione in personavera facendo proprie le sofferenze legate alla crescita.

Una metamorfosi che passa per il desiderio

Come già ribadito più volte, la crescita dei quattro protagonisti nel Mondo Osso passa attraverso il desiderio e la sua sintesi con le aspettative del Mondo di Carne. Arrivati subito nel reame del sottotetto, i desideri dei protagonisti risultano «misurati, usciti dal corpo» circondandoli come «un’immensa ragnatela». L’ingresso nel Mondo Osso diventa per loro occasione di «eliminare, smussare, sgrassare e alleggerirsi». In questo modo imparano, così, a conoscere i propri desideri, che al contempo incutono in loro paura e tristezza:

Il Mondo Osso gli dice che scendere è come salire, che i desideri vanno addomesticati, che la carne è una bugia e che solo i desideri garantiscono una forma perfetta. Ma lui si sente vacuo, il suo corpo è un alveare, i suoi desideri sono sconnessi. Ha solo paura e tristezza.

I desideri fanno paura e mettono tristezza ai ragazzi in quanto hanno sempre vissuto nell’inganno del corpo, «carne che mente», che ha fatto credere ai protagonisti che i veri desideri sono, per esempio, finire la scuola, passare una buona estate, desideri che in realtà non sono altro che proiezioni di illusioni creata da una società che impone agli altri le sue convenzioni e i suoi desideri.

A questo punto della storia, i protagonisti devono rispondere alla seguente domanda: «essere pronti a desiderare o sparire risucchiati nello scenario?». Alcuni di loro forse scompariranno nel Mondo Osso; altri, invece, impareranno che la realtà dei loro desideri può essere governata e trasportata nel Mondo di Carne in quanto proiezione dei propri sogni che nessuno può addomesticare e riuscire, così, a vivere scissi e frammentati fra le convenzioni sociali e le pulsioni più recondite.

Attraverso il sottotetto

Diario dal Mondo Osso (acquista) riscrive le convenzioni del Bildungsroman attraverso una storia di crescita che si realizza nel reame dell’inconscio e della soglia. Clara, Marie, Otto e Valentino imparano a conoscere l’esistenza di un mondo altro che nessuno può distruggere, dove possono essere se stessi liberi da ogni costrizione sociale. Questo mondo altro non è che il proprio corpo e il proprio inconscio, dove è possibile ascoltare le proprie pulsioni più recondite senza paura di abbandonarsi all’irrazionalità.

Sempresogna le sorride adesso. È un sorriso sincero. Marie pensa che alla fine, in quel posto spaventoso, c’è qualcuno che la capisce. Qualcuno che capisce che il mondo non potrà mai essere tutto d’un pezzo perché è troppo faticoso tenerlo insieme. Qualcuno che capisce che si può avere fame e si può averla per sempre. Allora tanto vale farsi aiutare a tenere insieme i pezzi, tanto vale provare a saziarsi.

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Alberto Paolo Palumbo

Insegnante di lingua inglese nella scuola elementare e media. A volte pure articolista: scuola permettendo.

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