Se da un lato il mercato editoriale italiano è ricco di libri ambientati durante il periodo fascista e la Resistenza, raccontando storie di gente comune che ha contribuito a fare la Storia sia in senso positivo che negativo, dall’altro, però, in pochi trattano quello che il fascismo ci ha lasciato in eredità e i dissidi che quest’ultima crea in una comunità.
Il passato fascista è ancora ingombrante, più che un passato remoto è un passato prossimo che ha ancora ripercussioni sul presente e che difficilmente andrà via se non affrontandolo di petto e riconoscendo che è ancora presente fra noi. Ha provato a scrivere qualcosa sull’eredità fascista Fabio Ferrari, al suo esordio con Sottoterra, ultima uscita della collana B8ttoni di 8tto Edizioni.
La trama di «Sottoterra»
Ambientato nel paese immaginario di Lorino, in Emilia Romagna, Sottoterra ha per protagonista Remo Tramagli, un uomo che dopo la morte della moglie Claudia si reca nel paese con addosso «vestiti coperti di polvere» e portandosi dietro «un trolley mezzo sfondato, dalla cui maniglia un calzino, un tempo bianco, pendeva a mo’ di bandiera sgonfia» in cerca di un nuovo senso per una vita ormai alla deriva. Lorino è un paese che non è tanto abituato agli estranei, se non quando fanno da lavoratori stagionali, e i cui abitanti guardano a tutti i nuovi arrivati con diffidenza.
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All’interno di questa comunità silenziosa e diffidente, però, Remo capisce che c’è qualcosa che non va. Il mistero si infittisce ancora di più quando viene a conoscenza della Collina della Memoria, una collina creata per ricordare la guerra, ma che in realtà, sotto quegli ulivi piantati come simbolo di pace, nasconde un mondo altro fatto di segreti tenuti a lungo nascosti, ma che creano ancora ferite profonde nella comunità.
Il giallo come indagine sull’eredità fascista
Al suo esordio nella narrativa, Fabio Ferrari ha scritto con Sottoterra qualcosa di originale e nuovo nel panorama editoriale italiano. L’autore, infatti, non ci consegna la solita storia ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale dove i protagonisti sono solitamente coinvolti nella lotta al fascismo, ma scrive una storia di confronti difficili e laceranti con quello che il fascismo ci ha lasciato, e lo fa usando la narrativa di genere, principalmente elementi legati al thriller e al romanzo giallo.
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Il motivo per cui Ferrari ricorre a questo tipo di narrazione è perché a livello più metaforico il romanzo giallo e thriller rispecchia bene la natura del confronto con l’eredità fascista, che è dolorosa, difficile da tenere nascosta, fatta di memorie costruite ad hoc per difendersi da scomode verità, e come in tutti i romanzi thriller qualcosa di oscuro emerge mettendo in moto dei meccanismi che fanno evolvere in maniera conflittuale il contesto in cui si svolge l’azione raccontata.
La conformazione del territorio di Lorino
Detto questo, Sottoterra offre degli spunti interessanti di riflessione ed è capace di comunicare i conflitti soprattutto attraverso la descrizione del contesto in cui la storia si svolge. Come preannunciato, la storia si svolge in un paese immaginario dell’Emilia Romagna, Lorino, che fin dall’inizio Ferrari ci descrive come un paese stratificato dove epoche diverse si frappongono fra loro:
Lorino somigliava, nella struttura, a un borgo di inizi o metà del Novecento, eppure tutti gli edifici apparivano di recente costruzione. Persino il lastricato, a ben guardare, dimostrava la stessa età; come si determinasse l’età di un lastricato non avrebbe saputo dirlo, ma rimandava una netta impressione di ordine e di geometrie ancora fresche.
Lorino è un posto che ha subito un grande processo di bonifica dopo la guerra. Tuttavia, come dirà uno dei suoi abitanti, «la terra qui incattivisce la gente»: il paesaggio si fa sempre più senza tempo, disorientante, con i palazzi che sembrano crollare nell’acqua e «l’architettura dissonante e viva che respirava solitaria». Oltre a questo, Remo respira ancora l’aria del fascismo nel momento in cui si imbatte nelle nutrie, animali importate dai fascisti per produrre pellicce nel segno dell’autarchia, progetto che poi fallirà negli anni Ottanta.
Oltre a questo, Remo si accorge, soprattutto grazie all’amicizia che stringe con dei bambini del luogo e persino con un labrador, che Lorino è un paese fatto anche di bugie create con l’intento di appianare le divergenze all’interno della comunità, ma che non fanno altro che alimentarne invece le ostilità. Simbolo di queste bugie è la Collina della Memoria, fatta con la terra scavata dal canale, che in realtà seppellisce un passato pronto a emergere da un momento all’altro.
Una palude di speranze vane e rancori
Difficile non dare troppe anticipazioni con un romanzo del genere, ma quello che accade in Sottoterra è simile a quanto accade in È atroce la luce di Stefano Galardini, e non è un caso che siano pubblicati presso lo stesso editore. Sebbene i temi dei due libri siano diversi, comunque è la scoperta di qualcosa di oscuro che emerge dalla terra che muove le vicende dei due libri, e nel caso di Sottoterra fa emergere rancori e dissidi che avvelenano un’intera comunità:
Le persone a Lorino erano consumate da una palude mai davvero sconfitta, una terra ancora cattiva e selvaggia, come diceva Teresa. La palude, ogni tanto, esigeva il suo tributo di vite, ne strappava qualcuna e i superstiti, inermi, perdevano un po’ di umanità e di benevolenza, si aggrappavano al passato, coltivavano speranze vane e rancori. Lorino non era avvelenato da una colpa, ma dall’incertezza del futuro; consumati da rabbia e paura, rassegnati, i suoi abitanti attendevano una spada di Damocle che vedevano come una punizione divina per i propri peccati.
Interrogando la cronaca locale e le storie di paesani che si aprono a poco a poco con Remo, il protagonista scopre che molto probabilmente c’è qualcosa dietro alle opere di bonifica del territorio, riguardante in particolar modo una camionetta portavalori delle SS, molto probabilmente presa d’assalto dai partigiani. Remo collega i puntini e scopre che questo assalto deve essere legato a una disputa famigliare che ha portato sconquasso nella comunità di Lorino:
Da quando la palude era stata bonificata e il borgo edificato su di essa, gli abitanti avevano iniziato a scavare attorno e sotto al paese. Gli ex fascisti, gli ex partigiani e i loro figli, litigandosi i diritti sull’eventuale tesoro e addossandosi la responsabilità della sua perdita, avevano continuato a tenere vivi il sospetto e il rancore per i torti passati; tra rivalità e odi, in una silenziosa caccia all’oro che metteva gli uni contro gli altri, pian piano intorno all’ossessione di quella promessa di ricchezza che si era costruita e impolverata la vita di Lorino.
Quella della camionetta sarà una storia vera o una leggenda? Questo forse lo si scoprirà meglio leggendo il libro, ma sta di fatto che questa vicenda è significativa, poiché racconta quanto sia ancora ingombrante il passato fascista, che aleggia pesante sopra le teste degli abitanti di Lorino, incapaci di una vera propria pace e destinati per sempre a odiarsi a vicenda. Nemmeno un estraneo come Remo forse riuscirà a risolvere questi dissidi: certe ferite profonde, dopotutto, sono destinate a non cicatrizzarsi mai.
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Parlare di un romanzo come Sottoterra (acquista) non è facile, in quanto si rischia facilmente di rovinarne il piacere della lettura e di troncare sul nascere il dibattito che questo romanzo e le vicende che narra riescono comunque a suscitare. Quello che si può sicuramente dire è che Fabio Ferrari riesce a tenere alta l’attenzione senza banalizzare troppo il tema del fascismo e riuscendo bene a tematizzare i meccanismi della memoria che, volenti o nolenti, creano conflitti senza un reale fondamento che plasmano per anni la vita di una comunità. Come Lorino, i rancori dei suoi abitanti sono il frutto di ricordi, verità e bugie stratificate che si sovrappongono e che, incapaci di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, continuano ad avvelenare la vita di comunità precludendole qualsiasi possibilità di futuro.
Lorino era ancora lì, un mucchio di case che si avvicinava oltre il parabrezza, uguale al ritorno come all’andata, eppure orfano di un dio della pianura e di un dio della palude che, in fin dei conti, mai aveva abitato le sue terre. Quando cadono gli dei cambia tutto e non cambia nulla: restano gli uomini, né migliori né peggiori di prima, solo più nudi.
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